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Full text of "Notizie storiche dei palazzi e ville appartenenti alla r. corona di Toscana"

LIBRI NUOVI 

CHE SI VENDONO PRESSO A. F. STELLA. 



Stoma della Toscana sino al Princi- 
pato, con diversi Saggi sulle scienze 7 let- 
tere ed arti y di Lorenzo Pignoni istorio- 
grafo regio, Pisa , co' caratteri del Didot > 
impressa in carta velina in 8.° grande. 
Tomi q. Prezzo tir. 5o. 

La stessa 7 Pisa , come sopra , elegante edi- 
zione in i8. wo Tomi io. Prezzo lir. 20. 

L'Italia è -ricca di Opere isteriche Chi non sente 
tuttodì raro meritare i Guicciardini \ i Davila , i Ben- 
tivoglio , ec. ec. ? Ma i suoi grondi Istorici, per 1* 
maggior parte, raccontano l'istorie de* -l ero tempi, e 
ciò di cui furono spettatori. L'Istoria generale, 
quella che desta maggior interesse per la moltitu- 
dine ài rilevanti fatti che racchiude » venne assai 
ni e 11 largamente trattata fra noi. Non v'ha un'Isto- 
ria Greca , un'Istoria Romana, scritte italianamente! 
Non un' Istoiia deli' Italia pur anco! Al rovescio di 
noi gli stranieri autori hanno applicato con assai 
più cura all'Istoria generale; intantochè nella par- 
ticolare essi gran fatto a noi cedono» Volle il Pi- 
gnotti in ciò pure emularli e compose la Storia dell». 
Toscana sino ai Principato » cioè da' primitivi tempi 
sino all'elezione di Cosimo I. La manierai o per 
meglio dire la filosofica indole del Gibbon , è quella 
che il Pignotti ha preso a seguire. Egli non con- 
tentasi di narrar gli effetti, ma discoprir ne vuol le 
cagioni. La rapidità del suo stile, la vivezza delle 
sue pitture corrispondono aUa penetrabilità , alla 
chiarezza , alla fecondità del suo ingegno. 



NOTIZIE STORICHE 

DEI 

PALAZZI E VILLE 

APPARTENENTI ALLA R. CORONA 

DI TOSCANA 



PISA 

PRESSO NICCOLÒ CAPURRQ 
MDCCCXV. 



^nf^nt'AUTORE 

A CHI LEGGE 



r ^ Allorché per ordine superiore , assai 
«^ più che di propria scelta, io mi accinsi 
al presente istorico lavoro su i RR. Pa- 
lazzi di Toscana , non mi parve poter 
esso divenir suscettibile di tanta esten- 
sione , quanta ne andò poi di mano in 
mano acquistando; e molto meno io 
m immaginava che aspirare ei potesse 
giammai ali ' onor della stampa. Laon- 
de io mi era dato poco o niun carico 
di corredarlo all'opportunità colle cita- 
zioni di quei documenti , ai quali s 9 ap- 
poggia . Poiché dunque il buono o catti- 
vo fato di esso il conduce ora a sottopor- 
si al severo giudizio del pubblico , da cui 
non può a buon dritto pretendersi una 
cieca credenza alla semplice asserzion 
dell Autore > ragion vuole che al pub- 
blico stesso sia fatta palese la sorgente , 
d'onde principalmente sono stati attin- 
ti i fatti da me riferiti nel decorso del- 
le presenti Notizie Istoriche. 

È questa la Cronaca MS. di France- 

ÌQ 



IV 

sco Settimanni esistente nel R. archi- 
vio delle Riformagioni in Firenze 9 in- 
dicatami opportunamente dalla som- 
ma gentilezza dal Sig, Cav. Luigi Lu- 
strini, Direttore mentissimo di quell'Ar- 
chivio . 

Racchiude questa Cronaca in venti- 
due grossi volumi tutta quanta la Sto- 
ria Medicea, dalla morte di Alessandro 
primo Duca di Toscana, fino a quella 
de W ultimo Granduca Gio. Gastone. È 
compilata in forma di diario ; talché 
nel detto intervallo , che comprende il 
tratto di 199 anni, trovasi ivi notato 
sotto ciascun giorno della settimana ? 
non che del mese , tutto V accaduto, co- 
sì in Firenze , come nel resto della To- 
scana, e qualche volta gli avvenimenti 
eziandio degli altri paesi, segnati sotto 
il dì che ne giunse in Firenze la nuova. 
Vero è che una Cronaca così minuta , 
ove sì scrupolosamente trovasi osserva- 
to il nulla dies sine linea, dee per ne- 
cessità racchiudere , come le racchiude 
di fatto, non poche frivolezze ; ma è 
vero altresì che generalmente parlando 
abbonda di cose essenzialissime e di 
sommo interesse . Semplice e piana ne 
è d'ordinario la narrazione; talvolta 
pure , ove l'uopo il richiede , alquanto 



più sfoggiata, sempre proprissima e non 
senza eleganza. Lo stile apparisce tut- 
to (T una medesima mano , verisimile 
mente diquel Francesco $ettimanni,a/ 
quale viene attribuita la Cronaca; ma 
egli è evidente che la sostanza de' fatti 
è stata, giornalmente registrata in for- 
ma di ricordi di generazione in gene- 
razione da diversi individui di quella 
nohlissima fiorentina famiglia , Sembra 
anzi che i primi di essi tuttavia troppo 
imbevuti per avventura delle massime 
di libertà e d' indipendenza , abbiano 
tinta alquanto la lor penna di fiele re- 
pubblicano , allorché ragionano dei 
primordj della Medicea monarchia. 
Non havvi tuttavolta motivo alcun ra- 
gionevole onde porre in dubbio la vera- 
cità sostanziale di questa preziósa com- 
pilazione storica, non tanto perchè vi 
son riferiti, con la più ingenua aridità 
fatti de quali ha potuto il cronista es- 
ser testimone oculare, o che può aver 
sentito raccontare da chi gli avea ve- 
duti o sentiti; ma altresì perchè la più 
gran parte de" fatti medesimi veggonsi 
riportati presso a poco negli stessi ter- 
mini nelle più accreditate storie di quel- 
l'età . 

Per poco che altri abbia agio di 



VI 

scorrere la Cronaca del Settimanni,"^ 
accorgerà facilmente essere stata essa 
la feconda miniera , da cui ha tratto 
nella massima parte il Galluzzi la sua 
Storia del Granducato di Toscana, Sto- 
ria, della quale confessar debbo d'es- 
sermi a vicenda giovato ancor' io , e- 
giialmente che di alcuna altra , ogni 
qual volta in specie mi è mancata la 
principale mia guida . 

Dopo aver così indicato in genere i 
fonti d'onde è attinta la presente Storia 
de RR. Palazzi di Toscana , non mi 
resta che aggiunger un cenno sul meto- 
do da me in essa tenuto . Dovendo io 
parlare degli avvenimenti accaduti in 
ciascheduno dei Palazzi medesimi, av- 
venimenti staccati affatto l'uno dall'al- 
tra, ed accaduti in epoche, tra lor sepa- 
rate talvolta da un lungo intervallo di 
anni, non mi è punto sfuggito il rischio 
grandissimo che per me si correa di da- 
re al mio lavoro la sembianza d' una 
gazzetta, ove i diversi articoli isolata- 
mente inseriti non hanno relazione ve- 
runa tra essi, lo che avvenendo , inge- 
nerato avrebbe a lungo andar nei Let- 
tori un intollerabil fastidio . Laonde si 
è fatto da me ogni sforzo per collegare 
ut meglio possibile un fatto coli' altro, e 



VII 

dar così alla presente Opera la forma 
d' una seguitata istorica narrazióne ; 
nel che se io sia bene o mal riuscito 
giudicar saprà il savio e discreto Letto- 
re. In una cosa particolarmente credo 
che avrò bisogno di qualche indulgen- 
za da lui; ed è nell'incontro per avven- 
tura troppo frequente delle stesse frasi , 
allorché, in specialità è occorsa la de- 
scrizione del ricevimento di qualche il- 
lustre personaggio in alcuno de' fili. 
Palazzi , e delle feste e spettacoli che 
sono venuti in seguito . Né peraltro di- 
spero di trovar grazia anche su questo 
articolo , ove si rifletta che difficilissi- 
mo e quasi affatto impossibile riesca il 
fuggir la monotonia della locuzione , 
quando si tratta di dover pia e più vol- 
te raccontar a un dipresso le cose me- 
de s une . 

Debbo finalmente qui avvertire che 
le presenti Notizie istoriche si raggirano 
soltanto intorno ai RR. Palazzi de' Pit- 
ti , di Pisa , del Poggio a Caja.no , del 
Poggio Imperiale, di Cafaggiolo , di 
Pratolino, della Petraja, di Castello, 
ed infine intorno ad alcun poche par- 
ticolarità riguardanti la Villa di Carreg- 
gi , benché non più attenente alla R. 
Corona ; imperciocché questi palazzi 



VIJI 

soltanto han somministrato, qual più 
qua! meno materia , onde fissare in 
qualche guisa V attenzione del pubblico, 
avendo preventivamente fissata quella 
dell'autore . Nulla infatti, o ben poco 
d' importante raccogliesi dalle antiche 
memorie che possa referirsi ai RR. Pa- 
lazzi di Siena, di Livorno , e dell' Am- 
brogiana , de' quali altri per avventura 
si maraviglierà che non venga fatta 
parola in questo Libro . Sopra di che 
per quiete de' più curiosi , io posso as- 
sicurarli , conforme troveran pur ri- 
petuto in fine dell'Opera, che tutto 
quello 9 che dir si poteva su i tre mento- 
vati Palazzi, limitato sarebbesi a nota- 
re qualche passeggera ed inconseguente 
apparizione ivi fatta da qualche illu- 
stre personaggio, che comparisce più lu- 
miìiosamente in alcuno degli altri dei 
quali è fatta una speciale menzione . 



NOTIZIE STORICHE 



RIGUARDANTI 



IL R, PALAZZO DE' PITTI 



Il Palazzo de' Pitti e per la nobile magnifi- 
cenza di sua struttura , e per aver servito di 
ordinario soggiorno ai Sovrani della Tosca- 
na , tiene meritamente un luogo ben distin- 
to nei fasti delle belle arti, e negli annali 
della politica. Un semplice cittadino di Fi- 
renze, Luca Pitti, ardì concepir l'idea, ed 
intraprender l'esecuzione di un edifizio, di 
cui afferma il Vasari non essersi mai veduto 
di opera toscana né il piti vasto, né il più 
magnifico. Non è tacile l'assegnar con pre- 
cisione l'epoca del suo incominciamento. 
Coloro che il fissano al i46o, tra i quali l'e- 
rudito Autore dell' Osservatore fiorentino , 
sono stati indotti per avventura in errore 
dall'autorità del Macchiavelìo , il quale rife- 
risce che Luca Pitti, nemico allora della Ca- 
sa Medici , ed inalzato da' suoi concittadini 
ai più eminenti gradi della Repubblica l'an- 
no i/j.53, pervenne a tanta ricchezza e splen- 



2 PALAZZO 

dorè , che non si sgomentò d'incominciar 
liei tempo stesso due superbi e regj Palaz- 
zi, uno in Firenze, l'altro a Radano, luo- 
go poco distante da detta città. Certo è pe- 
rò che questi due Palazzi furono disegnati 
ed in parte anche eseguiti dal celebre ar- 
chitetto Brunelleschi , che mori V anno 
1446» Sembra pertanto che la fondazione 
del Palazzo de' Pitti possa con più fonda- 
mento collocarsi intorno al i44°ì vale a di- 
re 20 anni prima dell' epoca sopra enun- 
ciata (1). 

Questo Palazzo, che ha perpetuata 
nei secoli posteriori la celebrità della 
famiglia dei Pitti, divenne ben presto il se- 
polcro della fortuna e della grandezza di 
lei. L'istesso Luca, il quale, come capo 
della fazione che tendeva a disfarsi e della 
autorità e della persona di Piero de'Medici, 
avea goduto al più alto segno la stima e l'a- 
more dei suoi concittadini, cadde nel più 
grande avvilimento lostochè, abbandonando 
il suo partito, venne a rinconciliarsi coi Me- 
dici. Il basso popolo, che avea prima fatto 
a gara nel prestar mano alla fabbrica del suo 
palazzo, ricusò più oltre di affaticarvisi; e 
molti opulenti cittadini, che aveano senza 
risparmio somministrato e materiali e de- 
nari per la fabbrica istessa, ne richiesero 

(1) Rose, vii. di Lor. il Magnif. cap. 2. 



!44o D ^ pitti 5 

tosto la restituzione con la più. animosa in-» 
sistenza (2). 

Sembra che niente più favorevole si mo- 
strasse la sorte ai successori di Luca , avve- 
gnaché il suo pronipote Giovanni Pitti si 
trovò costretto ad alienar quel palazzo , il 
quale da Cosimo I. in nome della Duchessa 
D. Eleonora di Toledo sua moglie fu com- 
prato con tutte le sue appartenenze il dì 3 
febbraio i549 a ' P rezzo di novemila fiorini 
d' oro . 

Da tal' epoca può dirsi che questo e- 

l5 ^ 9 difizio incominciasse a prender come 

una nuova esistenza , ed a risentirsi in ogni 

sua parte della grandezza e della prosperità 

de' nuovi padroni . 

Cosimo I. compressi ormai totalmente gli 
ultimi moti convulsivi della fiorentina Re- 
pubblica , pacifico possessor dello Stato, e- 
rede del genio elevato e magnifico de 1 suoi 
antenati , e per avventura più fornito di 
mezzi onde eseguir le sue idee , non si tosto 
ebbe fatto l'acquisto del palazzo de' Pitti, 
che si applicò con trasporto ad aumentar- 
ne gli ornamenti ed i comodi, come quello 
che già avea destinato di formarne la sua 
residenza. A tale oggetto nel mese di mag- 
gio del successivo anno i55o sotto la 

>0 direzione del celebre architetto Nicco- 
lò Braccini, sopranominato il Tribolo , fu- 

(2) Rose. ibid> 



4 PALAZZO !55 

reno incominciati i lavori nel contiguo 
giardino di Boboli (3), spianandovi alcune 
prominenze di terreno, e scavando fosse per 
piantarvi abeti, cipressi, lecci ed altri albe- 
ri ombriferi che formano anche al dì d'oggi 
una delle principali delizie di questo super- 
bo giardino . 

Nel tempo che tutte le arti pacifiche chia- 
mate ventano dal Duca Cosimo ad abbellire 
ed ampliare il suo nuovo soggiorno, prepa- 
ra vasi la fortuna a coronar de' più insigni 
trofei i suoi guerrieri in traprendi menti. La 
repubblica di Siena, dopo lunghi sforzi per 
sostener la propria indipendenza, dovè cede- 
re infine, e riconoscere per padrone quel- 
l'istesso , contro di cui avea lottato invano 
la libertà fiorentina. In tale occasione ap- 
punto fa la sua prima comparsa nel gran 
teatro della politica europea il palazzo dei 
Pitti, avvegnaché in questo palazzo furono 
. dal Duca Cosimo ricevuti i Deputati sanesi, 
ai quali dettò gli articoli della capitolazione 
della loro città . Ciò fu il i aprile 1 555. 
L'accettazione di tali articoli e l'estin- 
zione di quella Repubblica sono in data dei 
18 del mese medesimo. La conquista di 
Siena, ambita avidamente da Cosimo, co- 
me quella , che oltre a procurarli un nota- 



(3) Non sì conosce la derivazione di questo nome . Chi 
lo vuole un'antico vocabolo etrusco, chi latino : bubu- 
lus ), chi un nome di famiglia j tutte infelicissime con- 
getture. 



> 



!555 DE * PITTI 5 

bile ingrandimento di stato , veniva altresì 
ad assicurarli vie maggiormente il dominio 
di Firenze con distruggere affatto nel cu>re 
de' suoi nemici ogni speranza di novità , fu 
da lui festeggiata con dimostrazioni di gioja 
proporzionate all'importanza dell' avveni- 
mento , ed alla grandezza degli sforzi e dei 
sacrifizi da lui fatti per pervenirvi . 

Non minor contento arrecarono per av- 
ventura all'animo di quel Principe gli spon- 
sali poco dopo stabiliti tra Lucrezia de* Me- 
dici figlia di lui, ed il Principe Alfonso d'E- 
ste primogenito del Duca di Ferrara , e che 
sembravano dover porre un termine alle ga- 
re suscitatesi recentemente tra queste due 
famiglie per motivo di precedenza, lo che 
però non accadde (4). 

Il matrimonio dei due sposi fu in seguito 

effettuato solennemente nella cappella del 

palazzo de' Pitti il 5 luglio 1 558. Fuv- 

! 558 r - ì -ili 

vi la sera gran convito nella sala mag- 
giore , ove trovaronsi 1 io gentildonne fio- 
rentine delle più nobili e belle, ornate tut- 
te di ricchissime vesti, con molto oro, per- 
le ed altre gioje di grandissimo pregio* 
Comparvero una dopo l'altra cinque super- 
be mascherate, corredata ciascuna delle ri- 
spettive caratteristiche, e sfoggiarne il lusso 



(4) Lo storico del Granducato ne* Medici si ò occupato 
moltissimo, e quasi fino alla noja, di tutto ciò che riguar- 
da questo articolo di precedenza tra la Casa d'Este, dì 
Savoja, e de' Medici. 



6 PALAZZO i558 

più ricercato .* Rappresentava la prima 12 
Indiani ; la seconda 12 Fiorentini vestiti al- 
l'antica; la terza 12 Greci; la quarta 12 Im- 
peratori ; la quinta finalmente 12 Pellegrini. 
Aveano quest'ultimi una mantellina di te- 
letta d'oro, su di cui stavano attaccate qua 
e là varie nicchie d'argento. Veniva accom- 
pagnata ciascuna di queste mascherate da 
una musica squisitissima e sempre analoga 
al carattere delle diverse rappresentanze. 

In quest'anno medesimo si celebrò nel 
palazzo de' Pitti il matrimonio di un'altra 
figlia di Cosimo, Donna Isabella de'Medici, 
con Paolo Giordano Orsini Duca di Braccia- 
no. Ciò avvenne il 3 settembre i558, senza 
molta solennità per quanto appare dalle 
memorie di quel tempo, le quali non parla- 
no affatte di feste date in tale occasione. Si 
direbbe essere stato ciò come un presagio 
del tragico fine che. ebbe dipoi questo infe- 
lice Imenèo, del qual fine non sarà forse 
inopportuno il dar qui un succinto raggua- 
glio. 

Era Isabella de' Medici una delle più bel- 
le e delle più amabili donne dell'età sua. 
Alle grazie le più seducenti del corpo, uni- 
va essa tutte le attrattive d'uno spirito straor- 
dinario. Parlava con molta grazia , oltre il 
proprio idioma , il latino altresì , lo spa- 
gnuolo e il francese, ne' quali era parimente 
capace di scriver versi elegantissimi. Canta- 
va in poesia all'improvviso, accompagnan- 



,558 »E PITTI J 

dosi col liuto o con altri musicali strumenti^ 
molti de' quali essa maravigliosamente suo- 
nava. Era in somma il principale ornamen- 
to e la delizia della corte. Amavala suo pa- 
dre con tanta tenerezza da dare perfino mo- 
tivo all' altrui malignità , onde supporre che 
in ciò egli oltrepassasse d'assai i limiti di un 
amore semplicemente paterno (5). Pareva 
destinata a formar la felicità dello sposo: 
ma ossia che quegli non apprezzasse al ìor 
giusto valore tante pellegrine doti di lei , 
sia che ben presto se ne scancellasse in lui 
T impressione, mostrò egli non esser gran 
fatto sensibile alle carezze della consorte, e 
trattenevasi la maggior parte dell'anno in 
Roma , non senza grandi querele di essa . 
Dee forse attribuirsi a questa specie d'ab- 
bandono per parte del marito, non meno 
che alla vivacità naturale del suo tempera- 
mento, un qualche suo trascorso poco giu- 
stificabile , per cui parve che ponesse in 
dimenticanza ciò che doveva a se stessa e 
alla propria nascita. Dopo la morte del pa- 
dre sembra essersi più che mai abbandonata 
al torrente delle proprie passioni . Tra i 
molti che si disputarono ed ottennero vi- 
co) L'avventura che a questo proposito si raccouta di 
Giorgio Vasari, mentre stava dipingendo la volta di li- 
na stanza di Palazzo vecchio, non ha forse altro fonda- 
mento che l'animosità in quel tempo de' Fiorentini con- 
tro una famiglia di fresco salita sul trono, e l'impegno 
di screditarne a tutto potere il governo, e la condottasi 
pubblica che privata. 



8 PALAZZO ,558 

ceri de voi mente il possesso del suo cuore, 
CQntasi Troilo Orsini stretto parente di suo 
marito , e da questi lasciato come in guar- 
dia della consorte. Non pare che ei si cre- 
desse però di piacer solo ed esclusivamente 
ad Isabella, giacché spinto da eccedente, ma 
forse non mal fondata gelosia, uccise di 
propria mano Lelio Torello, paggio del 
Granduca, creduto allora il prediletto della 
Principessa, 

Tali pubblici scandali resi anche più ru- 
morosi dai replicati frutti clandestini, ma 
non sempre abbastanza celati, di questi ille- 
citi amori , risvegliarono infine il più impla- 
cabile risentimento nell'animo del consorte, 
il quale risoluto ormai ad una solenne ven- 
detta , concertata fors' anche coli' istesso 
Granduca Francesco suo cognato, si partì di 
Roma per recarsi in Firenze. Isabella ben 
consapevole de' suoi torti verso il marito , e 
spaventata dalla recente catastrofe avvenuta 
nella persona di D. Eleonora di Toledo co- 
gnata di lei, e scannata colle proprie mani 
da suo marito D. Pietro de' Medici nella Vil- 
la di Cafaggiolo (6), avea conosciutola ne- 
cessità di sottrarsi ad un simile pericolo, 
mediante una fuga; ed a tale oggetto eransi 
da lei ravvivate le pratiche già iniziate qual- 
che tempo prima presso la Regina di Fran- 
cia , Caterina de'Medici. Ma l'improvvisa 

(6) Tedi Notizie isteriche della R. villa di Cafaggiolo. 



,558 de pitti g 

apparizione in Firenze di Paolo Giordana 
prevenne e sconcertò ogni disegno. Occul- 
tando egli con ogni studio il suo mal ani- 
mo verso la moglie , le si mostrò pieno di 
tenerezza e d' amore , ed invitolla pochi 
giorni dopo il suo arrivo ad una partita di 
caccia nella sua villa di Cerreto. Ella accet- 
tò ; e pervenuti a questa villa sul far della 
sera del 16 luglio i5j6 volle il consorte re- 
galarle due bei cani levrieri perchè ella ne 
facesse prova nella caccia della seguente 
mattina. Ei fu lieto alla cena oltremodo, 
prodigando ogni dimostrazione d' affetto 
verso la moglie. Tutto questo non bastava 
peraltro a rassicurare Isabella , la quale in- 
vitata poi dal marito a seguirlo nelle sue ca- 
mere , e quasi presaga della sua sventura, 
si voltò alla Frescobaldi , sua prima dama, 
e le disse: Madonna Lucrezia, vado io > o 
non vado (7) ? Entrata finalmente nel quar- 
tiere , non trovò in principio alcun cangia- 
mento nelle lusinghiere dimostrazioni di 
Paolo, che anzi affettando di abbracciarla e 
di stringerla con straordinaria tenerezza, li 
riesci di porre quella sventurata principessa 
in una situazione da non poter difendersi, e 
frattanto applicatale furtivamente al eolio li- 
na corda già preparata, con essa, dopo mol- 
ti inutili sforzi e dibattimenti di quella mi- 
sera , barbaramente la strangolò. Coraun- 

(7) SeUiman. cron. MS, 



ID PALAZZO 16.58 

que allora si volesse far credere un acciden- 
te ordinario la morte di essa, e come l'ef- 
fetto naturale di una sincope, tale fu real- 
mente il fine di D. Isabella de' Medici in età 
di 35 anni, e tale fu pure l'esito infelicissi- 
mo del suo matrimonio con Paolo Giorda- 
no Orsini da noi testé accennato. 

Verso l'epoca d'«un tal matrimonio , il 
Granduca Cosimo sempre intento a grandi 
cose, e specialmente a render sempre più. 
vago e magnifico il suo palazzo, immaginò 
la fabbrica del superbo cortile che forma 
una delle parti più maravigliose del palazzo 
medesimo» 11 celebie Ammannato ne fu lo 
architetto , ed egli pure ne diresse il lavoro, 
che ebbe principio da quella parte che guar- 
da la chiesa di Santa Felicita. 

Mentre le arti del disegno faceano a gara, 
per così dire, a rendere il palazzo de Pitti 
ogni giorno più splendido, non stavansi già 
oziose le loro sorelle e compagne indivisi- 
bili , la poesia e la musica . La cena suntuo- 
sissima data dall' istesso Granduca a 6o Da- 
me fiorentine e ad un numero corrispon- 
dente di pentii nomi ni la sera dei 1 5 
dicembre i565, fu preceduta da una 
graziosa scenica rappresentanza, eseguitasi 
in una delle principali sale di quel palazzo , 
accomodata ad uso di teatro . Avea essa per 
titolo la Cofanaria , commedia in versi di 
Francesco delV Ambra t, intrecciata con balii 
ed intermezzi da Gio* Battista Cini, messi 



i565 »E PITTI ut 

in musica da Francesco Corteccia. Deliziosa 
e graditissimo a tutta l'illustre comitiva riu- 
scì un tale spettacolo, del quale non sem- 
bra poter formarsi per verità una grande i- 
dea, per ciò che riguarda la composizione 
sì poetica che musicale; ma dee pur consi- 
derarsi come sommamente prezioso ogni 
successo drammatico in un tempo in cui 
fuori d'Italia non si era osato di far ancora 
il più piccolo tentativo per allontanarsi dal- 
la barbarie, e porsi nel buon sentiero dei- 
Parte. 

Il palazzo de' Pitti, conforme vedrassi an- 
che in appresso, è stato sempre il teatro di 
bei spettacoli, di feste, di trattenimenti 
piacevoli d'ogni sorte. Si direbbe che que- 
sta reggia non dissimile da quella di Giove 
ha sempre goduto di una perpetua serenità, 
se la sua storia non ci rammentasse tra gli 
altri un fatto in essa avvenuto appunto ver- 
so il tempo di cui si parla , il quale fa vede- 
re che ne i palazzi de' Grandi, né i grandi 
Principi vanno sempre esenti dalle miserie 
dell'umana condizione. 

Dopo la morte della Granduchessa Eleo- 
noia di Toledo sua moglie, avea Cosimo 
cencepito una forte passione per una giovi- 
netta della Casa degli Albizzi , nobile, ma 
di bassa fortuna, dotata per altro di straor- 
dinaria bellezza e vivacità , e frutto di questi 
amori era stata una bambina a cui fu posto 
ii nome di Virginia. Il Primogenito tra i 



12 PALAZZO !5<$5 

figli di lui, Francesco, al quale rinunziato 
egli avea quasi tutto il governo dello Stato, 
non poteva riguardar di buon occhio una 
siffatta tresca, gli andamenti della quale ve- 
nivano a lui riferiti con molta esattezza dal- 
l' istesso cameriere del padre, denominato 
Sforza A Imeni. Scopertosi da Cosimo il tra- 
dimento dell'infedele domestico, si lasciò 
talmente trasportar dallo sdegno, che non 
ebbe ribrezzo d' imbrattar le proprie roani 
nel sangue di quel miserabile che egli stes- 
so uccise nel medesimo palazzo de' Pitti. 
Questa biasimevole azione, una certamente 
delle forti macchie della vita di Cosimo , e 
che ben dimostra gli uomini non ancora 
ben purgati in quel tempo dalla ruggine 
barbarica , ebbe luogo il dì 22 maggio 
i566, otto anni avanti la morte di'" 
quel Principe, avvenuta pure in quel palaz- 
zo il dì 21 aprile 1 5^4^ avendo egli vissuto 
55 , e regnato 3y anni, Il suo cadavere fu 
esposto sopra un magnifico cataletto nella 
sala maggiore del palazzo medesimo, super- 
bamente parata a bruno, e sempre ripiena 
da una folla immensa di popolo, a cui nella 
generalità rincrebbe non poco la morte di 
un Principe nulla esente per vero dire dalle 
umane debolezze, Principe però di gran 
genio , di gran mente, e di gran cuore, al 
quale pochi per avventura possono in ciò 
anteporsi sì dell'antica, che della moderna 
storia. 



i566 DE PITTI IP 

Tre anni dopo aver servito ai funerali de! 
Cranduea Cosimo, il palazzo de' Pitti servì 
di teatro alla gioja pubblica per la nascita 
di un figlio maschio che il Granduca Fran- 
cesco ebbe dall' Arciduchessa Giovanna di 
Austria sua moglie, il dì 2,0 maggio 

l5~! 7 ... ^° 

77 1577. ^ ra ' e f este popolari fatte in ta r 
le occasione, trovasi che il Granduca, oltre 
ad aver gettato al popolo dalle finestre del 
palazzo de' Pitti, buona quantità di denaro, 
fece porre nella ringhiera avanti al Palazzo- 
vecchio molte botti di vino, le quali basta- 
rono non solo a saziar l'avidità della plebe 
che incessantemente vi si affollava, ma al- 
tresì a farne correr la piazza e le strade; 
mentre pretendesi ( seppure non havvi esa- 
gerazione nel cronista (8) ) che il torrente 
del vino arrivasse per Vacckereccia e Mer- 
cato nuovo sino al Ponte- vece Ilio . Feste di 
simil natura non possono andar disgiunte da 
grandi disordini. Si racconta infatti che il 
popolo si recò tumultuando alla carcere 
delle Stinche tentando per forza di liberarne 
i prigioni. Il tumulto non ebbe per fortuna 
conseguenze peggiori, e totalmente si cal- 
mò con l'apertura effettiva di quella carce- 
re, ordinata poco dopo dal Granduca. 

Fu bendi corta durata per questo Princi- 
pe 1' allegrezza della ottenuta prole maschi- 
le; essendo poco tempo dopo rimasto privo 

(8) Settiman. 



ì4 PALAZZO i5 77 

della consorte. Giovanna d'Austria figlia e 
sorella d'Imperatore e moglie del Granduca 
Francesco I. sarebbe stata felicissima, come 
ben meritava per le impareggiabili virtù sue, 
se non fosse stata divorata da continua ge- 
losia . La natura era le stata assai avara quan- 
to alle attrattive esteriori, non bella essendo 
essa di volto , né svelta e avvenente di statu- 
ra. Il marito avea certamente per essa tutti 
i riguardi dovuti alla saviezza, al carattere 
amabilissimo ed all'eminente nascita di lei, 
ma il suo cuore erasi lasciato troppo sventu- 
ratamente sedurre dai vezzi della Bianca 
Cappello (g)* 

Trovavasi la Granduchessa incinta di 
circa otto mesi , allorché recandosi in car- 
rozza al Duomo la mattina del g aprile i5j8, 
fu sorpresa immaturamente dai dolori del 
parto. Restituitasi ben tosto a palazzo, e 
visitata dai medici e chirurghi della Corte, 
furono in lei riscontrati tutti i segnali di un 
aborto difficilissimo e mortale. Ad onta dei 
continui dolori atrocissimi che la straziava- 
no, mostrò la virtuosa Principessa la più 
gran fermezza di spirito. Munita di tutti i 
soccorsi della Religione, ed attendendo la 
morte con animo perfettamente rassegnato e 
tranquillo , chiamò a sé il marito , e tenen- 
dolo stretto per mano : „ al mio male, disse 
.,, ella, non v'è più rimedio; vi raccoman- 

(9) Fedasi la storia del Poggio a Cajano. 



i5y 7 DE PI TTI l5 

„ do i miei e vostri figliuoli, con tutta la 
„ mia corte . Vi prego a vivere più cristia- 
n namente; ricordatevi ch'io sono stata vo- 
„ stra consorte, e che teneramente vi ho 
5 , amato „. Baciò e benedisse i suoi figli , e 
poco dopo spirò. Così morì questa P-rin- 

1 cipessa il dì io aprile i5y8 nella fresca 
età di 32 anni compianta universalmente da 
tutti i Toscani , II suo cadavere fu esposto 
al pubblico nella gran sala de' Pitti, e quin- 
di trasportato con pompa magnifica alla 
cappella di S. Lorenzo. 

Afflittissimo ed inconsolabile si mostrò il 
Granduca della morte della moglie; e vo- 
lendo porne ad esecuzione gli ultimi sugge- 
rimenti, cercò tutti i mezzi onde sottrarsi dai 
lacci della Cappello , allontanandosi a tal ef- 
fetto da Firenze. Ma sollecitato continuamen- 
te con lettere da essa, che non tralasciò in 
quell'occasione di valersi di tutti i più stu- 
diati femminili artilizj per indurlo ad unirsi 
seco lei in matrimonio, e tranquilizzato nella 
coscienza dalle assicurazioni di un religioso, 
il quale vuoisi che facesse traffico con la 
Bianca di sua pieghevole teologia, dopo tre 
mesi in circa d'assenza si restituì alla capi- 
tale, e si abbandonò più che mai in balia 
della seduttrice , che infine sposò segreta- 
mente nella Cappella del palazzo la 
1 79 notte de' 18 giugno 1379. 

Un tal matrimonio riprovato dalla politi- 
ca ed esecrato dalla pubblica opinione 64, 



l6 PALAZZO j5 79 

tenuto nascosto per alquanti mesi, non tan- 
to perchè sarebbe partito troppo indecente 
il non attendere almeno il termine del bru- 
no consueto per la morte della prima mo- 
glie, quanto ancora per prender frattanto le 
necessari misure, onde prepararsi ad abba-. 
gliar la moltitudine con qualche cosa di 
strepito , atta specialmente a rimuovere qua- 
lunque mala impressione indotta dalla ine- 
guaglianza di condizione de'due conjugi. 
La Bianca Cappello fu in questo frattempo 
con solenne decreto di quel Senato dichia- 
rata figlia della Repubblica di Venezia ; di- 
stinzione che fino dall' anno i4^9^ erasi 
accordata ad altra Gentildonna veneziana, 
Caterina Cornaro , sposa di Jacopo di Lusi- 
gnano Re di Cipro (io) . La Repubblica spe- 
dì quindi solenne ambasciata al Granduca, 
quale ei ricevè in pubi) lira udienza nel- 
la maggior sala' del suo palazzo il dì i set- 
tembre dello stesso anno i^yg. Gli amba- 
sciatori accompagnati da tutto il parentado 
di Casa Cappello, dal Patriarca d'Aquileja 
^io della Sposa, e da tutto il fiore della veneta 
nobiltà , complimentarono il Granduca sul 
suo matrimonio colla nvovajiqlia diS. Mar- 
co } qual matrimonio fu quindi pubblicamene 



- ; ( io) Questo atto, in sostanza di mera formalità, rie- 
sci pdi molto utile alla veneta Repubblica , la quale co- 
me erede della Cornaro sua figlia adottiva s' impadronì 
del Regtto di Cipro, di cui rimase in possesso finche non 
iu conquistato dalle armi ottomane. 



i579 D E PITTI TJ 

te e «forzosamente celebrato . La solenne co- 
ronazione della Bianca , eseguitasi col più 
pomposo apparecchio, fu una delle principali 
decorazioni di tal cerimonia; uno de'veneti 
Ambasciatori le pose la corona in testa, e quin- 
ci i fu letto ad alta voce il Diploma del Sena- 
to con cui veniva essa dichiarata figlia delia 
Repubblica. Ciò avvenne il dì 12 del mese 
sopra notato. Le feste, che in tale occasione 
si succederono l'una all'altra per lo spazio 
di parecchi giorni, spiegarono tutto il fasto 
Mediceo, e l'impegno vivissimo che si era 
preso il Granduca Francesco di far dimenti- 
care l'odiosità di queste sue nozze a forza di 
renderle straordinariamente suntuose e ma- 
gnifiche . Ebbe luogo tra le altre due giorni 
dopo la pubblicazione delie nozze medesi- 
me, un bellissimo tornèo nel cortile del pa- 
lazzo Pitti, in cui combatterono come man- 
tenitori lo stesso Granduca, D. Pietro dei 
Medici suo fratello e I). Mario Conte di S. 
Fiora . Il Cortile era tutto superbamente ad- 
dobbato, e vedeansi nella sommità di esso 
gran quantità di vasi con fiori pendenti tra- 
mezzati da vaghi angioletti, che sostenevano 
con una mano un giglio, con l'altra una fa- 
ce splendentissima . 

Feste e spettacoli presso a poco consimili 
si rinuuovarono nel palazzo Pitti e sotto l'i-?. 
stesso Granduca Francesco 1. in occasione 
del matrimonio di sua figlia D.Eleonora col 
Principe D. Vincenzio Gonzaga figlio del 



l8 PALAZZO x 5 79 

Duca di Mantova. Uno specialmente di tali 
spettacoli, di cui fanno menzione a questo 
proposito le cronache di quei tempi, sembra 
che meriti d'esser qui riportato per la sin- 
golarità sua, e per dare un'idea de' costumi 
in quell'età non ancora ben dirozzati dal- 
l'antica universale ferocia . Consisteva esso 
in un combattimento di sassate. Divideasi la 
Città in tante Potenze quante erano le diver- 
se regioni di essa, le quali si riunivano sot- 
to i lor Capi che assumevansi i titoli d'Im- 
peratore, Re, Duca ec. Eravi per esempio 
l'Imperatore del Prato, il Re della Colom- 
ba, il Re di Biliemme ec. luoghi tutti della 
Città; formavansi quindi in due bande, ed 
incominciavan la pugna . In quella che or si 
descrive, e che fu eseguita in Via Larga , 
era Comandante per una parte Averardo dei 
Medici, per l'altra Pier'Antonio de' Bardi. 
L'una e l'altra animaronsi prima a ben ferire 
con diverse finte evoluzioni accompagnate 
da strepitose zinfonie militari, quindi si ven- 
ne alle mani. La furiosa effettiva battaglia 
non durò che un solo quarto d'ora, poiché 
venendo ad inferocirsi al di là del convene- 
vole, fu spedito un corpo di truppa a caval- 
lo per dividerla; contuttociò, e non ostante 
che i combattenti fossero quasi tutti coperti 
di grosse armature di ferro, molti ne rima- 
sero gravemente feriti, e quel che è peggio, 
toccò la sorte istessa ad una quantità consi- 
derabile di spettatori, molti de' quali , non 



1.579 DE pitti ig 

difesi come i combattenti da ferrate armatu- 
re, vi lasciarono sul fiuto la vita, vittime 
sciagurate di una troppo cieca e forsennata 
curiosità . 

Un combattimento meno pericoloso e 
molto più nobile e divertente fu senza dub- 
bio quello dato nel Cortile del Palazzo dei 
Pitti in contemplazione della Principessa 
Maria Cristiana di Lorena venuta la prima 
volta in Firenze sposa del Granduca Ferdi- 
nando Primo. Giunta la Principessa in quel- 
la città, e ricevuta col suo sposo nella Cap- 
pella di palazzo la benedizione nuziale per 
mano dell'Arcivescovo di Pisa il dì 3 cnaggio 
t589, nulla si tralasciò per festeggiare 
questo lietissimo e ben augurato matri- 
monio con tutta la più pomposa splendi- 
dezza. La sera del dì 1 1 di quelPistesso me- 
se, giorno deli' Ascensione, fu destinata ad 
uno de' più belli spettacoli che abbiano mai 
adornato il palazzo de' Pitti. Erane stato ri- 
coperto il cortile tutto di tela rossa; sotto 
il loggiato per tutta quanta l'estensione di 
esso eransi costruiti in guisa di vago anfitea- 
tro varj ordini di gradini per le Dame. Alla 
estremità del cortile verso il Giardino ioai- 
zavasi una fortezza guardata da soldati tur- 
chi; ed eravi nel mezzo uno steccato pieno 
di fuochi d'artifizio. Tutto compariva illu- 
minato a pieno giorno. Ad un tiro d'arti- 
glierìa, segnale dell' incominciamento della 
testa, comparve primo un gran Carro trioq- 



20 PALAZZO 1679 

faìe, su cui sta vasi assiso un Negromante, 
che andava girando attorno facendo diversi 
graziosi incantesimi , ed annunziando la 
buona ventura agli spettatori che se gli pa- 
ravano dinanzi. Tirato da un Dragone gran- 
dissimo si presentò quindi altro carro, che 
avea dentro di sé due Cavalieri ed una mol- 
titudine infinita di musici i quali si ferina rò* 
rono avanti alla Sposa a far pompa de' loro 

armoniosi concenti. Entrò in seguito un'al- 
ta 

tra macchina rappresentante una montagna 
che rnuoveasi senza potersi vedere come. 
Fermatasi avanti la nuova Granduchessa, si 
aperse, e ne uscirono fuori due Cavalieri , i 
i quali si azzuffarono tosto con molta leggia- 
dria con gli altri due venuti nella mole pre- 
cedente. Erano questi il Duca di Mantova 1 
e D. Pietro de' Medici, mantenitori della 
giostra. Dopo un breve e dilettevole armeg- 
giamento , diedesi luogo allealtre macchi- 
ne, che figuravano fontane, boscaglie, con- 
chiglie, navi, scogli, uccelli di diverso ge- 
nere, elefanti, sirene ec. Comparve quindi 
la mole di D. Virginio Orsino . Era questa 
un monte tirato da un gran coccodrillo ca- 
valcato da un Mago ; dopo di che seguiva un 
cocchio trionfale, in cui quel Duca sfavasi 
atteggiato in sembianza di Marte. In ciascu- 
na delle due bande del cocchio vedeansi 4 
Ninfe con belle paniere di fiori, cui unita* 
mente a leggiadre analoghe poesie andava- 
no gettando in grembo della Granduchessa, 



,589 DE PITTI aI 

e delle principali Dame spettatrici. Si avan- 
zò finalmente un Giardino, il quale ristrin- 
gendosi nell'entrare nello steccato, si andò 
poi da per se distendendo intorno intorno, 
senza vedersi ne immaginarsi come ciò si e- 
seguiva . Comparvero successivamente in 
questo maraviglioso giardino laghi con na- 
vi, castelli, uomini a cavallo, piramidi, bo- 
schetti , elefanti, sentendosi per ogni dove 
un continuo armonioso concerto di mille ca- 
nori uccelletti. Passata quest'ultima vera* 
mente magica apparizione incominciò una 
nuova battaglia Ira tutti i cavalieri del tor- 
neamento, la quale non sarebbe sì tosto ces- 
sata , se una esplosione improvvisa di bellis- 
simi fuochi d'artifizio scappati fuori tutti ad 
un tratto dai quattro lati dello steccato non 
avesse diviso i combattenti. 

Allora (erano già quattro ore di notte) ri- 
tiraronsi tutte le Dame nelle stanze terrene 
poste intorno al Cortile, in ciascuna delle 
quali erano tavole apparecchiate, e fornite a 
maraviglia disquisiti gelati, frutte, confet- 
ture, e di tutto ciò che può servire ad un su- 
perbo rinfresco. Quivi non entrò alcun uo- 
mo, ad eccezione di soli quattro vecchi 
Gentiluomini fiorentini; onde le Dame po- 
terono liberamente abbandonarsi tra loro al 
sollazzo e alla gioja . 

Alzatesi dopo breve tempo da tavola, ed 
uscite fuori nel solito loggiato del Cortile, 
qual dovette essere la loro dolce sorpresa 

3. 



22 PALAZZO ,5g^ 

Bel vederlo convertito in un piccolo mare in 
cui galleggiava una flotta di 18 legni di di- 
verse grandezze, tutti ripieni di bellissima 
ciurma, e situati in ordine di battaglia? Era 
questa un'armata di Cristiani che accinge- 
va nsi alla conquista della fortezza Turca y 
situata in alto, conforme innanzi è stato 
detto, a quella estremità del Cortile che 
guarda il Giardino. Dall'una parte l'attacco, 
dall'altra la difesa , eseguite vennero con ar- 
te e bravura ammirabile. Ardite evoluzioni 
navali, sortite vigorose dalla fortezza, assal- 
to e scalata di essa , in mezzo allo strepito 
incessante dell'artiglierie, ed il tutto rischia» 
rato a perfettissimo mezzogiorno da una in- 
numerabile quantità di continui fuochi arti- 
ficiali, davano allo spettacolo un qualche co- 
sa di terribile e di dilettevole al tempo stes- 
so, più facile certamente a sentirsi^ che ad 
esprimersi. Durò il trattenimento fino qua- 
si allo spuntar del giorno, terminatosi colla 
presa del Castello, e col trionfo dell'armata 
Cristiana, L'invenzione e direzione di que- 
sta superba festa notturna si dovettero al 
genio raro ed alla inesausta immagiuazione 
del celebre Architetto della Corte Medicea 
Bernardo Buontalenti, la di cui quasi mira- 
colosa meccanica, in fatto specialmente di 
sceniche decorazioni, era divenuta tanto fa- 
mosa, che si pretende V istesso Torquato 
Tasso essersi recato sconosciuto in Firenze 



,$89 DE ' PITTI 2^ 

a bella posta per conoscer di persona quel- 
l'ingegno straordinario. 

Né qui terminarono le dimostrazioni di 
pubblica e privata gioia per le nozze del 
Granduca Ferdinando. Durarono esse per 
più d'un mese, l'ultima delle quali può con- 
siderarsi la ceremonia del solenne omaggio 
prestato in corpo dal Consiglio e dal Senato 
Fiorentino alla nuova Granduchessa la mat- 
tina del i2- giugno di quell'anno. Ricevè es- 
sa l' imponente corteggio nella sala detta 
delle Nicchie , ove sta vasi assisa sotto un 
magnifico baldacchino con gran numero di 
Dame e Cavalieri, che facevano ala dalle due 
parti (n). 

Può dirsi per avventura con tutta verità 
l'allegrezza della Corte Medicea, non meno 
che di tutto il popolo toscano, non essere 
stata quasi mai interrotta, durante il felicis- 



(11) Si calcolò che dal primo maggio fino al i5 giu- 
gno furono mantenuti a spese della Corte un giorno per 
l'altro circa 2000 individui forestieri, non contando 
quelli di Firenze; e si pretende che senza computar la 
spesa della guardaroba , né quella della spedizione delle 
galere per condurre la sposa , ascendesse la spesa a forse 
200,000 scudi. In detta spesa comprendevansi fra gli al- 
tri i seguenti articoli: 

Barili 9,000 vini diversi 

Staja 7,286 grano 

Cataste 778 legna 

Sta]a i6,5oo biade per cavalli ec. 

Carbone 40,000 lire 

Vetture da soma, e noli, scudi ... . . . „ 7,884 

Vetture da Sella . , : 2,160 

Confetture d'ogni sorte ........... 6,006' 



24 PALAZZO i58y 

simo regno di Ferdinando, e specialmente 
ne' primi anni del suo matrimonio con Cri- 
stina di Lorena. Compiuti appena undici 
me*i dopo un tal matrimonio, questa Prin- 
cipessa diede alla luce un figlio maschio in 
palazzo Pitti, ad un*ora di notte il 12 mag- 
gio i5qo. È ben facile immaginarsi l'u- 
inversa! contentezza cagionata dalla na- * 
scita dell'erede presuntivo del trono. Fu e- 
gli battezzato privatamente per allora nella 
Cappella di quel Palazzo dal Cardinale dei 
Medici Arcivecovo di Firenze, con impor- 
segli il nome di Cosimo, in memoria del- 
l'avo (12) • 

Poco tempo dopo ebbe la Granduchessa 
il contento di abbracciar suo fratello, il Car- 
dinal di Lorena» il quale nella sera del 11 

Febbraio i5oi arrivò in Firenze di 

. J * . i5oi 

viaggio per Roma, ove recavasi per as- y 

sistere al Conclave dopo la morte di Papa 
Sisto V. Il Principe D. Giovanni de' Medici 
erasi portato a qualche distanza ad incon- 
trarlo. Fece il suo ingresso in città al lume 
di una quantità innumerabile di torce, an- 
dando a smontare al Palazzo de' Pitti . Nei 
Palazzo medesimo in occasione dell' accen- 
nato Conclave alloggiarono successivamente 
i Cardinali Caraffa, Cornaro, Gallo, Madruz- 

(12) fi battesimo solenne di questo Principe ebbe luo- 
go 27 me 1 lopo . Fu tenuto al sacro fonte per l'fmpera- 
tor d\\ «stria, Hai Duca di Mantova, e da D. Pietro Men* 
dozza per l'Infante di Spagna D. Filippo . 



!5 9 o D£ PITTI 23 

zo, Gonzaga, d'Austria, quelli di Verona, 
di Cremona, e di Pavia . 

In quest'anno medesimo e nelPistesso Pa- 
lazzo, il io di novembre,' la Granduchessa 
pervenuta felicemente al termine della se- 
conda gravidanza, partorì una Principessa, 
che battezzata nella R. Cappella dall'Arcive- 
scovo di Pisa ebbe per nome Eleonora, del- 
la quale fu poi compare il nuovo pontefice 
Aldobrandino, Clemente Vili., di cui furo- 
no fatte le veci dal Cardinale Sforza. 

L'anno susseguente i5cj2 è partico- 
larmente segnalato per l'arrivo in To- 
scana di un gran numero di distintissimi 
personaggi di varie nazioni ed alloggiati in 
Palazzo de'Pilti. Tra questi le cronache di 
quéi tempi fanno special menzione di uno 
Ambasciatore del Principe Battori di Tran- 
silvania , del Cardinal Borromeo, del Prin- 
cipe di Ferrara D. Cesare d'Este , e del Car- 
dinal Gondi Vescovo di Parigi giunto in Fi- 
renze il dì io ottobre di detto anno. Veni- 
va questi per parte del Re di Francia Enri* 
co IV. ad oggetto di passar quindi a Roma 
e trattar col Papa intorno alla conversione 
del Re al cattolicismo . Concertò e^li col 
Granduca il modo da tenersi in questa deli- 
cata congiuntura , essendo stato convenuto 
tra le ai tre cose, che dal Granduca medesi- 
mo si spedisse pure al Papa un qualche abi- 
le ministro, onde coadiuvare il Cardinale in 
tal negoziato. Tutte queste prudenziali rrù- 



26 PALAZZO i5pa 

sui e riuscirono per altro infruttose, e la 
missione del Cardinale a Roma fu per allo- 
ra frastornata da una formale intimazione 
fattali a nome del* Pontefice di non accostar- 
si a quella città (i3). 

Non molto più fortunata parve la spedi- 
zione del Duca diNevers Gonzaga, il quale 
recatosi a Roma per l'istesso importante og- 
getto dovè cedere agl'intrighi della fazione 
spagnuola, la quale a tutto suo potere cer- 
cava d'impedire l'ammissione d' Enrico alla 
cattolica Chiesa, come quella che avrebbe 
posto fine ai torbidi della Francia fomentati 
principalmente dalla cupa ed art sfiziosa po- 
litica di Filippo II. Il Duca di Nevers riget- 
tato nel suo carattere d'Ambasciatore, fu 
tuttavolta ammesso in Roma come privato, 
ed è verisimile che nel breve tempo che gli 
fu permesso di trattenersi in q. iella città 
non tralasciasse di maneggiarsi utilmente, 
onde riuscire nel suo intento. Ritornando 
egli da Roma, giunse in Firenze dopo l'un' 
ora di notte il dì a5 giugno i5^3 , incontra- 
to per ordine del Granduca da un distacca- 
mento di 200 uomini a cavallo, ed accom- 
pagnato con torce fino al Palazzo de' Pitti, 
ove fu alloggiato e trattato con la più sfarzo- 
sa magnificenza, unitamente alla sua nume- 
rosissima comitiva. 

Il dì 14 maggio dell'anno seguente i5g4 

(i3) Y. Notiz. stor. del Poggio a Cajano, in appresso* 



«5 9 4 



DE PITTI 2,1 



nacque al Grandula Ferdinando in Pa- 
lazzo Pitti un secondo figlio maschio , il 
quale fu privatamente battezzato in cappella 
senza porgli nome . Fu osservato che dopo 
la nascita di questo Principe, il primogeni- 
to che fino allóra erasi mostrato di debolis- 
ma salute e sempre infermiccio, prese visi- 
bilmente un miglioramento deciso, onde 
ebbe a dire il genitore che nell'istesso gior- 
no avea egli avuto due figli (14) • " battesi- 
mo solenne di questo Principe ebbe luogo 
soltanto il dì ^8 ottobre i5g5 in cui gli fu 
posto nome Francesco, ed ebbe per compa- 
re il Cardinale Montalto. Era egli nipote del 
famoso Sisto V., e Vice Cancelliere di S. 
Chiesa, il quale arrivato a Firenze il 20 di 
detto mese fu incontrato in gran pompa alla 
porta della città dallo stesso Granduca , ed 
allo sparo continuo della fortezza di Belve- 
dere si recò al Palazzo de'Pitti ove fu accol- 
to allo strepito di lieta musica , e trattato fi- 
no dalla prima sera con uno splendidissimo 
banchetto, a cui intervennero 60 delle più 
distinte dame fiorentine. Ei si trattenne in 
Fiienze fino ai primi del successivo novem- 
bre, in mezzo a continue feste e spettacoli 

" (14) In questo giorno medesimo (i4 marcio »5o/0 fu 
inalzata la statua equestre in bronzo eli ( esìmo I. sulla 
piazza, detta quindi del Granduca, opera eli Giovan Bo- 
logna. Pesò il cavallo libi re i5,438 

La Statua libbre 7,7 16 

• In tutto lib. 23 5 i54 



28 PALAZZO ,5 94 

dati a sua contemplazione, i quali furono pe- 
raltro funestati alquanto dalla trista nuova 
dell'incendio orribile, che nella notte de'^4 
ottobre avea quasi totalmente distrutto il 
superbo Duomo di Pisa. 

La munificenza e liberalità veramente re- 
gia che Ferdinando fece spiccare nel ripara- 
le almeno in parte i danni cagionati da quel 
lacrimevole avvenimento, formano una del- 
F epoche più gloriose del regno di questo 
Principe (i5). Pochi anni dopo diede e^li 

Ci 5) In un antico Manoscritto esistente nella Libi evia 
Magliabechiana eli Firenze vien riportata la seguente 
nota di spese occorse nella restaurazione di questa fab- 
brica dopo l'indicato incendio, cioè 

,, Per spesa de'tetti, e coperta di detto Duomo, do.-e 
andò di legnami N.° i5jo travi d r abeto, compresovi 
quelle ppr la soffitta; e per la seconda coperta dei tetti 
libbre 433, 5co di piombo, e tutta la spesa della mae- 
stranza Scudi 17,000 

,, Per spesa di tutte le soffitte — ■ io,3oo 

„ Per spesa di 8 colonne «rosse nella na- 
ve principale — 9,177 

,, Per spesa di 8 colonne mezzane .....«—* 2,096 
„ Per spesa di tutte le colonne piccole 

di sopra — 1,1 56 

,, Per spesa del pavimento tutto. .• . . . — n,ou 

,, Per spesa del Coro — 1,226 

,, Per spesa delle finestre — - 724 

„ Per spesa delle volte delle navi . . — 744 

„ Per spesa delle invetrate, e rete delle 

ftnestre > — i,5i8 

,, Per spese della Sagrestia • . — 2^229 

M Per spesa della sedie di S. A. R. e di 

Mòttsig. Arcivescovo — 712 

„ Per spesa dell'Aitar maggiore -?- V>8i 

Somma e segue Scudi 58, by/i 



!5 9 4 DE PITTI 29 

una nuova riprova della magnanimità sua 
in occasione del matrimonio di Filippo III. 
Re di Spagna con Margherita d'Austria. 
Spedì a Madrid D. Giovanni de'Medici il dì 
5 dicembre i5g8 con superbi regali da pre- 
sentarsi alla sposa; tra i quali (dice il Setti-* 
inanni) « si distinguevano per rarità e va- 
lore, un cinto di grossi diamanti valutato 
i5o,ooo scudi, ed un pennino simile lavo-» 
rato con particolar ingegno, che rappresen- 
tava il carro del Sole, sopra di cui stavasi 
Apollo suonando la lira, la quale si caricava 
come un oriuolo, ed il suono durava sei 
ore. Le ruote del carro giravano con sì mi- 
rabile velocità, che l'occhio non potea resi- 
stere al brillar dei diamanti, non altrimenti 
che se stati fossero un vero Sole » . 



Somma e seguo Scudi 58,874 
„ Per restaurazione delle due Cappelle 
della Santis^ Annunziata, ed Inco- 
ronata — 1,366* 

11 Per spesa di restaurazione d'Altari . . — 961 

« Per spesa de'Pergami del Coro — 568 

11 Per spesa di tutto l'Organo — 5,264 

», Per spese di stipiti di porte di minno .-*— H61 
„ Per spesa delle tre Porte di bronzo. . . — 8,601 
,. Per spesa del Reliquiario dreto al 

Coro — o3i 

„ Per spese diverse di più. cose restaura- 
te nel Duomo, di scaTpellini, mura- 
tori, intagliatori ec. *, "■— 5, 6*07 

,, Per spese di pitture al Coro, e cu- 
pola — i,475 

9 , Per spese di pitture fatte dal Sorri , . — - 5oo 

Somma in tutto Scudi 84,808 

4 



3o PALAZZO ^4 

Ma nulla potè uguagliare la magnificenza 
di cui fece pompa questo Principe in tutto 
ciò che spettò al Matrimonio della sua ni- 
pote Maria con Enrico IV. Re di Francia. 
I Signori Sillery e d'Alincourt Ambasciatori 
di quel Monarca, ed incaricati di trattare e 
concludere un tal matrimonio, arrivarono 
in Firenze e smontarono al Palazzo de'Pitti 
il dì 2,2. aprile 1600. Incontrati fuori della 
porta dai Principi D. Giovanni e D. Antonio 
de'Medici, da 3oo cavalli e da gran numero 
di nobiltà, aveano essi fatto il loro ingresso 
in tempo di notte, tra una quantità 
immensa di lumi preparati spontanea- 
mente dal popolo, e tra gli evviva di ogni 
classe di persone. Il dì z5 dell'istesso mese 
fu segnato ristrumento di sponsali, e quin- 
di pubblicato solennemente nel Palazzo me- 
desimo il dì 3o al suono di tutte le campa- 
ne della Città ed allo sparo delle artiglierie 
delle due fortezze. Erano «tati convocati 
nella sala maggiore del Palazzo il Senato, 
la Nobiltà, e gli ordini principali della cit- 
tadinanza; la Regina sposa assisa sotto il 
trono facea pompa di tutta la sua gloria , 
non meno che di sua non ordinaria bellez- 
za. Sedeanle inferiormente a lato il Gran- 
duca e la Granduchessa, i Principi del san- 
gue ed i primarj della Corte, secondo l'or- 
dine respettivo. Il Segretario distato lesse 
ad alta voce Pistrumento matrimoniale, ed 
il primo fra i Senatori (Donato dell'Amelia) 



!<to> *> E PITTI ÒI 

con elegante orazione attestò il giubbilo 
universale del popolo toscano, e celebrò le 
lodi del Re, della Sposa, e di Ferdinando: 
restando compiuta la cerimonia con un atto 
interessante del Granduca, che destò la più 
tenera commozione in tutti i circostanti. 
Deposta egli ogni aria di maestà, lacrimando 
di giubbilo e di tenerezza si mosse il primo 
a baciar la veste della nuova Regina di Fran- 
cia, e dopo di esso la Granduchessa^ e tutti 
i circostanti per ordine; quindi la Corte se- 
guitata dal Senato e dalla Nobiltà accompa- 
gnò la Regina come in trionfo tra le accla- 
mazioni del popolo al pubblico rendimento 
di grazie nella Chiesa della SS. Annunziata, 
Questa prima cerimonia nuziale fu se- 
guitata da molte feste tanto a Corte, che per 
la Città, fino al giorno della effettiva cele- 
brazione del matrimonio. 

Fu questa preceduta dal solenne ingresso 
in Firenze del Cardinale Aldobrandino, ni- 
pote e Legato a latere del Papa , destinato 
ad assistere in nome di Sua Santità alla fun- 
zione dello sposalizio. Il Granduca, i Prin- 
cipi, e moltissimi Signori eransi portati ad 
incontrarlo a qualche miglio dalla Città con 
la scorta di 5oo uomini a cavallo. D. Anto- 
nio de' Medici lo avea ricevuto e compli- 
mentato ai confini . Entrò egli nella Città il 
di 5 Ottobre dell'anno istesso col più pom- 
poso ceremoniale, tra gli ossequj di un infi- 
nito popolo, ed allo strepito delle artiglie- 



ol PALAZZO K560 

rie, stando sotto un ricchissimo baldacchi- 
no, ed avendo alla sinistra il Granduca . Ve- 
nivano in seguito 11 tra Arcivescovi, Vesco- 
vi ed altri Prelati, e quindi un numero im- 
menso di Baroni e Cavalieri tanto Romani 
che Toscani . Alloggiò il Legato nel Palazzo 
de Pitti, ove pochi giorni prima era stato 
accolto parimente con tutti gli onori al suo 
rango dovuti il Duca di Beilegarde Grande 
Scudiere di Francia inviato dal Re per por- 
tare al Granduca la procura per la celebra- 
zione del matrimonio, la quale ebbe luogo 
finalmente la mattina del 5 Ottobre , nel 
Duomo di Firenze, addobbato a tal uopo 
con indicibile magnificenza. Il Granduca 
diede alla sposa l'anello in virtù della pro- 
cura speditali da Enrico IV. Erasi egli por- 
tato alla Chiesa metropolitana insieme col 
Legato, e colTistesso cerimoniale praticato 
nell'ingresso di quello in Firenze. La Regi- 
na veniva dopo in carrozza, con la Grandu- 
chessa, colla Duchessa di Mantova sua so- 
rella, con la Duchessa di Bracciano, e col 
Principe Cosimo. Un gran numero di altre 
carrozze conteneva le Dame del suo seguito, 
le quali, senza quelle addette all'immedia- 
to servizio delle Principesse, ascendevano a 
più di 3oo. Il Cardinale celebrò la messa , 
ed all' Offertorio eseguì la funzione dello 
sposalizio. 

Le feste e gli spettacoli che ne vennero in 
seguito superarono in sceltezza, novità, e 



1( Sbo DE PITTI ò3 

magnificenza quanto mai di grande erasi 
fatto in tal genere e dall' istesso Ferdinan- 
do, e da tutti gli antecessori di lui, L'itige- 
gno maraviglioso del Buontalenti e di Gio- 
vati Bologna furono messi a prova in sì fan- 
sta occasione . Fecero essi a gara ogni sfor- 
zo perchè la ricchezza fosse superata dall'ar- 
te ; e fu cosa veramente di universale stupo* 
re l' invenzione , l'eleganza, la grandiosità 
degli spettacoli, e l'apparato dei banchet- 
ti (16) , e delle feste di ballo . Troppo in 
lungo porterebbe il voler dare anche uti 
semplice accenno di tutto questo; oltredichè 
delle indicate feste poche appartengono ili 
proprio al Palazzo de' Pitti, essendosi ese- 
guite per la maggior parte in altri locali, 
forse per esser quello troppo ingombro, a 
cagione del gran numero d'illustri ospiti che 
vi erano alloggiati . 

Non vuoisi tralasciar peraltro di far men- 
zione di un teatrale divertimento, datosi in 



(16) Il giorno stesso dello sposalìzio fu data lina gran 
cena nella sala delta di Leon X. in Palazzo-vecchio, ove 
tra altri oggetti degni d'ammirazione distinguevasi Ja 
Credenza . Rappresentava questa un gran Giglio ài 3o 
braccia di grandezza pieno di coppe, bacini, ed altri in- 
finiti vasi d'oro, d'argento dorato^ e crisullo, pietre 
preziose, statue d'oro e d'argento, opera di Giovan Bo- 
logna. Fino nelle confetture eranvi lavori di figure, e 
statue, alcune delle quali per un mirabile segreto mec- 
canismo si muovevano da per se. Tra queste fuvyi un 
cavallo che passò sulla tavola d'avanti alla Regina, aven- 
do sopra di se la figura dello sposo somigliantissima al- 
l' originale , 



34 Palazzo i5 © 

quei giorni nella maggior sala di questo Pa- 
lazzo, anche perchè rammenta esso un'epo- 
ca celebre nella storia del teatro musicale . 
Fu allora per la prima volta rappresentata 
r Euridice , dramma di Ottavio Rinuccini 
posto in musica da Jacopo Peri maestro di 
cappella di quel tempo, ed inventore famo- 
so di quella specie di canto semplice , e per 
così dire prosaico , che appunto per non di- 
seostarsi gran fatto dall'andamento di un re- 
citar comune fu chiamato recitativo y a di- 
stinzione de\V aria che vien formata da una 
musica più sfoggiata e più ricca di melodia. 
Questa composizione adunque di recitativo 
e di aria che forma anche di presente il ca- 
rattere distintivo dell'Opera Italiana, si ve- 
de usata per la prima volta in Palazzo Pitti 
nella circostanza di cui si parla; e UEuridi^ 
ce del Rinuccini con musica di Jacopo Peri> 
fu nel tempo istesso uno de'più graditi spet- 
tacoli con cui si festeggiarono le nozze di 
Maria de' Medici, ed il modello primo di 
quel bei mostro teatrale che si chiama Ope- 
ra y e che ha prodotto in seguito gl'immor- 
tali Drammi di Metastasio, e le note incan- 
tatrici dei Pergolesi, de'Jonielli , e de' Ci- 
ni a rosa. 

Il Palazzo dei Pitti, che pochi anni pri- 
ma aveva servito alle pompe nuziali di una 
Principessa Medicea che per sempre allen- 
ta navasL dalla patria, servì Tanno iò'oo 5 nel- 
i' istessa guisa alle pompe nuziali di una 



1600 DE* P IT Ti 38 

Principessa Austriaca che veniva a farsi To- 
scana . 

L'Arciduchessa Maria Maddalena d'Au- 
stria destinata in Consorte al Principe Cosi- 
mo, figlio primogenito di Ferdinando, era 
stata sposata per procura a Gratz il dì 
1 ° 14 settembre 1608. Postasi poco dopo 
in viario alia volta d'Italia con numeroso 
seguito di nobiltà alemanna, e giunta per 
mare alla spiaggia di Ravenna, fu quivi ri- 
cevuta e complimentata da D. Antonio dei 
Medici, destinato a servirla sino ai confini 
del Granducato , ove attendevate il marchese 
Salviati con treno fastoso ed equipaggi di 
Corte. Il dì 18 Ottobre eseguì la giovane 
Sposa il suo solenne ingresso in Firenze, 
al quale effetto erasi aperta espressamente di 
nuovo una porta in vicinanza di quella di 
S. Gallo. Stavano quivi schierate le milizie 
per annunziar colle salve l'arrivo di lei; 
tutti i Vescovi dello stato, il Clero, il Sena- 
to, la Corte, la Nobiltàerano disposti per or- 
dine intorno alla porta, ove essendo ella 
giunta in compagnia del Granduca, le fu 
dal medesimo imposta la corona sul capo* 
Salì in seguito sopra un bel cavallo bianco, 
e accompagnata dal Granduca, seguita diri 
Principi e da numero infinito di Cavalieri e 
Baroni , in mezzo alle giulive acclamazioni 
dell'affollato popolo, passando sotto archi 
trionfali, e pei* vie tutte coperte d'arazzi, e 
guarnite di statue , di emblemi e iscrizioni 



36 PALAZZO ,5oB 

relative, si condusse alla Chiesa metropoli- 
tana nobilmente apparata, ed ivi sodisfatti 
i doveri di Religione , passò con l' istesso 
corteggio al Palazzo de' Pitti, ove fu incon- 
trata dal Principe sposo (17), dalla Grandu- 
chessa e da 5o Dame. 

Per isfuggire la monotonia, inevitabile 
assolutamente nei racconti di feste e spetta- 
coli sempre a un dipresso consimili, si tra- 
lascia di riportar qui tutto ciò che si fece in 
Palazzo e fuori in occasione di queste splen- 
didissime nozze , le quali superarono forse 
in pompa e magnificenza quelle stesse di 
Maria de' Medici (18) . 

Uno spettacolo di ben diversa natura vide 
indi a non molto il Palazzo de Pitti tra le 
sue mura. Fu questo il cadavere di Ferdi- 



(17) Questi erasi portato subito ad incentrarla vicino- 
ai confini del Granducato, conducendola a Castello, ove 
si trattennero alcuni giorni, finché fu tutto in orHine per 
l'ingresso solenne. (Ved. not. istor. della R. Villa di 
Castello ) . 

(18) Oltre i banchetti, i tornei, le sceniche rappresen- 
tanze ec. fxT eseguito nel fiume Arno tra i due ponti di 
S. Tiinita e della Carraja un maTaviglioso spettacolo 
rappresentante la Conquista del Vello d'oro . Air ulti- 
mo di detti ponti erasi data la forma di una città con 
porto: era questa la città di Coleo. Uri' isoletta era in 
mezzo; ivi gran quantità di combattenti, di deità, di 
mostri, sbarco degli Argonauti da una bellissima nave, 
figurata per la nave Argo , battaglie, incantesimi, e fi- 
nalmente espugnazione della città di Coleo, e conquista 
del Vello. 

Fu fatto altresì il Giuoco del Ponte, sul ponte a S. 
Trinità nella guisa stessa che praticavasi fino di quei 
tempi in Pisa, ed eseguito altresì da'giostratori pisani. 



,6ó8 DE* PltTI 37 

nando esposto sopra il letto di morte nella 
sala di quella sua medesima Beggia , teatro 
poco fa della grandezza di lui. Ferdinando 
I. uno dei più benemeriti Granduehi di 
Toscana cessò di vivere il dì 7 Febbra- 

9 jo 1609 « Fra i Principi della Casa Me- 
dici Fu egli il primo (dice lo Storico di que- 
sta famiglia) che fosse compianto sincera- 
mente dall'universale per il solo desiderio 
delle sue virtù, e per la memoria delle mol- 
te sue beneficenze » . Era egli in età di 60 
anni, essendo nato nel i549* Ordinò nel 
suo testamento che non si spendessero i 
5o ,000 scudi soliti impiegarsi nei funerali 
dei Granduehi, e che invece si erogasse 
una tal somma in aumentare il patrimonio 
già da lui destinato per le doti da distribuirsi 
alle povere zittelle. Questo atto di umanità 
e di vera filosofia trasse dagli occhi di tutto 
il popolo lagrime di tenerezza e di gratitu- 
dine, e specialmente allorché fu veduto il 
cadavere di quel gran Principe condursi 
privatamente al sepolcro, seguitato solo dai 
figli, dai parenti, e dai Cavalieri di S. Ste- 
fano . 

I principj del governo di Cosimo IL fi- 
glio e successore di Ferdinando furono illu- 
strati dalla celebre scoperta de' Satelliti di 
Giove fatta dal gran Galileo, il quale in ono- 
re appunto di questo Principe diede il no- 
me di Stelle Medicee agli astri da lui nuo- 
vamente scoperti. Non minore splendore 



38 PALAZZO 1609 

arrecò al giovine Granduca la solenne Am- 
basciata speditali dal famoso Cha-Abbas So- 
fì di Persia, e il refugio che venne a cercar 
presso lui il Sultano Jachia, che asseriva es- 
ser fratello maggiore di Achmet gran Signo- 
re dei Turchi . Furono i due personàggi 
splendidamente alloggiati in Palazzo Pitti. 
L'Ambasciatore Persiano giunto a Firenze 
nel mese d'agosto dell'istesso anno 1609 ac " 
compagnato da alcuni magnati di sua nazio- 
ne, si presentò a Cosimo IL, e con tutto il 
fasto, e le cerimonie analoghe al costume 
del suo paese, gli consegnò le lettere del 
Soli che erano indirizzate a suo padre. Ten- 
devano esse ad impegnar il Granduca a for- 
mare una lega contro il Turco destinata a 
molestarlo per mare, mentre le armi di Per- 
sia assalito lo avrebber per terra . 

Ciò che per altro riuscir dovette assai più 
gradito al cuore di Cosimo , si fu il primo 
parto della sua sposa da lui teneramente a- 
mata, e che lo rese padre di un figlio ma- 
schio il dì 14 Luglio 161 o. Fu battez- 
zato nella Cappella del Palazzo Pitti, e l6l ° 
gli fu imposto il nome di Ferdinando . Tut- 
ta la Toscana partecipò in tale occasione del- 
la gioja del Granduca ; e la nascita del Prin- 
cipe Ferdinando fu solennizzata con lietissi- 
me feste pubbliche e private. 

Durante il breve regno di Cosimo IL la 
storia toscana fa menzione assai spesso del 
Palazzo de' Pitti. Il dì 29 Dicembre 161 1$ 



i6iO DE* PITTI 39 

fu ivi ricevuto con grande onorificenza il 
Cardinal Gonzaga, che venia da Roma per 
I andare a prender possesso del Ducato di 
Mantova. Nel 5 maggio 161 3 vi furo- 
no solennemente celebrate le nozze tra 
il Duca d'Onano ed una sorella del Duca 
. Du Maine, alle quali assistè il Granduca con 
tutta la Corte, e più di 100 Dame fiorenti- 
ne. Il Principe di Borbone Duca di Vendo- 
me, figlio naturale di Enrico IV. e Gran 
Priore di Francia ebbe albergo nel Palazzo 
medesimo il dì 24 Ottobre 161 5 , nel suo 
rapido passaggio per Firenze , venendo da 
Roma , e andando ad imbarcarsi a Livorno. 
. . Appartiene parimente all'anno i6i5 

i6i5 Y - • 1 11 • • • 

la solenne cerimonia della imposizione 
della berretta Cardinalizia al Principe D. 
Carlo fratello del Granduca, eseguitasi il dì 
16 dicembre nella cappella dell' istesso Pa- 
lazzo, il quale diede ricetto l'anno seguente 
al Principe Guidobaldo della Rovere Duca 
d'Urbino, ed al Duca di Mantova nel 
1617. Venne questo Principe il dì 5 
Febbraio in qualità di sposo di Caterina 
de' Medici sorella del Granduca Cosimo, 
e due giorni dopo , vale a dire il dì 7 di 
quell' istesso mese, passò egli alla effettiva 
celebrazione delle nozze con quella Prin- 
cipessa nella Chiesa metropolitana, e fu de- 
corata l'augusta funzione con tutta quella 
magnificenza che era orinai divenuta fatui- 
bare alla casa Medici . Pretendasi che que- 
sto matrimonio costasse la vita alla Princi- 



4o PALAZZO ,6 l7 

pessa Eleonora sorella maggiore della sposa, 
essendosi ella fortemente accorata nel veder 
maritarsi la minor sorella prima di lei. Ciò 
per altro non era avvenuto se non per mo- 
tivo che la Granduchessa madre aveala de- 
stinata ad un più eminente partito, alla ma- 
no cioè del Re di Spagna Filippo 111. rima- 
sto vedovo già da qualche tempo. Qualun- 
que ne fosse la causa, certo egli è che que- 
sta Principessa andò sensibilmente deterio- 
rando ogni giorno in salute, dall'epoca de- 
gli sponsali della sorella, finche in ultimo 
cessò di vivere nel Palazzo de' Pitti il «lì 2cj 
novembre di quell'anno 1617, in età di 
anni 24. 

Anche lo stato di salute in cui già da quel- 
che tempo ritrovavasi il Granduca era ben 
lungi da farne presagire una lunga vita . Ad 
onta delle quasi continue sue indisposizioni 
non cessava egli peraltro di occuparsi inde- 
fessamente degli affari di stato, ed eziandìo 
di tutto ciò che potea dar lustro al suo re- 
gno, mediante qualche nobile monumento 
che ne tramandasse la memoria alla più tar- 
da posterità. Con sì lodevole mira fece egli 
collocare nel giardino di Boboli la superba 
vasca di Granito dell'Elba nel posto ove an- 
che di presente si mira, tutta di un sol pez-^ 
zo, e di braccia 40 di circonferenza, lo che 
avvenne il dì 18 del mese di giugno 1618. 
Né qui si limitarono già le idee gran- 
diose di questo Principe; imperciocché 



i6iS DE* PITTI 4 r 

fn egli che concepì il disegno di accrescere 
il Palazzo Pitti coli' aggiunta dell'ala che 
guarda verso tramontana; della qual fabbri- 
ca gettata fu la prima pietra il dì ig mag- 
gio 1620. Il Granduca benché infermo 
1620 ° 

ed obbligato a giacersi in letto volle 

aver parte a questa cerimonia; laonde con 
solenne formalità fu portata quella prima 
pietra in sua camera, ed ivi essendo stata 
benedetta in sua presenza, egli stesso vi po- 
se sopra la calcina con una cazzuola d 1 ar- 
gento. Nel fondamento di questa fabbrica 
furono sotterrate dentro una cassetta di 
piombo, insieme con molte medaglie e mo- 
nete d'oro e d'argento, le tre seguenti Iscri- 
zioni, composte le prime due da Andrea 
Salvadori, la terza da Pietro Vettori il gio- 
vane, che sembrano risentirsi alquanto del 
gusto men buono, che da qualche tempo 
era già invalso nella italiana letteratura: 

I. 

Christinae Lotharingiae incertum habes 

POSTERITAS FUERIT NE FeRDINANDI 1. CONIU- 
GIO , an Cosmi II. partu felicior; hoc 

AUTEM CONIUGIO ET PARTU RELIQUAS SUAE 
AETATIS HEROiNAS SUPERASSE CERTUM HABES . 

II. 

Cosmi IL mag. etr. duc. et Mariae Mag- 

DALENAE AUSTR. PRINCIPES FILIOS , ETRURIAE 
REGIAM NUNQUAM CONCUSSA TERRA AETER- 
NUM SERVA, ET DIRA PARCITE AETATIS ARMA ; 

5 



4^ PALAZZO 1610 

OPTIMUS ENIM GENITOR NON HUMANI FASTUS , 
SED JUSTITIAE AG P/ETATIS FUTURUM DOMICI- 
LIUM, HAEC POSUIT MONUMENTA. 

III. 

Maria Magdalena austriaca imperatorum 
neptis, patruelis, soror , cosmi ii. mag. 
etr. duc. uxor , ne felicissimi talami so- 
cia ab ullo cujusque gloriae monumento 
dissociaretur . 

Ben poco sopravvisse il buon Principe, né 
potè certamente veder ridotta al suo termi- 
ne la fabbrica da lui cominciata. Le conti- 
nue infermità sue alternate da diversi acci- 
denti tenuta aveano in una penosa continua 
sospensione gli animi dei Toscani fra la spe- 
ranza e il timore. Finalmente estenuato di 
forze a motivo ancora del rigore della sta- 
gione, e debilitato dalla lunghezza del ma- 
le e dalle stesse medicine , sei videro essi 
miseramente rapir dalla morte nella fresca 
età di 02, anni il dì 28 del mese di febbrajo 
1621. Tutti gli ordini di persone piansero a 
calde lagrime le perdita di un Principe for- 
nito di tutte le qualità atte a conciliarsi l'a- 
more de' popoli. Mai infatti non vi fu né 
prima né dopo alcun Sovrano della Casa Me- 
dici amato al pari di lui. La clemenza, la 
tolleranza, la moderazione, formavano il 
carattere di Cosimo II. ed il trasporto con 
cui amava e beneficava i suoi sudditi, lo ren- 
deva ad essi adorabile. Condannato in letto 



itfao DE' PITTI 43 

dalle lunghe infermità soffriva non solo con 
rassegnazione, ma anche con ilarità i suoi 
mali, compiacendosi di veder gustare agli 
altri di quei piaceri de'quali era egli necessi- 
tato a privarsi . Il suo breve governo, ogget- 
to perpetuo delle benedizioni di tutto il suo 
popolo , fu ugualmente favorito dalle bene- 
dizioni del cielo, ed ebbe morendo la con- 
solazione di lasciar la Toscana nel più flori- 
do stato che avesse goduto giammai . 

Tre anni dopo la morte del marito la 
Granduchessa Maddalena d'Austria, ebbe la 
contentezza di rivedere in Firenze l'Arcidu- 
ca Carlo suo fratello, il quale fu alloggiato 
in Palazzo Pitti con tutte le onori6cenze do- 
vute al suo rango , ed alla stretta sua paren- 
tela con la Casa Medici, il 3o settembre del- 
l'anno 1624. Era egli di passaggio, e 
1 2 ^ andava ad imbarcarsi a Livorno alla 
volta del Portogallo, ove dirigevasi in qua- 
lità di Viceré di Filippo III. Re di Spagna. 
Durante il non lungo soggiorno di lui in 
Firenze, tra le altre feste che a sua contem- 
plazione furono date, vi ebbe in Palazzo la 
Rappresentazione della Storia di Santa Or- 
sola, dramma spettacoloso in musica, con 
macchine e prospettive teatrali , che riusci- 
rono affatto maravigliose, inventate e diret- 
te dal celebre architetto Giulio Parigi. 

Un altro fratello della Granduchessa, 
Leopoldo d'Austria, fa la sua comparsa nel 
Palazzo dei Pitti il dì 25 Dicembre i6a5. 



44 PALAZZO- 16*4 

Destinato egli era in isposo della Principes- 
sa Claudia defedici, cognata della Grandu- 
chessa e vedova già del Principe Federigo 
della Rovere figlio del Duca d'Urbino; ma 
essendo allora quel Principe Vescovo d'Aug- 
sbourg, e suddiacono, conveniva ottener 
prima la dispensa Pontificia per isciogliersi 
dai vincoli ecclesiastici, ed a tale oggetto ei 
si condusse a Roma subito dopo avere sti- 
pulato gli articoli de' suoi futuri sponsali. 
Ritornò in Firenze il dì 6 Gennajo i6:a5, 
incontrato fino a San Gasciano dai pupillo 
Granduca, e magnificamente introdotto in 
città, ed alloggiato in Palazzo de' Pitti 

., bb . ,. 1616 

con tutto il suo seguito non minore di 
8o individui. Essendosi pochi giorni dopo 
portata la Corte a Pisa per passarvi, secon- 
do il consueto, i più rigidi mesi dell' inver- 
no, la celebrazione del matrimonio non eb- 
be luogo che il 2,3 Marzo dì quell'anno . La 
ceremonia fu eseguita con la più gran pom- 
pa e suntuosità nel Duomo di Firenze; ed 
il Palazzo Pitti nuovamente adorno, per dir 
così, della veste nuziale, solennizzò questo 
illustre Imeneo, con feste e spettacoli non 
minori né meno splendidi di tanti altri che 
si erano veduti precedentemente in somi- 
glianti occasioni. 

Né lungo tempo ozioso rimase questo Pa- 
lazzo dopo la partenza degli Sposi per la 
Germania . La comparsa in Firenze del Car- 
dinal Barberino nipote del Papa, venendo 



t 6i6 CE f ITTI 45 

dalla legazione di Spagna, vi ricondusse lo 
strepito delle pompe e degli spettacolosi di- 
vertimenti. Smontò egli alla porta del Pa- 
lazzo il dì il Settembre dell' istesso anno , 
ove fu ricevuto allo sparo di tutte P artiglie- 
rie della città, e con ogni sorta di magnifico 
trattamento solito praticarsi coi Cardinali 
Legati, allorché specialmente riunivano la 
qualità di Nipoti Santissimi . Fu a riguardo 
di lui rappresentata nella sala maggiore PO-* 
pera intitolata la Giuditta composta dal 
Salvadori, con un balletto nel fine di essa 
eseguito dai paggi di Corte. L'Accademia 
della Crusca , che godeva allora di molta ce- 
lebrità per le recenti sue controversie col 
gran Torquato Tasso , fu onorata in tale oc- 
casione dalla presenza del Cardinale , che 
volle assistere ad una solenne adunanza del- 
la medesima (19). 

La storia del Palazzo Pitti è in qualche 

(19) Tutti sanno l'esito delle critiche infelici della 
Crusca contro la Gerusalemme Liberata. Come dunqu© 
il Galluzzi nella sua Storia del Granducato, ha avuto i! 
coraggio d'avanzare , che la Crusca restò vittoriosa in 
quel conflitto, e che le riusci d'avvilire quel gran poe- 
ta? Invece di adulare con simili assurdità quell'Istituto 
accademico certamente per tanti titoli rispettabilissimo 
e benemerito somnamente della lingua e letteratura ita- 
liana , era assai miglio che quello scrittore ne avesse un 
po' meno conculcai i precetti in fatto di lingua. Ci a- 
vrebbe cosi rispirmiaro tanti solecismi e gofft errori 
grammaticali cheformicolano da per tutto in quell'ope- 
ra, la quale d' alronde è assai ben pensata , specialmen- 
te ove troppo noi si vede prevalere lo spirito di partito., 
e r opinione fayaita del giorno . 

5, 



46 PALAZZO 1626 

guisa la storia dei matrimonj della famiglia 
Medicea. Quello tra il Principe Odoardo 
Farnese Duca di Parma, e la Principessa 
Margherita de* Medici figlia di Cosimo IL fu 
stipulato in questo Palazzo alla presenza dei 
Cardinali Aldobrandini e Ludovisi interve- 
nutivi espressamente da Roma il dì 3 dei 
mese d'Ottobre 1628. Due giorni do- 
po fece il suo ingresso in Firenze allo 
sparo delle artiglierie il Duca sposo, rice- 
vuto poi con tutti gli onori nel Palazzo dei 
Pitti . 11 giorno 1 1 dell' istesso mese, giorno 
in cui ebbe luogo nelle Chiesa metropolita- 
na la solenne cerimonia nuziale, fu termi- 
nato con una lieta e superba danza nella 
maggior sala di quel Palazzo, ove compar- 
vero più di 200 dame riccamente e vaga- 
mente vestite. Durante il ballo prepara vasi 
nella sala detta delle nìcchie un suntuoso 
rinfresco di diverse sorti di confetture tutte 
lavorate a disegno , a rappresentanti alcuni 
celebri fatti di mitologia e di storia. Allor- 
ché tutto fu in pronto, si vide immediata- 
mente popolarsi la sala da un gran numero 
di convitati ammessi a godere del superbo 
banchetto in compagnia della Corte e dei 
giovani Sposi . Poche sere dopo si eseguì 
sulla piazza de' Pitti altra gran fèsta di ballo 
con torneo di cavalli. L'imnensa quantità 
degli spettatori che distintamente vedevansi 
come di pien mezzogiorno alo splendore di 
migliaja e inigliajadi lumi, formava intorno 



l(S 2 8 DE PITTI 47 

alla piazza il più stupendo colpo d' occhio < 
L'arrivo*in Firenze del Duca di Guisa , e 
PonorevoI ricevimento <Ji lui in Palazzo Pit- 
ti è ciò che s'incontra nella storia di quello 
dall'epoca qui sopra notata fino al dì 2 Set- 
i63 tembre i63i. Un Duca di Guisa fuggi- 
to di Francia e ricovratosi presso la 
Corte Medicea, affine di sottrarsi alla per- 
secuzione implacabile del Cardinale di Ri- 
chelieu , è un personaggio di per se stesso 
abbastanza interessante per figurar degna- 
mente ne' fasti del Palazzo di cui si ragiona. 
Ma interessante è molto più la circostanza 
che segnalò eventualmente il giorno dell'ar- 
rivo del Duca in Firenze. L'orribile peste, 
che pel corso di 1 3 mesi avea desolata que- 
sta città con tutto il resto della Toscana, 
pretendesi che cessasse del tutto in quei 
giorno ; onde ne furono fatti nella Metropo- 
litana solenni rendimenti di grazie, Avea 
durato il flagello dai primi d'agosto i63o fi- 
no al settembre i63i. „ Nella sola città di 
,, Firenze (dice il cronista che d'ordina- 
rio seguitiamo (20) ) morirono g,5oo perso- 
„ ne, per quanto appare dai libri di Sani- 
„ tà; ma il numero effettivo dovette esser 
„ molto maggiore; perchè la Compagnia di 
„ Misericordia avea ordine di mano in ma- 
„ no dalla Sanità di andare a portar via un 
„ morto, e talvolta invece di uno, ne por» 

(20) Settiman. eron. MS. all' anno i63i. 



48 PALAZZO ,63, 

^, lavano via due e tre, quanti ne trovavano 
„ in casa, mentre al libro della Sfinita se ne 
„ registrava uno solo. Quelli che risanaro- 
è , no nei lazzeretti furono 23oo. „ 

La smisurata ambizione e prepotenza del- 
l' istesso Cardinale di Richelieu primo mi- 
nistro di Luigi XIII, condusse poco tempo 
dopo in Firenze, e quindi in palazzo dei 
Pitti, altri due illustri ospiti, la sorte dei 
quali sembrava anche più da compiangersi 
che quella del Duca di Guisa . Erano essi ii 
Duca di Lorena Francesco IL e la Duches- 
sa Claudia sua consorte. Spogliati quasi to- 
talmente dei loro Stati, parte per gli artifizi 
parte per aperta violenza di quel famoso 
Cardinale ministro, e trattati nella stessa lo- 
ro capitale più come prigionieri che come 
Sovrani, risolvettero finalmente di sottrarsi 
con la fuga ad una sì miserabile situazione» 
11 Duca travestito, avendo potuto evadere 
dal castello^ si ridusse di notte in casa di un 
suo confidente, ove la Duchessa vestita da 
lacchè, si riunì dopo al consorte. La diffi- 
coltà maggiore era quella di poter uscire 
sconosciuti dalle porte di Nancy. Per elude- 
re la vigilanza della guardia francese, il Du- 
ca si tagliò i capelli, e vestissi da carbonajo, 
mentre la Duchessa in abito della più schi- 
fosa villana lo seguitava portando sulle spal- 
le un carico di letame . Riusciti in tal guisa 
a passar le porte senza esser osservati , fece- 
ro a piede qualche lega sempre fuori della 



i63i DE' PITTI 4{? 

strada maestra, finché giunsero a salvamene 
to in un luogo ove trovarono de' loro più fi- 
di servitori con cavalli e quant' altro iacea 
di mestiere per un lunoo viario .Non ostan- 
te alcuni leggieri incomodi sopravvenuti al- 
la Duchessa, la quale in età molto giovane, 
era di una complessione assai delicata, e non 
usa certamente a soffrir le fatiche e i disagi, 
poteron proseguire il cammino alla volta di 
Italia , passando per la Borgogna negli stati 
del Duca di Savoja; quindi a Milano ed a 
Genova, di dove per mare giunsero in fine 
a Livorno. Prevenuro il giovine Granduca 
Ferdinando 11. della loro risoluzione di ri- 
fugiarsi in Toscana, si diede ogni premura 
per usar verso di essi non solo quegli atti che 
esige la più cordiale ospitalità, ma ancora 
tutte quelle dimostrazioni ed ufizj che po- 
tessero contribuire a sollevar lo spirito di 
Principi oppressi dalla più ingiusta e crude- 
le violenza. Né a ciò il movea solamente la 
sua naturale generosità e bontà di cuore, ma 
altresì il riflesso di far cosa gratissima alla 
Granduchessa Cristina sua avola, e parente 
strettissima di quegli sventurati Sovrani. Si 
preparò pertanto in Firenze un incontro ai 
«uovi ospiti splendidissimo e dell' ultima 
magnificenza. Il Granduca con tutta la sua 
Corte ed i principali della Nobiltà fiorentina 
si portarono a cavallo a riceverli otto miglia 
in distanza dalla città . Il Duca di Guisa che 
godeva dell' istesso rifugio, come si è nota- 



So PALAZZO i63i 

io qui sopra, accresceva con la sua presen- 
za lustro e decoro alla nobile comitiva . Te- 
nerissimo fu rincontro quanto mai dirsi 
possa ; e le offerte del Granduca dettate dal 
cuore e non dalla ostentazione trassero le 
lagrime dagli occhi di quei Principi, non 
meno che di tutti gli astanti. Giunti in Fi- 
renze il dì 28 maggio 1634, smontarono al 
palazzo de' Pitti , ove nulla si omise per par- 
te del Granduca e della Granduchessa di 
quanto potea servire a disacerbar l'animo 
degli illustri ospiti, amareggiato da tante 
sventure . Parvero essi costantemente in- 
consolabili, non trovando altro conforto che 
nella solitudine; finche dopo 29 mesi di sog- 
giorno in Toscana il dì 3o ottobre del- 
l'anno i636 partirono alla volta della 
Germania , a reclamar ivi la protezione del- 
l' Imperatore Ferdinando IL 

Trovavansi essi da pochi mesi in Firenze 
allorché si celebrarono le nozze del Gran- 
duca Ferdinando con la Principessa Vittoria 
della Pvovere Duchessa d'Urbino. La fun- 
zione si eseguì privatamente nella Cappella 
del Palazzo Pitti il dì 2 agosto dell'anno 
stesso 16^4. ) col solo intervento dei nomi* 
nati Principi di Lorena e di quelli della fa- 
miglia. Non saprebbe rendersi per avventura 
una ragione plausibile della poca o niu,na 
solennità di queste nozze,* certo egli è tut- 
tavia che in tale occasione non furono pun- 
to imitati gli esempi di magnificenza e di fa- 



,636 *> E ' PITTI 5r 

sto, che aveano accompagnato i precedenti 
matrimonj Medicei. 

In due. altre occasioni nel corso da' due 
anni consecutivi è rammentato il Palazzo 
de' Pitti dagli Sforici e Cronisti fiorentini 4 
In primo luogo per l'arrivo in Firenze il 3o 
agosto i634, di Monsignor Mazarino , che 
fu poi il celebre Cardinale di tal nome, il 
quale spedito da Urbano Vili. Nunzio straor- 
dinario in Francia, fu ricevuto e trattato 
splendidamente in questo Palazzo ; in secon- 
do luogo per la morte quivi accaduta della 
Granduchessa Cristina di Lorena , il dì 20 
decembre dell'anno i636 nella sua età 
di 75 anni. Era stata moglie di Ferdi- 
nando I., madre di Cosimo II. ed avola del- 
l' attuale Granduca Ferdinando II. Princi- 
pessa di ottimi costumi , religiosissima, be- 
nefica e caritatevole verso i poveri, fu essa 
universalmente compianta, lasciando lungo 
desiderio di sé nella propria famiglia , egual- 
mente che in tutta la Toscana . 

Le feste che, come è stato di sopra osser- 
vato, non ebbero luogo nella celebrazione 
del matrimonio tra il Granduca e la Princi- 
pessa Vittoria della Rovere, si trovano rife- 
rite all'anno 16^7 nel dì 7 di luglio. Furo- 
no osse precedute dalla incoronazione di 
quella Principessa eseguitasi solennemente 
in Duomo, e consisterono presso a poco nel- 
le solite dimostrazioni di gioja, giostre, con- 
viti , illuminazioni, feste di ballo, e spetta- 



D2 PALAZZO ,636 

coli scenici, cose tutte alle quali servirono 
di teatro il Palazzo de' Pitti ed i suoi an- 
nessi (21). 

Sembra che un tal matrimonio sia rima- 
sto per molto tempo infecondo, giacché sol- 
tanto al 1643 si trova menzione della 
nascita di un primo figliuolo sotto di ' * a 
i4 agosto. Fu questi Cosimo, terzo poi di 
tal nome tra i nostri Granduchi , battezzato 
allora privatamente nella Cappella del Pa- 
lazzo alla presenza del padre e di tutti i Prin- 
cipi e Principesse della famiglia. Il solenne 
battesimo si effettuò soltanto tre anni 
dopo, il 25 giugno 1645, essendogli ' * 
stato Compare il sommo Pontefice Innocen- 
zo X., le di cui veci furono eseguite dai 
Cardinal Ludovisi Arcivescovo di Bologna. 

Nei primi giorni del «seguente anno 
1646, i4 Gennajo, furono nel Palazzo l6 ^ 

(21) Veci. Descrizione delle Feste fatte in Firenze per 
le Reali nozze dei Serenissimi Sposi Ferdinando II. Gran 
Duca di Toscana e Vittoria della Rovere Duchessa d'Ur- 
bino . Firenze per Zanobi Pignoni i6?7. È preceduta 
questa Descrizione da un Dramma per musica in 5 atti 
di Gio. Carlo Coppola napolitano, che fu rappresentato 
nei Cortile del Palazzo Pitti ridotto in Forma di teatro , 
con macchine e decorazioni affatto magiche del celebre 
Architetto Alfonso Parigi. Il Dramma è intitolato Le 
JSozze degL Dei Vi figurano tutti i Numi celesti, ter- 
restri, marini, e infernali. Il Componimento è per altro 
mancante di condotta , d' interesse e di buona poesia. 

Sembra del resto che si rilevi da questa Descrizione di 
Feste, che il motivo per cui il Matrimonio di Ferdinan- 
do II. effettuato nel i634, non si solennizzò se non nel 
t637, si fu l'età della giovane Sposa tuttavia immatura 
alla prima di dette epoche . 



,646 »»' PITTI 53 

di cui si parla segnati gli articoli degli spon- 
sali intra la Principessa zinna de' Medici so- 
rella del Granduca Ferdinando il., ed il 
Giovane Arciduca d'Austria Fedinando d' 
Inspruek, nato anch' egli da una Medici, 
( Claudia ) . Tre giorni dopo se ne celebrò 
pomposamente il matrimonio nella Metro- 
politana , ove la Principessa fu sposata per 
procura dal Granduca suo fratello. Suntuo- 
se veramente e brillanti furono le feste che 
solennizzarono tali nozze; se non che di gran 
lunga superiori comparvero quelle che sei 
anni dopo furono daie a contemplazione di 
questa medesima Principessa venuta di Ger- 
mania in Firenze il dì 20 Aprile 1602 
32 a riabbracciar la sua famiglia, in com- 
pagnia dello sposo e degli arciduchi Carlo e 
Sigismondo suoi Cognati. Trovaronsi quivi 
presenti in tale occasione il Duca e la Du- 
chessa di Mantova, questa pure di casa Me- 
dici . Tra le diverse feste e spettacoli che 
servirono in tal circostanza a recar sollazzo 
ai Regj Ospiti , non vuoisi tralasciar di far 
parola del balletto di Cavalli eseguito nel- 
r anfiteatro di Boboli che guarda il Cortile 
di Palazzo Pitti . Operarono in questo bal- 
letto 52 Cavalieri in diverse squadre divisi, 
e vestiti superbamente a differenti colori. 
Muoveansi i Cavalli maravigliosamente, a 
tempo di suono proveniente da un concerto 
-gradevolissimo di varj musicali strumenti, 
formando infiniti vaghissimi .intrecciamenti 

6 



54 PALAZZO ,65 2 

con beli' ordine e precisione ammirabile. 
Capo e Principe della festa fu il giovane Co- 
simo Principe ereditario; e siccome erasi 
scelto il tempo di notte per dar risalto mag- 
giore allo spettacolo, tutto 1' anfiteatro ri- 
splendea per ogni parte d'immenso nume- 
ro di fiaccole, che rendevano una luce non 
inferiore a quella del più bel giorno. 

Due anni dopo, cioè nel 1 654 il dì 
20 Marzo, il Palazzo de Pitti diede al- l654 
bergo al Principe Adolfo, Conte Palatino e 
Fratello del Re di Svezia . Ciò che havvi di 
più rimarcabile in questa circostanza si è 
che nel Palazzo medesimo fu tenuta alla 
presenza di quel Principe una solenne adu- 
nanza dell' Accademia della Crusca, in cui 
recitossi una Orazione e varie poesie in lode 
di esso. 

Un'altra celebre Accademia che s'inalzò 
in un momento ad una straordinaria rino- 
manza per tutta l' Europa , ebbe il primo suo 
nascimento nel Palazzo de'Pitti , poco dopo 
quest'epoca, e chiamossi Y Accademia del 
Cimento . Prima del gran Galileo tutta pres- 
so a poco l' umana filosofia consisteva in una 
cieca e fanatica venerazione per tutto ciò 
che era stato pensato e detto da Platone, o 
da Aristotile. Questi due famosi Filosofi 
vissuti più di duemil'anni avanti , e diver- 
sissimi di principj e di massime, divideano 
in quel tempo la classe scienziata degli uo- 
mini in due sette estremamente animose Tu- 



i654 'DE' PITTI 55 

na contro l'altra, se non che la scuola Ari- 
stotelica avea già acquistata molta preponde- 
ranza sulla scuola rivale. L'esperienza, eia 
osservazione su i fenomeni fisici e morali , 
non entravano per nulla nelle vane sotti- 
gliezze d'ambedue. La dottrina del Galileo 
rivolta sempre a spiare le operazioni della 
natura, ed a cercar da per tutto la verità, 
avea dato già un gran tracollo al Peripateti- 
cismo , e spianata affatto la strada ad una 
nuova filosofia. Bisognava che una famiglia 
principesca vi si mescolasse, non già come 
semplice Mecenate } ma come appassionata 
coltivatrice della scienza ; e questa fu ap- 
punto la famiglia de' Medici. Il Granduca 
Ferdinando IL e il Principe Leopoldo suo 
fratello divenuto in seguito Cardinale, si po- 
sero eglino stessi alla testa di tutti i bell'in- 
gegni fiorenti allora in Toscana , ed usciti 
quasi tutti dalla scuola del Galileo, de' qua- 
li formossi l' Accademia così detta del Ci- 
mento , qual titolo viene a spiegar l'indole 
e la natura particolare delle occupazioni di 
quella società, consistenti in osservazioni ed 
esperienze sulle cose naturali. Suppliva la 
regia munificenza del Granduca alla spesa 
senza dubbio immensa degli strumenti, del- 
le macchine, della corrispondenza con gli 
esteri, e di quant'altro fosse necessario al- 
l'andamento di quell'illustre ed interessan- 
te istituto, il primo certamente che sia com- 
parso in quel genere in Europa, il dì 19 



58 PALAZZO 1654 

giugno dell'anno 1667 ebbero principio in 
Palazzo Pitti le seca de miche operazio- 
ni. Potea ciascuno proporre quegli spe- ' 
rimenti che giudicava opportuni, ma il so- 
lo Principe Leopoldo, che in cognizioni e 
talenti non era inferiore ad alcun altro dei 
socj , dovea ordinarli e dirigerli . Non durò 
questa Accademia disgraziatamente che pel 
corso di soli nove anni , poiché la soverchia 
emulazione produsse, com'è solito, la di- 
scordia tra quei filosofi, genia per avventu- 
ra intollerante e irritabile nulla men che i 
poeti; e specialmente, perchè il Principe 
Leopoldo, che ne era come lo spirito vivifi- 
catore, dovè partirsi da Firenze e stabilire 

il suo ordinario soggiorno ; n Roma, essen- 
do ' 

do stato rivestito poco prima della porpora 
cardinalizia . 

Ad una visita alquanto straordinaria tro* 
vossi il Palazzo de' Pitti nel dì 27 geo* 
najo 165^. Presentaronsi in tal giorno l 9 
alla udienza dal Granduca Ferdinando IL 
due Ambasciatori spediti in gran pompa e 
formalità da Alessio Granduca di Moscovia. 
Il cerimoniale che osservarono essi in tale 
occasione fu trovato di un assai singoiar ca- 
rattere, avuto riguardo ai costumi univer- 
salmente praticati a quei tempi in Europa. 
Uno di essi tirò fuori con gravità il dispaccio 
del suo Sovrano, lo baciò rispettosissima- 
mente, se lo pose quindi sopra la testa , ed 
in tal guisa presentoilo al Granduca. A con- 



i65 9 DE' PITTI $7 

templazione di questi Ambasciatori furono 
date diverse feste in Palazzo , tra R? quali una 
cantata in lode del Monarca moscovita; ed 
ogni volta che pronunziavasi dai cantori il 
nome di lui , gli Ambasciatori inchinavansi 
profondamente fino a terra; lo che combi- 
nandosi con le frequenti ripetizioni proprie 
della nostra musica, dovette riuscire un af- 
fare altrettanto per essi incomodo, quanto 
comico e piacevole per gli astanti. Questa 
solenne ambasciata non avea altro oggetto 
che di ringraziar Ferdinando delle cortesie 
da lui usate ad un'Inviato Russo, che tre 
anni prima era stato di passaggio in Firenze* 
Il ricevimento del Sig. De Colbert, che 
precede d'un sol giorno la nascita del se- 
condogenito di Ferdinando, rammenta di 
nuovo il Palazzo de' Pitti neil' anno 
1660 1660. U Sig. De Colbert, che fu poi il 
celebre ministro di questo nome, alloggiò 
in detto Palazzo il dì n novembre. Spedi- 
vasi a Roma da Luigi XIV. all'oggetto di ac- 
comodare alcune vertenze tra quel monarca 
ed il Pontefice Urbano Vili. Il giorno do- 
po, 12. novembre , nacque il Principe sopra 
mentovato, a cui fu posto nome Francesco 
Maria. Diedesi in tale occasione sulla piaz- 
za de' Pitti uno spettacolo che riuscir do- 
vette piacevolissimo alla moltitudine, v fu 
quello d'una bella fontana di vino che du- 
rò a gettare per tre giorni continui, e di 



58 PALAZZO 1660 

cui non è <J a dire se la plebe seppe profit- 
tare. 

L'anno 1688, i3 gennajo, si cele- 
brarono le nozze del principe Ferdi- x66 
nando primogenito del Granduca Cosimo 
III., e quelle della Principessa Anna Maria 
Luisa de' Medici sua sorella il dì 29 aprile 
dell'anno 1 691. Sposò il primo la Prin- 
cipessa Violante Beatrice di Baviera; là ! 9l 
seconda, il Principe Giovanni Guglielmo E- 
lettor Palatino. Sono questi i due ultimi 
matrimonj Medicei che siansi festeggiati con 
apparato di solennità e di pompa nel Palaz- 
zo de' Pitti; ma non sono gli ultimi di que- 
sta famiglia che sieno riesciti infelici, e ciò 
che parve anche peggio, infecondi. Quello 
di Giovan Gastone secondogenito di Cosimo 
con la Principessa di Saxe Lavembourg fu 
effettuato nel 1697 in Germania, e quello 
dell'ex Cardinale Francesco Maria fratello 
dal nominato Granduca con la Principessa 
Eleonora di Gonzaga ebbe luogo in Firenze 
nel 1709, l'uno e l'altro senza alcuna di- 
mostrazione di pubblica allegrezza. 

La sterilità quasi prodigiosa di tutti que- 
sti matrimonj produsse infine per necessa- 
ria conseguenza l'estinsione della Casa Me- 
dici, illustre quanto altra mai tra le famiglie 
che abbiano avuto impero su i popofc, e be- 
nemerita in sommo grado delle lettere, del- 
le arti e delle scienze, talché la gloria dei 
Sovrani Medicei vivrà altrettanto immorta- 



ifyi DE 5 PITTI 5g 

tale quanto il secolo a cui essi han dato no- 
me, quanto le opere insigni che hanno ec- 
citate e protette, e quanto i monumenti 
grandiosi che eglino stessi hanno inalzato. 
Lungo ed inopportuno sarebbe qui il ri- 
portare tutte le agitazioni , tinti gl'intrighi, 
tutti i negoziati de' quali dovette esser testi- 
mone il palazzo de* Pitti negli ultimi anni 
di Cosimo lll.(2i) ed in tutto il tumultuoso 
regno di Gìovan Gastone, Principe di ec- 
cellenti qualità, ma infelicissimo nel corso 
intiero della sua vita, prima per la durezza 
del padre , poi pel carattere stavagante del- 



(21) In questi ultimi anni di Cosimo e precisamente 
nei mese di marzo 1709 venne in Firenze e fu splendi- 
damente accolto in palazzo Pitti Federigo IV. Re di Da- 
nimarca, che sull'esempio del Czar Pietro, viaggiava 
per l'Europa.,, Fu osservato, dice il Galluzzi, che la 
vanità e l'ambizione vinsero nel Granduca in tale occa- 
sione P ipocrisìa, poiché per divertire il suo ospite non 
ebbe riguardo a promuover dei balli e degli spettacoli 
in quei giorni che la Chiesa consacra alla contemplazio- 
ne deiU passione del Redentore,, . Si trattenne il Re in 
Firenze 40 giorni . In questo tempo frequentò égli spes- 
sissimo uno dei monasteri della città ove era una Mo- 
naca stata già sua amante. In un antecedente viaggio da 
lui fatto prima d'esser Rè avea veduto in Lucca una gio- 
vanetta di cui si era perdutamente invaghito, e da cui e-» 
ra perfettamente corrisposto; dimodoché, dopo < h' ei fu, 
partito, non volendo esser d'altri, risolse ella di mona- 
carsi in un convento di Firenze. Era questa la Religiosa 
che attirava le visite di S. M. „ godendo egli, dice il ci» 
tato storico, d'intrattenersi con essa in colloquj ascetici» 
e separandosi con le lagrime, e con espressioni di par- 
zialità per il cattoìicismo. „ Questi è quel Re di Dani- 
marca a cui appartiene l'iscrizione in marmo che è sopra 
la Porta a San Gallo, 



6ò PALAZZO ì 4 9l 

la moglie, ed infine per le continue ama- 
rezza ed angustie in cui fu tenuto dai Mi- 
nistri delle potenze Europee, ciascuna delle 
quali non solo volea darli un successore a 
suo modo, ma tentava ancóra, lui vivente , 
d'ingerirsi come per anticipazione, nei go- 
verno della Toscana * Allorquando parve 
che tutte infine si fossero accordate a fargli 
succedere l'Infante Don Carlo primogenito 
dì Filippo V. Re di Spagna , il dì 22 ottobre 
iy3i fu recato al Granduca Giovan Ga- 
stone nel suo Palazzo de' Pitti un di- ì? 
spaccio dell'Imperatore, col quale egli ve- 
niva eletto tutore di quel Principe spagnuo* 
lo; nella qual occasione si vuole che ei co- 
sì si esprimesse ss Mi fanno la grazia di far- 
„ mi tutore di questo Principe, e nell'istes- 
„ so tempo rimettono me nei pupilli jrs * 

L'Infante D* Carlo riconosciuto ormai co- 
me Principe ereditario di Toscana , era 
giunto effettivamente in Firenze, ove fatto 
avea il suo ingresso con molta solennità il 
dì 9 marzo dell'anno iy3i. Andò a smonta- 
re al Palazzo de' Pitti, ove dal Granduca fu 
ricevuto in sua camera , stando egli in letto, 
parte per abituali incomodi di salute, parte 
ancora per sfuggire un incontro d'etichetta. 
Il giorno dopo fu complimentato dal Senato 
e da tutte le altre autorità. Era egli giovi- 
netto di 16 anni , e si dilettava appassiona- 
tamente di caccia , qual divertimento si 
prendeva spessissimo nel Giardino di Bobo- 



, 7 3i DEFITTI DI 

li, tirando ivi alle lepri ed ai tordi che vi 
erano in abbondanza . in un Diario di quei 
tempi MS. (22) si trova che il dì i3 marzo 
dell'anno medesimo, quel Principe passò 
dai Pitti pel corridore alla Galleria in un 
carretto tirato da una Cerva. Dotato com'e- 
gli era di bella presenza, di spirito gajo e vi- 
vace, e di maniere obbliganti e gentili , sep- 
pe ben presto cattivarsi la benevolenza del 
Granduca, e l'amore di tutti, in guisa tale 
che chiamato poco tempo dopo ad altro de- 
stino, lasciò nella Corte e nel popolo Tosca- 
no un vivissimo dispiacere, ed un sincero 
ed universal desiderio di se medesimo. Il 
Granduca Giovan Gastone ne fu afflitto in 
modo particolare, non solo perchè si era e- 
gli cordialmente affezionato a quel giovane 
Principe da lui considerato come suo vero 
figliuolo, ma ancora in veggendo il poco 
conto che faceasi di sua persona e delle sue 
affezioni dalle Potenze straniere, le quali 
trafficavano il suo Stato come una merce 
manesca e transitoria a piacer loro da uno 
in un altro possessore. 1 suoi disgusti non 
faceano che aumentare le già inveterate in- 
fermità sue, per le quali era quasi continua- 
mente obbligato a giacersene in letto . Nella 
circostanza di qualche pubblica funzione fa-, 
ceasi trasportare in sedia da uno in un altro 
appartamento, e non abbandonava che ben 

(22) Settiman. cron. ari. iySi. 



62 PAL4IZO i 7 3i 

di rado la sua veste da camera. Così visse 
egli infelicemente fino all'anno 17^7, 
in cui verso il principio dell'estate es- i? 7 
sendoli sopraggiunta la febbre, accompa- 
gnata da tumefazione di ventre e da altri 
cattivi sintomi, cessò di vivere il dì 9 luglio 
in età di anni 66. Tutta la Toscana pianse 
la morte di questo Principe, liberale , bene- 
fico, compassionevole, degno di miglior 
sorte e di tempi meno tempestosi di quelli 
che bersagliarono continuamente il suo re- 
gno^). 

Mancato V ultimo rampollo maschio di 
Casa Medici nella morte di Giovan Gastone, 
ilPrincipedi Craon Ministrolmperiale prese 
possesso del Granducato a nome del nuovo 
Granduca Francesco di Lorena, a cui, secon- 
do i trattati già stipulati tra le Potenze, era 
stata assegnata la Toscana in compensazione 
del suo antico stato di Lorena incorporato 
definitivamente alla Francia. Egli stesso si 
portò pochi mesi dopo a rallegrare colla sua 
presenza i nuovi suoi sudditi , ed il suo in- 

(23) Non molto avanti la sua morte, parendoli di tro- 
varsi un poco meglio, incominciò a farsi vedere assai 
spesso alle finestre terrene del Palazzo corrispondente 
alla piazza de' Pitti. Accorreva il popolo in folla per ve- 
derlo, ed egli dava a tatti del denaro ; e per avere an- 
che un motivo più plausibile agli occhi dei Ministri Im- 
peri «li , per profondere le sue largita, comprava a ca- 
rissimo prezzo turtociò che gli veniva portato, quadri, 
libri , utensili, manifatture ec. Continuò questa specie di 
fiera parecchi giorni , aumentando sempre , come è ben, 
da credere, il numero dei venditori e degli spettatori . 



17 3 7 be' pitti 63 

gresso in Firenze accaduto nel dì iggennajo 
i j38 , fu de' più solenni e magnifici 

1738 che si fossero per l' innanzi veduti. 1/ 
Arco trionfale tuttora esistente fuori della 
Porta a San Gallo, è un monumento gran- 
dioso di tale avvenimento; che se qutlla 
fabbrica benché imitata dall' antico non è 
per avventura affatto ammirabile pel buon 
gusto in fatto di disegno, lo è almeno per la 
ricchezza della materia e degli ornati. 11 
nuovo Granduca venne a smontare al Palaz- 
zo de' Pitti, ove fu ricevuto con gli onori 
dovutili; ed in mezzo alle giulive acclama- 
zioni di ogni ordine di persone ricevè i con- 
sueti omaggi e giuramenti da tutti i corpi 
dello Stato. 

Non fu lunga la sua dimora in Toscana, 
la quale in assenza di lui, fu governata in 
Reggenza sotto differenti Ministri, fino alla 
venuta di Leopoldo suo secondogenito, il 
quale col titolo di Granduca prese personal- 
mente possesso di questo Stato il dì 11 set- 
tembre dell'anno iy65,nel qual gior- 

17 no e nei consecutivi furono fatte in Pa- 
lazzo de' Pitti diverse feste per solennizzare 
il primo ingresso in Toscana di un giovane 
Principe destinato dalla Provvidenza a for- 
marne la felicità . 

Durante il lungo e felicissimo re^no di 

eopoldo, più e più volte il Palazzo de'Pit- 
ti ha veduto tra le sue mura personaggi di- 
stinti , ai quali vi si sono dati divertimenti e 



64 PALAZZO i 7 65 

feste splendidissime. L' Imperatore Giusep- 
pe li., T Arciduca Massimiliano, l'Arciduca 
Ferdinando allora Governatore di Milano, il 
Re di Svezia Gustavo III., il Granduca delle 
Russie, dipoi Imperatore Paolo I. con la 
Consorte , oltre molti altri di meno alta con- 
dizione, sono stati di tempo in tempo ac- 
colti e trattenuti in questo Palazzo, ma senza 
molto apparato di pompa , forse perchè quei 
personaggi viaggiavano ordinariamente in 
incognito . Non così può dirsi relativamen- 
te ai RR. Conjugi Sovrani delle due Sicilie, 
venuti in Toscana con gran seguito per la 
via di mare nella primavera del 1785. 
Dopo essersi trattenuti in Pisa pel cor- 1? 
so di circa tre settimane (24) unitamente al 
Granduca Leopoldo ed a tutta la sua fami- 
glia, pervennero insieme con esso a Firenze 
il dì 24 Maggio, ed alloggiati nel quartiere 
nobde del Palazzo de' Pitti godettero tra le 
altre di una superba festa di ballo data po- 
chi giorni dopo nel giardino di Boboli tutto 
quanto illuminato in tempo di notte e che 
formava un colpo d'occhio veramente magi- 
co e delizioso (25); nel tempo che il Palazzo 
istesso tufo illuminato risuonava egli pure 
dell'armonia di liete danze, e ridondava 

(24; Vedi Notizie storielle elei palazzo di Pisa. 
(25; Una festa simile ebbe luogo in detto giardino in 
occasione delle nozze dell' Arciduchessa Maria Teresa fi- 
glia di Leopoldo col Principe Antonio di Sassonia il dì 8 
settembre 1787. 



1? S5 be' pitti 65 

per ogni dove di una folla immensa di per- 
sone, parte in maschera, e parte elegante- 
mente vestite alia foggia ordinaria. 

Ad uno spettacolo di natura ben differen- 
te riserbato era il Palazzo de' Pitti per 

1 787 , »■ 

Tanno 1787, vale a dire due anni do- 
po l'epoca di cui qui sopra si parla, e fu 
questo una solenne riunione in Assemblea 
generale di tutti i Vescovi della Toscana . Al- 
le molte savissime ed utilissime innovazioni, 
che Leopoldo avea introdotte in questo pae- 
se, e nella parte legislativa, ed in ogni ge- 
nere d'amministrazione, credè egli dovere 
aggiungerne alcuna riguardante il sistema 
ecclesiastico. Avendo adunque comunicato 
preventivamente un tal disegno a tutti i 
Vescovi del Granducato, gl'invito quindi a 
radunarsi in Concilio Provinciale, in cui, 
posti in matura deliberazione i diversi punti 
sui quali semjjravagli conveniente lo stabi- 
lire una qualche riforma, si convertissero, 
quando che fosse, in altrettanti canoni da 
porsi in esecuzione per tutto quanto lo Sta- 
to. Dovea peraltro esser preceduto il Con- 
cilio da una generale Assemblea dei mede- 
mi Vescovi, nella quale sarebbonsi partita- 
mente discusse le questioni preliminari ; ed 
una tale Assemblea trovossi appunto riunita 
per la prima volta in Palazzo Pitti nella sa- 
la, cosi detta de' Novissimi posta nel quar- 
tiere che chiamasi di Pietro da Cortona il 
dì a3 aprile dell'indicato anno 1787. Eran- 

7- 



66 PALAZZO j 7 87 

vi i tre Arcivescovi , di Pisa , di Firenze e 
di Siena, con altri quattordici Vescovi, non 
compreso quel di Grosseto, impeditone dal- 
la grave età sua e dagl'incomodi di salute. 
Conducea seco lui ciascuno de' Vescovi, chi 
due, chi tre consultori Teologi; vi erano 
cinque Teologi per parte del Granduca ed 
un R. Commissario, che il rappresentava 
nella persona del Marchese Serristori Mini- 
stro di Stato. Si tennero dieci sessioni, l'ul- 
tima delle quali ebbe luogo il dì 5 del sus- 
seguente Giugno , giorno in cui l'Assemblea 
rimase definitivamente sciolta, ed ebbero 
facoltà i Vescovi di tornarsene alle loro se- 
di . Questa solenne Adunanza, su cui da tut- 
ta la Toscana teneasi anziosamente rivolto 
lo sguardo, non ebbe conseguenza veruna, 
né più si fece menzione del Concilio provin- 
ciale né di ecclesiastiche riforme . Tre soli 
Vescovi , essendosi mostrati, durante V As- 
semblea fautori caldissimi delle progettate 
innovazioni, rimasero anche dopo per qual- 
che tempo mantenitori zelanti di una gio- 
stra teologica principalmente da lor provo- 
cata, in cui per mala ventura si videro pren- 
der parte le passioni d'ogni classe d'indivi- 
dui fino al punto di compromettere la tran- 
quillità dello stato. 

La morte di Giuseppe li. che avea richia- 
mato Leopoldo in Germania , e la fausta a- 
scensione al Trono di Toscana dell'ottimo 



1? 3 7 DE' PITTI 67 

ed incomparabile Ferdinando suo secon- 
dogenito, non poco contribuirono a spenge- 
re le faci del fanatismo per una parte e per 
l'altra. Gli affari ecclesiastici, cessando di 
essere il trastullo non innocente di tutti gli 
spiriti turbolenti e ambiziosi, non diedero 
più occupazione che alle genti di Chiesa ;ed 
il popolo Toscano, ripreso il suo naturai ca- 
rattere docile e tranquillo, si abhandonò al- 
la più viva gioja all'arrivo in Firenze del 
Granduca Ferdinando 111. che avvenne il 
dì 9 aprile 1791. Ricevette egli in pa- 
1791 lazzo Pitti i complimenti e gli omaggi 
consueti , ma non prese il formale possesso 
del Granducato, se non che il dì 24 giugno 
dell' istesso anno, riunendo alla pompa di 
questa ceremonia, quella ancora delle solite 
brillanti feste di San Giovanni protettore di 
Firenze. 

Con questo ultimo avvenimento , che sa- 
rà sempre di fausta ricordanza ai buoni To- 
scani, vuoisi dar compimento alle Notizie 
Storiche del R. Palazzo de' Pitti, avvegna- 
ché i posteriori fatti ad esso relativi porta- 
no in se stessi i' impronta di troppa moder- 
nità, difetto sempre increscevole alla Musa 
della Storia, la di cui vista simile a quella 
de 1 presbiti è assai più idonea alla percezione 
de' lontani che de'vicini oggettive tanto più 
che quando volesse pur darsi un lieto fine al 
presente ragguaglio, converrebbe condurlo 



68 PALAZZO i 7 3i 

fino all'epoca fortunata del 16 settembre 
1814, in cui il R. Palazzo de'Pitti ebbe 
14 la bella sorte di riabbracciar di nuovo 
un Principe adorabile eh' avea veduto na- 
scere , e che strappatoli violentemente dal 
seno dal vortice delle rivoluzioni politiche, 
venne in fine a lui restituito, ed ai voti 
eziandio e all'amore de' sempre fedeli suoi 
popoli . 



APPENDICE 

ALLE NOTIZIE STORICHE 

RIGUARDANTI 

ILR. PALAZZO DE' PITTI 

-LM el compilare le notizie che qua e là ab- 
biam potuto raccorre intorno ai RR. Palaz- 
zi di Toscana, si è da noi principalmente 
avuta in mira la storia civile e domestica, 
per ciò che ad essi appartiene, delle diver- 
se reali famiglie che gli hanno successiva- 
mente abitati . Non entrava pertanto nel pia- 
no della presente opera di parlare, se non 
che per pura incidenza de' Palazzi stessi re- 
lativamente alle belle arti. Tuttavoka come 
mai trascorrer quello de' Pitti, senza salu- 
tare, almen di passaggio, le tre arti sorelle 
che sì luminosamente vi sfoggiano, e che vi 
han fissato, per dir così, il favorito lor do- 
micilio ormai da più di tre secoli? Non sa- 
rebbe questa in certa guisa una inciviltà e 
rustichezza imperdonabile, non dissimile 
per avventura da quella di chi entrasse a 
passeggiar liberamente nelle altrui mura, 
senza cercar d'inchinarsi ai padroni di casa? 
Vuoisi dunque nel presente Appendice 
ritornar di bel nuovo nel Palazzo de' Pitti 
per ragionar brevemente di alcune più no- 

7- 



rjO APPENDICE 

tabili particolarità che il riguardano, e che 
appartengono alle arti del disegno. 

Fu incominciata questa gran fabbrica , 
conforme è stato già osservato (i) , verso 
l'an. i44°ì c °l modello, e sotto la direzione 
del Brunellesco , famoso architetto, il di cui 
nome vivrà fors'anche al di là delle immor- 
tali opere sue^ tra le quali è celeberrima 
l'immensa e veramente miracolosa cupola 
del Duomo di Firenze. Luca Pitti, per cui 
edificossi in principio questo palazzo , che 
sempre ha conservato il nome del fondato- 
re, caduto per le rivoluzioni cittadinesche 
della sua patria dalla immensa fortuna, a cui 
per lo innanzi inalzato lo avea il favor po- 
polaresco, non potè condurlo al suo compi- 
mento, né tampoco gli eredi di lui, i quali 
non sembra essere stati più ch'esso favoriti 
dalla sorte. Incompleto pertanto restò T edi- 
lizio per lo spazio di più d'un secolo (2), ed 
in questo frattempo se ne smarrì per mala 
ventura il disegno del Brunellesco; talché pas- 
sato il palazzo nel 1 549 nel dominio di Eleo- 
nora di Toledo, moglie di Cosimo I., volen* 
dosi ridurre la fabbrica ad un line chea quel 
gran principio corrispondesse, convenne ri- 
correre al consiglio ed all'opera d'altro archi- 



(1) Ved. Notizie storiche del Palazzo déTitti. 

(2) Quanto alla facciata clie guarda la piazza non 
estendeva^ in principio se non che a tutto il pezzo di 
mezzo, più alto del rimanente, « che comprende i5 
finestre . 



AL P. DE PITTI Jl 

tetto che in elevatezza di genio ed in peri- 
zia nell'arte poco o nulla cedea per avven- 
tura al gran Brunellesco. Fu questi Barto- 
lommeo ammarinati. Fece egli il disegno 
del Cortile magnifico , che passa meritamen- 
te per uno de' più bei pezzi della moderna 
architettura, e nel corso di dodici anni ebbe 
la soddisfazione di vederlo compiutamente 
eseguito. Sorge esso da terra fino alla som- 
mità del cornicione per 1' altezza di braccia 
65, comprendendo in tutto il suo quadrato 
tre ordini diversi d'architettura, quanti so- 
no i piani del Palazzo che si annunziano 
nella facciata del medesimo. E il primo di 
forma dorica, come apparisce nel gran log- 
giato aperto del pian terreno, con colonne 
formate e vestite di bozze rotonde, le quali 
terminano al di sopra in una cornice che fa 
la figura di una bella e comoda terrazza ca- 
pace d'esser rigirata all'intorno del prim'or- 
dine de' finestroni . Solida e robusta e non 
senza vaghezza è questa forma d'architettu- 
ra , ed in armonia specialmente con quella 
del primo piano della facciata; se non che la 
seconda , che dai professori vien detta Ioni- 
ca comparisce egualmente severa , ma nel 
tempo stesso più vaga e più svelta, comec- 
ché sollevisi gentilmente con sue colonne 
divisate da bozze, non già rotonde come nel 
prim'ordine, ma quadrate che si pongono 
in mezzo certi finestroni simili a grandi 
porte d'ingresso. L'ultima forma d'architet- 



ya APPENDICE 

tura, che chiamasi Corintia, sale dal terzo 
piano fino alla estremità dell' edifizio, ma 
con più graziosa maniera delle altre due, e 
con certa leggiadrìa in tutte le sue parti che 
l'occhio mirabilmente diletta e riposa. 

Poiché ragionasi di questo bel Cortile , 
non vuoisi omettere di far parola di alcu- 
ni suoi ordinati accessorj degni d'ammi- 
razione , come sono alcune antiche statue 
e gruppi di marmo di greca maniera. Due 
di queste statue vedonsi collocate sotto il 
loggiato, una per parte, nel fondo di ciascuna 
delle due ale del medesimo, rappresentanti 
un Ercole appoggiato alla sua clava, con la 
pelle del Leone Nemeo in ispalla (3), ed un 
Plutone col cane Cerbero da un lato, che 
viene stimato lavoro di molto pregio. Dei 
gruppi che si presentano in fondo al Corti- 
le a chi entra in palazzo, uno denota Erco- 
le, che sollevando da terra e stringendo for- 
temente tra le braccia il Gigante Anteo, lo 
fa scoppiare; l'altro è un Ajace morto per 
le ferite datesi da se medesimo, il quale 
comparisce sostenuto da un soldato., 



(3) Sotto questa statua, situata in Fondo all'ala sini- 
stra del loggiato, è da osservarsi scolpita una mula in 
basso rilievo di marmo nero, quale vuoisi da molti esse- 
re stata lì effigiata per ordine dell' istesso Luca Pitti in 
memoria di una sua mula che molto lavorò nel trasporto 
de' materiali per la fabbrica del Palazzo, rilevandosi ciò 
dall' appresso distico che vi si legge : , 

Lecticam, lapides, et marmorei, Ugna, columnas 
Vzxit) conduxit ì traxit^ et ista tulit. 



AL P. BE' PITTI j5 

Questi due gruppi pongono in mezzo una 
grotta di figura ovale, dentro di cui havvi 
una spaziosa peschiera d'acqua viva mante- 
nutavi da uno zampillo di fontana, che dal 
bel mezzo delle acque sorge all'altezza dì 
circa io braccia. Grazioso è il vedere come 
alcuni putti di marmo vi sieno stati distri- 
buiti a 6or d'acqua in atto di nuotare. Le 
mura interne della grotta incrostate sono a 
mosaico, e la volta dipinta di vivace colori- 
to esprimente nel mezzo di essa una. Fama, 
vien sostenuta da 16 colonne di pietra forte, 
le quali sono framezzate da varie e buone 
sculture. Mirasi di faccia all'ingresso della 
grotta una bella statua di porfido dell'altez- 
za di circa 5 braccia rappresentante un Mo- 
sò, opera in gran parte del valente scultore 
Raffaello Corradi. Dicesi in gran parte, im- 
perciocché esisteva già a'suoi tempi il torso 
antico di quella statua che è di porfido orien- 
tale,, senza essersi mai saputo in qual modo 
fosse venuto in potere della casa Medici. A 
questo torso fece egli dunque le gambe, le 
braccia, e la testa la quale immaginò di farla 
posare per mezzo di una vite, onde potesse 
ad ogni occorrenza agevolmente levarsi e ri- 
mettersi. Vedonsi pure qua e là nell'in terno 
di questa grotta medesima altre quattro sta- 
tue di marmo che esprimono quattro diversi 
simboli corrispondenti alle virtù o uffizj di 
Mosè; e sono, la Levitazione , V Imperio , la 
Carità, e lo Zelo per l'onor di Dio. La 



74 APPENDICE 

Legislazione figurata viene in una femmina 
vestita tutta di lungo manto con le Tavole 
della Legge, ed è lavoro assai stimabile di 
Antonio Novelli. Havvi dirimpetto a questa 
la statua di Gio. Batista Pieratti rappresen- 
tante lo Zelo con alcuni segni caratteristici 
di questa Virtù, siccome coi loro respettivi 
le altre due statue denotanti la Carità, e 
\ Imperio, scolpite da Domenico Pieratti fra- 
tello del summentovato. Nelle due laterali 
testateci questa concavità sono state dispo- 
ste due nicchie con belle vasche di mistio 
di Seravezza , e sopra di esse dalla parte del 
muro due delfini di bronzo, i quali insieme 
avviticchiando le loro code , sostengono 
un'altra vasca più piccola dell' istesso mar- 
mo. Le due maggiori vasche poste una di- 
rimpetto all'altra hanno ciascuna un mostro 
di bronzo che s'inalza dal loro fondo; uno 
di essi sostiene un alloro, tra le fiondi di 
cui scorgonsi le Palle Medicee ; V altro una 
querce con l'arme della Granduchessa Vit- 
toria della Rovere, lo che anche senza l'i- 
scrizione che si legge sotto la statua del Mo- 
sè, servirebbe' a dimostrare che gli ornati 
di questa grotta , e forse la grotta medesi- 
ma, debbonsi al Granduca Ferdinando II. 
Sotto il regno dell'istesso Granduca fu ri- 
dotto nello stato in che attualmente si ve- 
de la bella fontana esistente sopra la grotta 
di cui si è ragionato sinora (4) . Sorge essa 

(4) Si sa che prima della presente, esisteva nel luogo 



AL P. DE PITTI ^O 

da una gran vasca ettagona, nell'orlo delia 
quale si stanno variamente atteggiati ed in 
positura scherzevole otto pattini di marmo. 
Nel lago di essa nuotano due cigni di mar- 
mo cavalcati da due altri puttini, e dal 
mezzo di questo lago sollevasi uno svelto 
piedistallo, che sostiene una tazza di grani- 
to. Quindi altro piedistallo, ed altra tazza 
minore. Tutto questo molteplice lavoro di 
scultura onora lo scarpello di Francesco Su- 
sini, il quale avendo presentato il suo dise- 
gno al prelodato Granduca fino dall'anno 
i63g non s' incominciò ad 'eseguirlo se non 
che nel 1641 (5) . Nel lato della base di que- 
sta vasca che riguarda il giardino leggesi in- 
cisa in marmo la seguente curiosa iscrizione: 

« AVLICI . NARCISSI . MEMORES . FONTEM . NE . 

« INSPICITE . VOBIS . FGRTUNAM . STRVERE . 

« HINC . HAVRITE . EGO . PROCVL . INTER • 

« SPAELEA . FERARTJM . GENITA. . QVIA . OPTI- 

« MA . HVC . MAGNO . IMPEtfDIO . DEDVCTA . 

« GLORIOSO . FERDINANDI . COGNOMINE . CLA- 

« RA . INCEDO (6) . ET . LICET ORTA • IN . 



istesso un'altra fontana eseguita sul disegno del celebre 
architetto e scultore Baccio Bandiaelli , 

(5) Abbiamo dal Baldinucci, clie al Susini per paga- 
mento di tutti i suoi lavori di marmo, compreso il pie- 
de e il modello, fu sborsata la somma di scu. i25o. 

(6) Acqua Ferdinanda, chiamavasi quella di questa 
fontani, e di tutte le altre , non già da Ferdinando II. 
di cui è stato parlato poco avanti, ma da Ferdinando I. 



7$ APPENDICE 

« SVMMIS . MONTIVM . CONCAVA . VALIVM . TV- 
« BIS . INCLVSA . PERCVRERE . NON . DEDI- 
« GNATA . REGIAE . PVLCHERRIMVM . LOCVM . 
< TENEO . ITA . NEMO . IN . AVLA . EMERGET . 
« AVT . FIRMO . STABIT . VESTIGIO . NISI . MO- 
« DERATIONI . ET . INTEGRITATI . INNIXVS . 

Ritornando ora alla storia architettonica 
del Palazzo de* Pitti, fa d'uopo rammentare 
ciò che è stato riferito nelle notizie istori- 
che di questo palazzo, relativamente all'ag- 
giunta fattavi dell'ala destra verso tramon- 
tana sotto il regno di Cosimo IL, qual lavoro 
ebbe il suo cominciamento il dì 29 maggio 
1620, al qual proposito deesi qui aggiunge- 
re, che per dar luogo alla nuova fabbrica , 
doverono atterrarsi più case che per l'avanti 
vi erano, e che formavano una stradella de- 
nominata via della Cava > forse dalla cava di 
pietra forte del vicino monte di Boboli, del- 
la quale è costrutto il Palazzo. Dal celebre 
architetto Giulio Parigi fu modellata e di- 
retta la fabbrica, non solo per ciò che ap- 
partiene all'ala destra di cui si è già parla- 
to, ma eziandio per l'ala sinistra che guar- 
da il mezzogiorno, verso la Porta Romana . 
Vero è bensì che non s'incominciò per que- 



ilglto di Cosimo , il quale fece venir quest' acqua per 
mezzo di un gran condotto dai monti di Fiesole. L' arte- 
fice di cui egli si servì per far avanzare il canale di que- 
sta fonte fino alla Villa Palmieri detta / tre visi, fu Ja- 
copo Biondi fiorentino. 



AL P. DE PITTI 77 

sta parte il lavoro se non che nell' anno 
i63i, regnando allora Ferdinando li. figlio 

• del sopra mentovato Cosimo, del quale era 
stata intenzione certamente di ridurre a 
compimento in tal guisa il Palazzo de' Pitti, 
ma ne fu impedito dalla morte, che tolse 
immaturamente dal mondo guest* ottimo 
Principe nella fresca età di 3a anni. Erede 

» delle paterne virtù, e in modo particplare 
della grandezza d'animo di cui Cosimo II. 
avea dato esempj sì segnalati, non mancò 
Ferdinando di dare esecuzione al già forma- 
to disegno di quel Palazzo. Trovasi in alcu- 
ni ricordi scritti di propria mano dello stes- 
so 'architetto Giulio Parigi la seguente no- 
tizia: « A dì 7 settembre i63i si messe la 
« prima pietra alla cantonata del fine del 
« Palazzo di verso S. Pier Gattolìni (porta 
Romana). Si cantò la Messa dello Spirita 
« Santo; si messe una cassetta di pietra con 
« dentro due cassette di piombo con meda- 
« glie di rame de' Serenissimi Principi. Co- 
« pia de' versi messi nel fondamento fatti 
dal Sig. Andrea Salvadori (7) : 

« TESTARE . LAPIS . SI . COELVM . VNQUAM . 
« ADSPICIES . NON . AD . REGIAM . TANTVM . 
« POMPAM , VERUM . AD . CHRISTIANAM . PIE- 
« TATEM . IN . ALENDA . PLEBE . HAS . AEDES . 



(7) Autore di alire due Iscrizioni di simil genere sot- 
terrate nei fondamenti dell'aia verso tramontana, e ri- 
portate nelle Notizie storiche del Palazzo de Pitti . 

S 



y8 APPENDICE 

« A . FERDINANDO . SECUNDO .MAGNO . ETRV- 
« RIAE . DUCE . FVISSE . CONSTRVCTAS . AN. 
« ero . IO . CXXXI. 

Sotto il regno dell'istesso Ferdinando IL 
Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona pit- 
tore celeberrimo anche per essersi fatto ca- 
po-scuola di una nuova maniera di dipinge- 
gere ribelle alquanto alle regole del più per- 
fetto buon gusto e del bello stile, che avea 
contrassegnato laureo secolo dell'arte, prese 
a dipingere il regio appartar^ento del primo 
piano del palazzo de' Pitti verso tramonta- 
na, ajutato in ciò dal suo scolare Ciro Ferri . 
Questo appartamento è composto di y ca- 
mere . La prima vien denominata Camera 
di Venere, appunto perchè nella volta di es- 
sa il pittore ha espresso quella Dea nell'atto 
di rimanere spogliata della gioventù per o- 
pera di Pallade e di Mercurio che conduco- 
no la gioventù ad Ercole. Le otto lunette , 
che rimangono sojtto la volta, rappresentano 
diversi Eroi dell'antichità, che seppero vin- 
cere le illecite passioni . 

La seconda, che chiamasi Camera d'Apol- 
lo, contiene nella volta un Apollo, a cui Pal- 
lade e Mercurio presentano la gioventù, alla 
quale egli addita Ercole. Le figure d'Apol- 
lo e d'Ercole sono di Pietro da Cortona ; le 
altre del suo scolare Ciro Ferri. Nelle lunet- 
te sono effigiati in varj attegiamenti espri- 
menti alcune azioni della loro vita, Giulio 
Cesare, Augusto, Alessandro, e Giustiniano. 



AL F. DE PUTTI ?g 

La terza chiamasi Camera di Marte, per- 
chè nella volta mirasi espresso questo Dio 
in atto di ricevere Ercole in età virile pre- 
sentatogli da Minerva. 

La quarta detta di Giove rappresenta 
Giov§ medesimo che corona Ercole in età 
senile. Nelle nove lunette si vedono diver- 
se Divinità mitologiche coi loro convenienti 
attributi. 

La quinta è dipintura di Giro Ferri, ed 
esprime l'apoteosi di Ercole, simboleggiato 
per la Virtù, quindi è denominata Camera 
a" Ercole . 

La sesta vien chiamata Camera de'Novis- 
simi, perchè conteneva 4 gran quadri in te- 
la rappresentanti i Novissimi, opera del Cav, 
Nasini senese. Questi quadri più non vi esi- 
stono, essendo stati mandati a Siena. 

La settima detta della Stufa è rivestita 
nelle pareri dei colori di Pietro da Corto u a, 
il quale vi ha ritratto le quattro età della 
umana vita. La volta è opera di Matteo Ros- 
selli . 

Siccome non vuoisi scriver qui una Gai* 
da pei forestieri , con dare una esatta enu- 
merazione dei va rj oggetti degni d'ammira- 
zione che trovatisi in questa fila di camere, si 
tralascia di parlare dei moltissimi quadri che 
ricuoprono e adornano maravigliosamente 
le pareti di ogni Camera, e che sono per la 
massima parte i più insigni Capi d' opera 
dell' arte , giacché il descriverli ad uno ad 



8o APPENDICE 

uno porterebbe a soverchia lunghezza, e 
troppo ci allontanerebbe dall'oggetto pro- 
postoci. 

Seguitando dunque a parlare di ciò che 
intrinsecamente appartiene al Palazzo dei 
Pitti, indipendentemente da' suoi ornati ac- 
cessorj ed amovibili, ci si fa luogo ad osser- 
vare che alla magnificenza di Ferdinando IL 
debbonsi pure i maraviglisi dipinti di Gio- 
vanni da S. Giovanni nella Sala che trovasi 
a pian terreno sulla sinistra dell'ingresso in 
palazzo. E questa dedicata alle glorie di Lo- 
renzo il magnifico, al di cui esimio favore 
per le lettere alludono le diverse storie ivi 
dipinte, parte allegoriche, parte vere. Le 
pitture per altro della volta sono tutte rela- 
tive alle nozze di Ferdinando IL colla Prin- 
cipessa di Urbino Vittoria della Rovere, av- 
vegnaché all' occasione appunto di queste 
nozze celebrate nel i63/j.-» fu data a Giovan- 
ni la commissione di ornare delle sue am- 
mirabili pitture questa superba sala, al che 
pose egli mano fino dal principio di quel- 
lanno. Vi lavorò fino alla sua morte acca- 
duta nel dì 9 decembre i638; e se prestia- 
mo fede a ciò che Racconta il Baldi n ucci 
della forte riprensione fattali dal Granduca 
a motivo di sua indolenza e pigrizia nelP o- 
perare, dalla quale pretendesi che gli venis- 
se per avventura accelerata la morte, e mol- 
to più quando si osservi quel tanto che nel- 
lo spazio di quattro interi anni egli dipinse 



AL P. DE PITTI Si 

in quésta sala, e che si limita- alla volta ed 
alla parete di fianco sulla destra dell'ingres- 
so della sala medesima, se ne dedurrà facil- 
mente, che questo eccellente artista era in- 
contentabile nelle cose sue , per lo che im- 
piegava gran tempo a correggere, e rifare; o 
che a somiglianza di molti altri grandissimi 
ingegni non poteva assoggettarsi a quella 
continua assiduità di lavoro che pretendesi 
d'ordinario da un padrone che paga, ma 
che ripugna alla indipendenza del Genio, il 
quale sdegna d'agire se non se in quei mo- 
menti felici rie' quali sentesi invaso da una 
superiore ispirazione . 

Tre altri valenti pittori impiegati furono 
non tanto a ridurre a compimento la sala 
di cui si parla, quanto ancora ad ornare coi 
loro pennelli le tre stanze che ne vengono 
di seguito . Furono essi Ottavio Vanni , 
Francesco Turini, e Francesco Montelatici, 
soprannominato Cecco bravo; i quali essen- 
do stati nemici di Giovanni mentre egli vi- 
vea , cercarono allora ogni mezzo per oscu- 
rarne la fama, insinuando maliziosamente al 
Granduca di far gettare a terra tutto quello 
che Giovanni operato vi avea , come cosa 
difettosa e di niun valore, per esser poi ri- 
fatto da essi: ma il savissimo Principe, co- 
nosciuto il lor vile artifizio, volle non solo 
che si conservasse ciò che da quello eravi 
stato dipinto, ma altresì che si proseguisse 
il lavoro a norma del pensiero e del disegno 

8. 



Zi APPENDICE 

dell'istesso Giovanni, conforme fu infatti e- 
seguito. 

Accadde parimenti sotto il regno dei 
Granduca Ferdinando IL quella maraviglio- 
sa e quasi incredìbile operazione eseguita al 
Palazzo di cui si ragiona dal celebre archi- 
tetto Alfonso Parigi. Non si farà qui che ri- 
ferirla colle parole istesse del Baldinucci 
nella vita del nominato Alfonso. « Era circa 
« all'anno 1640 quando fu osservato che la 
« gran facciata del Palazzo dei Pitti nella 
« parte antica, dal principio del secondo 
« piano in su, incominciava a pendere verso 
« la piazza ; anzi erasi tanto avanzato il 
« male, che fino a quell'ora ella era uscita 
« fuori del suo piombo un terzo di nostro 
« braccio; Il quale accidente avrebbe dato 
« molto a temere, se l'ingegno, la perizia e 
« il grand'animo d'Alfonso non si fosse of- 
« ferto a dare al tutto con facilità e prestez- 
ze za opportuno ed efficace rimedio: il che 
« bene effettuò col ritirare quella smisurata 
« muraglia, tutta incrostata di grossissime 
« bozze, al suo antico posto , fermandola 
« anche in tal modo che non mai più ella 
« avesse a dar di sé un siffatto spaventoso 
« spettacolo , e fecelo in questo modo . 

« Forò primieramente il muro della fac- 
« ciata in tali luoghi, quanti abbisognarono 
« per adattarvi certe grossissime catene fat- 
« te fabbricare a Piero Z aballi , allora sin- 



ALP. DE* PITTI 85 

* golar maèstro di ferro , e queste catene 
« dalla parte della facciata intestò coi soliti 
« ma ben grossi paletti, che poi rimasero 
« sotto le medesime bozze. Fece passare le 
« catene sotto il pavimento delle stanze di 
« detto piano di sopra, ed al termine delle 
« medesime catene per la parte di dietro ave- 
te va adattati i bellissimi strumenti a vite da 
« lui composti, coi quali, a forza di certe le- 
« ve, quando una, quando un'altra veniva 
« stretta e tirata, acciocché quella forte vio-? 
« lenza venisse fatta appoco appoco, e sem- 
« pre egualmente; e così con modo quasi 
« insensibile e colla fatica di poca gente 
<• quel gran muro se ne tornò al posto suo y 
« e per eterno assicuramento da nuovo pe- 
ce ricolo furono fermate anche per la parte 
« del cortile le catene. Ma il Parigi per mag- 
re gior piacere dei Serenissimi, che furono 
« spettatori di sì bella prova .... aveva acco- 
ra moda ti a traverso il cortile fermi nel mu- 
ri ro della facciata (del Cortile) due fili di 
« rame che in mezzo avevano un perpendi* 
« colo di rame altresì , alla cui estremità per 
« di sotto pendeva un piombo sopra uno 
« specchio giacente sul piano, e quello in 
« tanta distanza dal piombo quanto appunto 
« doveva esser tirata addietro la facciata per 
« tornare al suo sesto, cioè in distanza d'un 
« terzo di braccio; e così mentre operavano 
« le macchine, calavano i piombi, sinché fi- 



84 APPENDICE 

« nito il bel lavoro, furono essi piombi per 
« appunto sul piano dello specchio (7) ». 

Dal tempo di Ferdinando IL fino alla 
Reggenza che precedette in Toscana il re- 
gno di Leopoldo, il palazzo de' Pitti non su- 
bì variazione alcuna , almeno essenziale, e 
visibile al di fuori . Vero è che Tanno 1681 
Cosimo III. allora Granduca regnante parve 
aver volontà d'intraprendere un gran lavoro 
nella facciata del Palazzo medesimo , giac- 
ché rimari tuttavia, conservatoci nell'opera 

(Sj Sembra che il fatto eia noi riferito colle parole stes- 
se del Ealdinucci fosse ignoto all'eruditissimo Tirabo- 
schi . Se ciò non fosse, non avi ebb' egli posta in dubbio 
la veracità di Dione Cassio, là dove questo isterico par- 
la di una operazione similissima a quella qui sopra de- 
scritta, eseguita in Roma al tempo dell'Imperato! Tibe- 
rio da un architetto il di cui nome dice non essere a luì 
venuto a notizia. Ecco ciò che racconta quel celebre 
istorico. „ Uno de' più ampj portici di Roma erasi 
„ incurvato e ripiegato sur un fianco, quando un archi - 
,, tetto accintosi alla difficile impresa di raddrizzarlo, 
,, tanto adoperossi con legare e stringere da ogni parie 
,, le colonne e con macchine ed argani a tal fine oppor- 
„ tu ni, che vennegli finalmente fatto di sollevarlo e 
„ rimetterlo interemente all'antico equilibrio . Spera- 
,, vane egli ricompènsa eguale all' ingegnoso e felice 
,, suo ritrovamento; ma Tiberio, che non potè a meno 
,, di non stupirne, ma ad un tempo medesimo ne ebbe 
,, invidia, diedegli non so quanto denaro, e insieme il 
,, cacciò in esilio. (Dion. Cass. 1. 5y) . „ Così (soggiun- 
ge il Tiraboschi), narra il fatto Dione; ed è il solo 
tra gli antichi storici che lo narri- Questo silenzio me- 
desimo degli altri scrittori su un fatto per altro così 
prodigioso non potrebbe egli muovere qualche difficol- 
tà intorno ad esso? È egli veramente possibile il rad- 
drizzare con argani un portico inclinato? „ Tir. Stor. 
della letter. t. a. 1, i, cap. 1 1. 



AL P* DP,' PITTI 85 

del Baldinucci, il progetto presentato a quel 
Principe da Paolo Falconieri insigne architet- 
to di quel tempo relativamente all'indicato 
lavoro, il quale se fosse stato eseguito, non 
v' ha dubbio veruno che la facciata di quel- 
l'edificio, sarebbe stata senza eguale nell'u- 
niverso. Ma qualunque ne fosse il motivo, il 
superbo disegno del Falconieri rimase fino 
d'allora consegnato soltanto alla carta, e con- 
finato poi in un bel modello in rilievo che 
sta appeso in una stanza della R. Guardaro- 
ba, ed altro non fa che rinnovare ogni gior- 
il rammarico della sua inesecuzione. 

Soltanto adunque nell'anno 1764 per or- 
dine del Maresciallo Marchese Botta Ador- 
no capo allora della Reggenza di Toscana 
fu posto mano ad un ingrandimento del Pa- 
lazzo de' Pitti, ed è quel pezzo di fabbrica- 
to aggiunto alla facciata dalla parte di mez- 
zogiorno , e che chiamasi il vecchio Rondò, 
a distinzione del Rondo nuovo incominciato 
dalla parte opposta sotto Leopoldo nel 1783, 
proseguito quindi dal Granduca Ferdinan- 
III. poco prima dell'anno fatalmente memo- 
rabile 1799, ma rimasto tuttavia imperfetto 
fino al presente giorno . 

Un altro considerabile accrescimento di 
quel Palazzo debbesi pure a Leopoldo, ed 
è in quella parte che chiamasi la Meridia- 
na, appunto perchè la fabbrica è volta a 
mezzogiorno verso il Giardino di Boboli , 
qual fabbrica incominciata Tanno 1776 eoa 



86 APPENDICE 

disegno e direzione dell'ingegner Paoletti è 
stata portata al punto in cui di presente si 
vede sotto il governo della Regina d' Etra- 
ria . L'anno medesimo 1776 fu dato princi- 
pio ai lavori della gran sala detta degli stuc- 
chi, la quale fu terminata soltanto nel 1780. 
Molto più recenti sono le pitture e gli altri 
ornati della Cappella, le une e gli altri ese- 
guiti dal vivente pittore A demo II ó < 

Si darà fine al presente appendice (9) con 
una osservazione che non è per avventura 
senza interesse per la storia delle arti, non 
che per quella de comodi della vita civile, ed 
è che con tutta la magnificenza del Palazzo 
de Pitti, i Principi e i cortigiani ch'abita- 
vano si sono contentati per lungo tempo di 
porsi al coperto dalle intemperie dell'aria 
esterna , e di ricever nel tempo stesso la lu- 
ce del giorno col mezzo delle così dette im- 
pannate di tela incerata. L'uso delle vetra- 
te sembra non essere stato introdotto nel pa- 
lazzo predetto se non che verso l'anno 1 586, 
e anche limitato verisimilmente a tre sole 

(9) Non essendo scopo dell' attuale lavoro d'entrare in 
minute descrizioni, non faremo parola del R. Giardino 
di Boboli, di cui abbiam dato un cenno a luogo opportu- 
no nelle NotizLé storiche del Palazzo de' Pitti . Il di 
più che potrebbe qui aggiungersi apparterrebbe appunto 
al genere descrittivo, che è, come dicemmo, estraneo 
affatto dal nostro assunto; oltredichè in questo genere è 
stata esaurita la materia in un opuscolo del Cambiaci , 
intitolato Descrizione del Giardino di Boboli, ed in 
un'altro simile d'autore anonimo posteriore al Cam- 
biaci . 



AL P. DE' P ITT I 87 

finestre della camera della Gran ìuchessa . 
Sembra altresì che l'arte vetraria fosse allo- 
ra esercitata quasi privativamente dai Vene- 
ziani. Rilevasi tutto questo da un libro MS. 
intitolato: Giornale de* Pitti y in cui leg^esi 
la seguente partita « 4 dì 3 1 Deeembre 1 58S. 
Assi a far creditore Antonio del B elitista da 
Venezia di lire \ù% r. 8. sono per manifat- 
ture e spese di N.° 3 finestre invetriate fat- 
te in camera della Granduchessa di suo or- 
dine » Quattro anni prima, nel 1)82, per 
quanto apparisce dal libro istesso, eransi pa- 
gate dodici lire e dodici soldi a Messer Dio- 
nigidi Matteo legnajuolo per aver fatta una 
finestra impannata in camera della Gran- 
duchessa . 

Ciò che havvi quivi di singolare si è che 
mentre pare indubitabile che all'epoca an- 
tedetta fossero sconosciuti i vetrami alle fi- 
nestre anche dei regj palazzi, è certissimo 
all'incontro che fino da quattro o cin- 
que secoli prima era affatto comune l'uso 
dei vetri dipinti alle finestre de' templi (io). 
Se per questi sacri edifizi adopravansi vetri 
colorati appunto per allontanarne una luce 
troppo viva creduta disdicevole ad un luogo 
di religioso raccoglimento, come mai non 



<to) Si sa che a tempo del famoso assedio d» Firenze, 
die porrò in fine la distruzione della Repubblica, esiste- 
va poco fuori di torta a Pinti un convento di Frati abi- 
lissimi nell' arte di dipingerere i Tetri, di cui faceano 
parricolar professione . 



88 APPENDICE 

si era pensato a servirsene nello stato lor 
naturale per illuminar l'interno delle case, 
e difendersi nel jempo stesso dalle piogge e 
dai venti , invece di ricorrere al meschino 
compenso d'ignobili impannate? A chiun- 
que con siffatta interrogazione denotar vo- 
lesse come incredibile un fatto di tal natura 
risponderebbe il celebre Denina nei seguen- 
ti termini: « Quante volte si andò assai vi- 
« cino ad importantissime invenzioni, a cui 
« tuttavia non s' arrivò in fatti che dopo 
« lunghissimo tempo? Non impariamo noi 
« da Platone che i Greci già aveano a' suoi 
« tempi l'idea de'caratteri mobili? Non sap- 
« piamo che si battevano medaglie, che s'in- 
« cidevan pietre e metalli, e che s'usavano 
« sigilli con lettere rovesciate ? Non vi man- 
« cava pressoché nulla per trovare la stam- 
« pa ; nondimeno passarono ancor due mi- 
* l'anni avanti che quel non nulla cadesse 
« in mente ad alcuno de' tanti studiosi e di 
« tante persone occupate a scrivere e tra- 
« scriver libri {Vicende della Letter. P. I.) 



NOTIZIE STORICHE 

DELLA 

R. VILLA. DEL POGGIO IMPERIALE 



Ootto il nome di Villa Baroncelli è stato 
anticamente conosciuto il Regio Palazzo che 
formerà il soggetto delle seguenti notizie 
istoriche . 

La famiglia Baroncelli attualmente estin- 
ta , e da cui prese nome l'indicata Villa, ap- 
parteneva alla più antica nobiltà fiorentina. 
La Storia ci rammenta un Tommaso Baron- 
celli attaccatissimo a Cosimo I. ed a lui som- 
mamente caro, il quale essendosi recato ad 
incontrarlo fuori della porta Romana, allor- 
ché quel Principe tornavasene da Roma fre- 
giato del nuovo titolo di Gran-Duca, onde 
avealo solennemente rivestito il Pontefice 
Pio V., tanta fu l'allegrezza e la gioja che 
provò nel rivedere il suo Signore cinto di 
tanta, gloria, che cadde in isvenimento, e 
pochi momenti dopo se ne morì con incre- 
dibil dispiacere del Granduca, e di tutta la 
Corte (i). 

( i) Moren. Not. stor, de' contorni di Firenze part. 2. 
leu. 4. 



90 POGGIO 

E ignoto precisamente come e quando la 
Villa Baroncelii passasse nel dominio di Ca- 
sa Salviati. Certo egli è però che era essa 
posseduta da Alessandro Salviati verso il 
i548 allorquando Cosimo I. se ne impadro- 
nì per confisca, unitamente a tutti gli altri 
beni de' ribelli eforusciti , con una legge che 
parve troppo severa (ino agl'istessisuoi Con- 
siglieri e Ministri, e che sentiva un poco 
troppo lo spirito di vendetta e di avidità. 
Venne quesf ultima solleticata per avventu- 
ra dall'amena e deliziosa posizione di quel- 
la Villa situata in sì piccola distanza dalla 
città , ed a contatto , per così dire, del Giar- 
dino di Boboli , onde diveniva essa un acqui- 
sto inapprezzabile per la Casa regnante. 

Tutta volta si osserva poco tempo dopo 
1' istesso Cosimo spogliarsi volontariamente 
di un tale acquisto sotto dì 1 ottobre i565, 
per farne un donativo alla sua prediletta fi- 
glia Isabella moglie di Paolo Giordano Orsi- 
ni , dandole facoltà di disporne a favore dei 
suoi figli maschi, lo che non facendo, ritor- 
nar dovesse agli eredi di Sua Altezza. Pas- 
sata dunque all'altra vita questa infelice 
Principessa senza far testamento, e nella 
tragica guisa che già vedemmo (2) , il Gran- 
duca Francesco I. il dì 2.6 ottobre 1676 do- 
nò la Villa a Paolo Giordano Orsini marito 
e verisimilmente assassino di essa , e al lo- 
ca) Vedi Notizie stor. del Palazzo de' Pitti , pag. 6 



IMPERIALE 91 

ro comune figlio D. Virginio, coniche non 
passasse ai loro eredi , ma tornasse dopo la 
loro morte ai successori del Granduca . Ma 
Ferdinando I. l'anno i5gi a dì 27 settem- 
bre ampliò ed estese la donazione anche ai 
figli e discendenti maschi in perpetuo di es- 
so L). Virginio, con ordine e prerogativa di 
primogenitura, a condizione che mancata la 
linea mascolina, la Villa con tutte le sue 
pertinente ritornasse a S. A. ed a' suoi suc- 
cessori . 

Sembra che una tal condizione non sia 
stata poi osservata a rigore, ovvero che ab- 
bia avuto luogo posteriormente qualche dif- 
ferente transazione, poiché spenta la fami- 
glia Orsini, vedesi la Casa Odescalchi assu- 
mere il dominio di questa Villa insieme col 
Ducato di Bracciano antico feudo principe- 
sco degli Orsini . Dalla Casa Odescalchi pas- 
sò dunque la Villa istessa nuovamente in 
quella de' Medici nell'anno 1602 per com- 
pra fattane col prezzo di 25 m. scudi dalla 
Serenissima Maria Maddalena d'Austria mo- 
glie del Granduca Cosimo IL 

Venti anni dopo , vale a dire 1' anno 
1622 , 1' istessa Principessa he fece nota- 
bilmente ingrandire ed abbellire la fabbrica 
sul disegno del celebre architetto Giulio Pa- 
rigi^ con la spesa di scudi 38 m. Quindi in 
poi, in onore della sua imperiale famiglia 
Austriaca, volle che questa Villa, lasciato 
l'antico nome, prendesse quello di Poggio 



9^ POGGIO 

Imperiale che fino al presente ritiene. 1/ og- 
getto veramente nobile e magnanimo avuto 
in mira da quella illustre Principessa nel- 
l'acquisto ed abbellimento di tal Villa è sta- 
to consegnato alla memoria ed all'applauso 
de' posteri in una breve ma elegante Iscri- 
zione, che leggesi nella facciata del palazzo, 
ed è la seguente ; 

VILLA IMPER1ALIS AB AUSTRIACIS 

AUGUSTIS NOMEN CONSECTJTA 

FUTURAE MAGNAE DUCES ETRURIAE 

VESTRO OCIO DELICIISQUE 

AETERNUM INSERVIAT . 

La nuora di lei, Vittoria della Rovere, 
moglie del Granduca Ferdinando li. accreb- 
be posteriormente questo palazzo dalla par- 
te di mezzogiorno con nuovi appartamenti i 
ma niuno tra gli antecedenti Principi di To- 
scana vi ha profuso tanta somma per au- 
mentarlo e abbellirlo, quanto il Granduca 
Leopoldo, il quale vi faceva ordinariamente 
un graditissimo soggiorno in tempo d'esta- 
te (3). In occassione di uno fra i tanti lavo- 
ri fattivi per ordine di quel Sovrano, dovea- 
si per necessità demolire una volta dipinta 

(3) Nell'opera che ha per titolo Governo della Tosca- 
na sotto il Regno di Leopoldo , stampata in Firenze 
nel 1791 e citata pure dal eh. Sig. Ab. Moreni, si fanno 
ascender le spese fatte da quel Principe al Poggio Im- 
periale ad un milione e settecentomila, seicento ventu- 
ri* lira. Anche in questi ultimi tempi sotto il cessato 
Governo francese vi si fecero grandiosi lavori , special- 
mente in ciò che riguarda la facciata. 



IMPERIALE 93 

dal celebre pittore Matteo Rosselli, in cui ve- 
rnano espressi eccellentemente i fatti più il- 
lustri della Casa Medici. Sembrava a quel 
savissimo e eultissimo Principe un imperdo- 
nabile barbarismo la distruzione d'un' opera 
preziosa, non solo pel merito dell'arte, ma 
riguardata altresì come un bel monumento 
atto a perpetuar la fama della gloriosa fami- 
glia de' suoi predecessori. Immaginò per 
tanto che sarebbesi potuto segare la volta, 
traslocarla tutta intiera dal vecchio al nuovo 
quartiere; e tale ardita impresa, diretta dal- 
l'abile architetto Paoletti , fu eseguita feli- 
cissimamente , senza la minima lesione o 
fessura, il dì i3 aprile dell'anno 1773. 

Per ciò che riguada la storia di questo 
Real Palazzo , si limita essa a ben pochi fat- 
ti meritevoli di esser riportati nel presente 
ragguaglio . Uno di questi è certamente il 
famoso duello tra Lodovico Martelli e Gio- 
vanni Bandini seguito il dì 12 ma^zo l'anno 
i53o sul prato eh è d'avanti al palazzo mede- 
simo . Questo memorabile duello ò minuta- 
mente circostanziato e descritto da tutti eli 
storici fiorentini , ma più ancora da Bene- 
detto Varchi , di cui non sarà per avventura 
discaro di udire qui riportata l'intiera nar- 
razione, non tanto per la cosa stessa che ri- 
chiama alla memoria le idee cavalleresche e 
le costumanze bizzarre di quei tempi , quan- 
to ancora per la maniera accurata e precisa 
con cui vien raccontata . 



94 POGGIO 

,, Lodovico di dovari Francesco Marte/- 
,, li ( sono parole del citato Storico ) giovi* 
,, ne di grandissimo cuore, avendo segre- 
,, ta nimistà con Giovanni B andini, pie- 
,, sa una bellissima e favorevole occasione 
„ di voler combattere e morir bisognan- 
,, do per T amore della sua città (4) , gli 
,, mandò un cartello composto da Messer 
„ Salvestro Aldobrandini , contenente che 
„ esso B andini e tutti i Fiorentini, i quali 
„ si trovavano nell' esercito nemico , erano 
,, traditori della patria , e che glielo voleva 
,, provare colParme in isteccato a corpo a 
„ corpo, concedendogli reiezione così dei 
„ campo, come dell'arme, o volesse a piò, 
„ o volesse a cavallo. . . Giovanili , al quale 
„ non mancava l'animo e abbondava l'ìn- 
„ gegno, cercando di sfuggire il combattere 
,, sì brutta querela , gli rispose con maggior 
„ prudenza che verità, che egli non era nel 
„ campo de' nemici per venir contro la pa- 
„ tria, la quale egli amava così bene quanto 
„ alcun altro, ma per vedere e visitare cer- 
„ ti suoi amici ; la qual cosa, o vera o falsa 
,, che si fosse, poteva, anzi doveva bastare 
„ a Lodovico. Ma egli che voleva cimentar- 
„ si con Giovanni a ogni modo , rispose in 
„ guisa che bisognò che Giovanni per non 
3 , mancare all'onore del gentiluomo, dei 

(4) Firenze era in quel tempo strettamente assediata 
dalle armi Pontificie ed Imperiali comandate dal Principe 
d'Orange. 



IMPERIALE g5 

^ che egli faceva particolar professione, ac- 
„ cettasse ; e convennero che ciascuno di lo- 
„ ro si eleggesse un compagno a sua scelta. 
„ Giovanni., . s'elesse Bettino di Carlo Al- 

,, do brandirti giovinetto di prima barba 

„ Lodovico prese per suo compagno Dante 
„ di Guido da Castiglione, il quale solo si 
,i messe a cotal rischio veramente per amor 
„ della patria, come quegli che era liberti- 
,, no e di gran c@raggio „ . 

„ Partironsi dunque Lodovico e Dante di 
„ Firenze agli 1 1 di marzo ( i53o ) dalla 
„ Piazza di S. Michele, nella seguente ma- 
„ niera,per raccontare il tutto minutamen- 
„ te. Eglino aveano innanzi due Paggi ve- 
,, sliti di rosso e bianco sopra due cavalli 
„ bardati di cuojo bianco, e poi due altri 
„ paggi sopra due corsieri grossi da lan- 
„ eia, vestiti nel medesimo modo; dietro a 
„ questi erano due trombetti, i quali an- 
,, davano suonando continuamente . Do- 
„ pò questi venivano il Capitan Giovanni 
„ da Vinci, giovine di fattezze straordina- 
„ rie, padrino di Dante, e Paolo Spinelli 
„ Cittadino e soldato vecchio di grandissi- 
„ ma sperienza, padrino 'di Lodovico, e 
„ Messer Vitello Vitelli padrino di amen- 

,, dui Dopo questi seguivano i due 

,, combattenti sopra due bellissimi cavalli 
,, Turchi di maravigliosa bellezza e va- 
n luta,,. 

„ Aveano in dosso ciascuno una casacca 



96 poggio 

„ di raso rosso colla manica medesima men- 
„ te squartata di teletta, aveano le calze di 
,, raso rosso filettate di teletta bianca e sop- 
„ pannate di teletta d'argento,. e in capo un 
„ berrettino di raso rosso con un cappelletto 
,, di seta rosso con uno spennacchio bianco. 
,, A piedi di ciascuno camminavano per i- 
,, staffieri sei servitori vestiti in quel mede- 
„ simo modo di quegli che erano a cavai - 

„ lo ; dietro a loro era*i parecchi Capi- 

„ tani e valorosi soldati con molti della mi- 
„ lizia fiorentina, i quali avendo desinato 
„ con essi la mattina tennero loro compa- 

„ gnia infino alla porta Fecero la 

,, via di Piazza per Borgo Santo Apostolo, 
„ per Parione, e passato il Ponte alla Car- 
,, raja andarono alla porta San Friano, do- 
„ ve erano i lor carriaggi, che furono mu- 
„ li ventuno carichi di tutte e di ciaschedu- 
,, na di quelle cose che loro bisognavano, 
,, così al vivere come all'armare, tanto di 
„ pie quanto a cavallo; perchè, per non a- 
„ vere a servirsi d'alcuna cosa de' nemici, 
„ portavano con essoseco pane, vino, bia- 
„ de, paglia, legne , carne d'ogni sorta, 
„ uccellami d'ogni ragione, pesci d'ogni 
„ qualità, confezióni di tutte le maniere, 
„ padiglioni con tutti i fornimenti, e con 
„ tutte le masserizie di qualsivoglia sorte 
„ che potessero venir loro a bisogno, infi- 
„ no all'acqua; menarono Prete, Medico, 
„ Barbiere, Maestro di Gasa, cuoco, e guat- 



IMPERIALE gy 

3 , tero. Uscirono fuori della Porta con ttit- 
„ ta questa salmeria dietro, e andarono 
,, lungo le mura infino presso la porta a S. 
„ Pier Gattolini ( porta Romana) dove tra- 
„ versarono sulla mandritta..»., dov'era il 
„ fine delle trincee de*nemiei; e quindi si 
,, condussero a Baroncelli ( Poggio Impe- 
riale ) , córrendo tutto il campo a vedergli , 
,, che s'era convenuto che in fino non fussero 
„ davanti al Principe d'Orange non si do- 
„ vesse tirare artiglierie né grosse né minu- 
„ te da nessuna delle parti, e così fu os- 
„ servato „. 

„ Agli dodici, il giorno di S. Gregorio, 
„ che venne in sabato, combatterono in 
„ due steccati (5) .... Combatterono in ca- 
,, micia, cioè calze e non giubbone, e la 
„ manica della mano destra tagliata fino al 
„ gomito, con una spada e un guanto di 
„ maglia corto nella mano della spada, sen- 
„ za niente in testa .... Fu quest'arme e- 
„ letta da Giovanni ( Bandini ) per rirnuo- 
„ vere un'opinione che s'aveva di lui in Fi- 
„ renze , che egli fosse più cauto che valen- 
,, te , e procedesse più con astuzia che con 
„ valore,,. 

„ Dante fattasi radere la barba, la quale 
„ di color rosso gli dava quasi al bellico, 
„ venne alle mani con Bettino , e toccò in 

(5) Cioè in uno degli steccati combattè il Martelli Lo- 
dovico col Bandirà Giovanni-, nell'altro Dante da Ca- 
stiglione con Bettino Aldobrandino 



9$ POGGIO 

„ sulla prima giunta una ferita nel braccio 
„ ritto, e una stoccata ma leggiera in boc- 
„ ea, ed era assalito dal nemico con tanta 
„ furia , che senza poter ripararsi ebbe tre 
„ ferite in sul braccio sinistro, una buona, 
„ e due leccature, ed era a tal condotto, 
,, che se Bettino si fosse ito trattenendo, 
„ come doveva, bisognava che s' arrendes- 
„ se; siccome non poteva più reggere la 
,, spada con una mano sola, la prese con 
„ tutte e due , ed osservando con gran ri- 
„ guardo quello che faceva il nemico , e ve- 
„ dutolo colla massima furia e inconsidera- 
„ zione sua venir alla volta di lui.... gli si 
„ fece rincontro, e distendendo ambe le 
,, braccia gli ficcò la spada in bocca tra la 
„ lingua e l'ugola, talmente che gli enfiò 
„ subito l'occhio destro; ed egli, ancorché 
,, avesse promesso baldanzosamente prima 
„ di morir mille volte che mai arrendersi 
„ una, o vinto dalla forza del dolore, o per 
„ esser uscito di sé, con grandissimo dispia- 
„ cere del Principe ( d'Oranges ) si arren- 
„ de , e la notte seguente si morì a sei ore. 
„ Dante allora per animare il compagno 
„ gridò forte due volte vittoria, non lo pò- 
,, tendo, per la legge tra loro posta, altra- 
„ mente ajutare ,, . 

„ Lodovico (Martelli), dato che fu nella 
„ tromba , andò ad affrontare Giovanni 
( Bandini ) con incredibile ardire ; ma Gio- 
ii vanni il quale teneva bene l'arme in ma- 



IMPERIALE gg 

,, no, e non si lasciava vincere dall'ira o al- 
„ tra passione, gli diede una ferita sopra le 
,, ciglia, il sangue della quale cominciò ad 
„ impedirgli la vista; onde egli più che a- 
„ nimosamente andò tre volte per pigliare 
,, la spada ( nemica ) colla mano manca, e 
,, pigliolla ; ma Giovanni avvolgendola e ti- 
,, randola fortemente a se , gliela cavò sern- 
,, pre di mano, e lo ferì in tre luoghi della 
„ medesima mano sinistra ; onde egli quan- 
M to più brigava di nettarsi gli occhi dal 
,, sangue colla mancina per veder lume, 
„ tanto più gì' imbrattava, e nondimeno 
„ colla destra tirò una terribile stoccata a 
„ Giovanni, la quale lo passò di là più di 
,, una spanna, e non gli lece altro male che 
,, una graffiatura sotto la poppa manca. Al- 
„ lora Giovanni gli menò un mandritto al- 
„ la testa , ed egli noi potendo schivare 
„ altramente , parò colla sinistra così ferita 
„ per vedere di pigliarli un'altra volta la 
,, spada, il che non gli riuscendo, anzi re- 
„ stando gravemente ferito, pose ambe le 
,, mani agli elsi, ed appoggiato il pomo 
( della spada) al petto, corse verso Giovati- 
„ ni per investirlo; ma egli, il quale non 
,, era meno destro che balioso, saliò indie- 
,, tro, e menogli nel medesimo istante una 
„ coltellata alla testa dicendo, se non vuoi 
,, morire arrenditi a me . Lodovico non veg- 
,, gendo più lume, e avendo addosso pa- 
„ recchie ferite , disse : Io mi arrendo 



100 POGGIO 

„ al Marchese del Guasto (6); ma avendo 
„ Giovanni fatta la medesima proposta, si 
,, arrendè a lui. 

L'esito dunque di questo celebre com- 
battimento, fu che Lodovico Martelli disfi - 
datore principale rimase vinto da Giovanni 
fiandìni piincipal disfidato; mentre Dante 
da Castiglione, compagno del Martelli, supe- 
rò e vinse Bettino Aldobrandi compagno 
del Bandini. In tal guisa le due parti rima- 
sero del pari vittoriose e perdenti al tempo 
medesimo. Morirono amendne i vinti per 
effetto delle riportate ferite . L' Aldobrandi 
nella notte seguente , come sopra è detto ; il 
Martelli nel vigesimoquarto giorno dalla se- 
guita battaglia . L' aver perduto la vita glo- 
riosamente combattendo per amor della pa- 
tria procacciò al Martelli V onore di esser 
dipinto nella Real Galleria di Firenze infra 
gli uomini illustri per eminenti virtù pa- 
triottiche, affinchè eterna si conservasse tra 
i posteri la memoria del nome suo. Tutta-* 
volta, se vuoisi prestar fede al sopra citato 
storico , la pugna tra il Martelli e il Bandi* 
ni ebbe una cagione non tanto nobile; e 
questa altro non fu che una galanteria amo- 
rosa. Il Varchi si astiene dal nominare la 
donna che ne era il soggetto, ma si sa che 
questa fu la Manetta Ricci, moglie di iY7o 



(6) Colonnello del campo nemico, alla testa de' fami 
spagnuoli. 



IMPERIALE IOI 

colo Benintendi, delia quale era stranamen- 
te invaghito il Martelli, mentre essa mostra- 
vasi più favorevole al Bandirti. Contuttociò, 
stimolata dagli amici del Martelli, con li- 
cenza del marito, che era affatto digiuno 
della cosa, si recò essa a visitarlo mentre 
stavasi in letto ferito, qual visita invece di 
recargli giovamento , come gli amici suoi 
eransi per avventura lusingati, cagionò in 
lui tanta commozione e turbamento, che si 
pretende avergli accelerata la morte. 

Dopo il fatto finor raccontato nulla di 
memorabile sembra essere accaduto al Pog- 
gio Imperiale fino all'anno 162,1 , in cui si 
trova che il dì 28 aprile vi si celebrarono le 
nozze del Principe Federigo Ubaldo della 
Rovere primogenito del Duca d'Urbino con 
la Principessa Claudia figlia del Granduca 
Cosimo II. La morte recentemente accaduta 
di questo principe (7) fece sì che tal matri- 
monio si effettuasse ivi privatamente e senza 
alcuna di quelle solennità, con le quali in 
occasioni simili soleasi segnalare il fasto e 
la magnificenza di Casa Medici. 

Tre anni dopo, vale a dire il 3o maggio 
dell'anno 1624, trovandosi al Poggio Impe- 
periale le due Principesse Cristina di Lore- 
na, e Maddalena d'Austria, la prima avola, 
la seconda madre, ambedue tutrici del gio- 

(7) Era egli passato all' altra vita il ciì 28 Febbrajo di 
queir istesso anno. Ved. Notizie storiche del Palazzo 
Pitti, pag. 42. 



I02 POGGIO 

Tine Granduca Ferdinando IL, giunse ivi 
di Francia il Duca di Bethunes spedito da 
Luigi XilL Ambasciatore a Roma ♦ Nulla di 
straordinario, e di molto importante avrebbe 
di per se stesso la comparsa di quel perso- 
naggio, e il ricevimento di esso alla Villa di 
cui si ragiona , senza una circostanza ripor- 
tata a questo proposito dal Cronista che se- 
guitiamo (8), e che dà un' idea del cerimo- 
niale di quei tempi relativamente ai titoli 
competenti agli individui delle famiglie so- 
vrane, e della grande importanza che vi si 
metteva. Non soleva accordarsi il titolo di 
uéltezza, quanto alla Casa regnante in To- 
scana, se non che ai Granduchi ed alle loro 
Consorti, non già ai figli di essi, e agli altri 
Principi del sangue. La vecchia Granduches- 
sa Cristina di Lorena era entrata in qualche 
sospetto che la Granduchessa sua nuora , 
Maddalena d' Austria , si maneggiasse presso 
l'Imperatore fratello di lei, affine d'ottene- 
re il titolo d'Altezza per tutti i suoi figli. 
Non volendo adunque che il Principe Lo- 
renzo figlio suo cadetto , e zio del giovine 
Granduca Ferdinando, come pure degli altri 
fi^li di Cosimo IL e di Maddalena d'Austria, 
rimanesse al di sotto dei proprj nipoti , si e- 
ra preventivamente concertata col prefato 
Ambasciator francese affinchè desse quel ti- 
tolo al Principe Lorenzo, lo che egli non 

(3) Scttìmanni , Cron. MS. alV anno 1629. 



IMPERIALE IO? 

mancò di fare nel primo abboccamento che 
ebbe seco lui . L' Arciduchessa Maddalena 
accortasi del maneggio volle essa pure far 
vedere al Bethunes tutti i suoi figli, accioc- 
ché avesse egli occasione di dar loro 1' istes- 
so titolo. Se ne scusò sul principio Y Amba- 
sciatore, allegando non aver commissione 
di visitare quei Principi per esser eglino in 
minore età; ma in seguito pressato vivamen- 
te dall' Arciduchessa, stimò di poter arbi- 
trare, e trattò ancor essi col titolo di Altez- 
za. Potrebbe per avventura attribuirsi sif- 
fatto procedere delle due Granduchesse alle 
gare ambiziose , ed al debole della vanità , 
di cui viene comunemente accagionato il 
sesso feminile, ma perchè fare a lui questa 
ingiuria, mentre uomini gravissimi e Prin- 
cipi savissimi senza dubbio, come furono i 
primi Granduchi Medici, hanno posto in o- 
pera tutti i loro mezzi, hanno sconvolto, 
per dir così , tutti i gabinetti dell'Europa 
per oggetti di simil natura? Allorquando u- 
na superba e sprezzante fiolosofia si è cre- 
duto permesso di sparger del ridicolo su co- 
se di questa fatta , poco è mancato che non 
ne sia venuta la total dissoluzione dell'or- 
dii] sociale, e la trasformazione del genere 
umano in una mandra di bestie feroci . 

Se la Corte Medicea si è mostrata sempre 
sommamente gelosa nell'articolo delle ono- 
rificenze che dalle altre esigeva, è stato al- 
l'incontro prodiga e generosa in ogni tempo 



104 POGGIO 

nel cerimoniale da essa praticato coi Princi- 
pi stranieri in occasione di qualche loro 
comparsa in Toscana. Prova di ciò, tra mil- 
le altre esempi consimili, sia lo splendido ac- 
coglimento fatto dalle summentovate Gran- 
duchesse Tutrici al Principe Stanislao fra- 
tello del Re di Pollonia, il quale ritornando 
da Roma si era prefisso di veder la Tosca- 
na. Recaronsi immediatamente le due Prin- 
cipesse ad incontrarlo fino o Siena, donde 
il condussero alla villa del Poggio Imperiale, 
ove tra gli altri festevoli trattenimenti pro- 
curati a quel Principe, il dì 3 febbrajo 1623 
fu rappresentata a contemplazione di lui la 
Tragedia di Santa Orsola (9) , dopo la qua- 
le vi fu gran ballo, in cui presero parte più 
di cento dame, e quindi un superbo ballet- 
to di cavalli eseguito di notte tempo sui 
prato contiguo ridotto a foggia d'anfiteatro, 
illuminato vaghissimamente e adorno d'im- 
menso numero di spettatori (io). 

Dopo l'epoca di cui e parlato qui sopra, 

(9) Questa cosi detta Tragedia di S. Orsola , di cui 
si è fatta menzione anche nelle Notizie Storiche del Pa- 
lazzo Pitti, non sembra esser pervenuta fino a noi. Do- 
vette esser certamente qualche grottesca imitazione de- 
gli antichi Misteri nei quali consisteva tutto il teatro 
europeo prima della Sofonisba delTrissino, e della Ro- 
smunda del Rucellai. Eppure queste due tragedie, e 
molte altre eziandio, erano già da gran tempo pubblica- 
te all'epoca di questa rappresentazione di S. Orsola. 

(<o Quinto allo spettavolo conosciuto sotto il nome 
di balletto di cavalli , vedasi Notizie storiche del Pa- 
lazzo Pitti, ove se ne fa descrizione pag. 53. 



IMPERIALE I05 

l'istoria non fa mai piti menzione del Pog- 
gio Imperiale, ove si sa per altro che in 
certe stagioni dell' anno fecero ordinaria- 
mente il loro soggiorno i Principi di Tosca- 
na, Medicei e Austriaci. iNoi però, nulla 
ometter volendo di ciò che a nostra notizia 
riguardar può la Villa del Poggio Imperia- 
le , rammenteremo che il celebre Francesco 
Redi nel suo bel Ditirambo , il Bacco in To- 
scana, stabilisce appunto il soggiorno del 
suo protagonista alla mentovata Villa ; e 
porrem fine al presente ragguaglio con ri- 
portare i seguenti versi , coi quali die prin- 
cipio Y autore a quel leggiadro poema : 
Dell' Indico Oriente 

Domator glorioso il Dio del vino 

Fermato avea V allegro suo soggiorno 

Ai colli Etruschi intorno ; 

E cola dove Imperiai Palagio 

V augusta fronte inver le nubi inalza, 

In verdeggiante prato 

Colla vaga Arianna un dì sedea, 

E bevendo e cantando , 

Al belV idolo suo così dicea ec. 



NOTIZIE STORICHE ! 

RIGUARDANTI LA 

R. VILLI DEL POGGIO A CAJANO 



J_Jo stato attuale della Villa Imperiale (let- 
ta del Poggio a Cajano deesi quasi intiera- 
mente al famoso Lorenzo de'Medici sopran- 
nominato il Magnifico . Quest' uomo straor- 
dinario, a cui non seppe sfuggire alcun ge- 
nere di gloria , può considerarsi come il 
fondatore di questo insigne edifizio, quan- 
tunque fabbricato in parte sui fondamenti 
A\ un antico castello appartenente alla po- 
tente famiglia de' Cancellieri di Pistoja, no- 
tissima pur troppo nella storia delle fazioni, 
che ne' tempi repubblicani divisero e lace- 
rarono miseramente la Toscana e l'Italia. 
Dall'istessa sua denominazione può ancora 
congetturarsi aver appartenuto questa Villa 
in più rimoti tempi a qualche antico Roma* 
no per nome Cajo forse della celebre fami- 
glia de' Caii, onde siasi poi detto, con latino 
vocabolo Villa Cajana, Ras Cajanum(i). 
Lorenzo il Magnifico avendone fatto, ac- 



'b l 



(O Targ. Viag. Tom. L 



A CAJAN0 ÌO7 

quisto dalla famiglia Cancellieri, o come al- 
tri vogliono da Palla Strozzi, nel dominio 
di cui era già passata per compra fattane dai 
nominati Cancellieri, immaginò di rifabbri- 
carla in una maniera più conforme alla 
fortuna della sua Casa , ed alla grandezza 
delle sue idee* Incaricò a taT effetto i mi- 
gliori architetti di quei tempi di farli diver- 
si modelli, lo che ottenuto, ei prescelse tra 
tra tutti gli altri quello di Giuliano Giam- 
berti detto da San Gallo . Tuttavolta per la 
costruzione delle superbe scale, per le qua- 
li si può agevolmente salire e scendere anche 
a cavallo, volle servirsi del disegno à'xStefa- 
no d'Ugolino pittore sanese . Racconta il 
Vasari nella Vita di esso Giuliano, che bra- 
mando Lorenzo, che la volta della gran 
sala fosse fatta tutta di un' arco , e come ui- 
cesi , a botte, non credeva egli che la gran 
distanza si potesse girare; ma Giuliano che 
in quel tempo fabbricava in Firenze una sua 
casa, voltò la sala sua a similitudine di quel- 
la immaginata da Lorenzo, e gli riuscì così 
felicemente che tolse ad esso ogni perplessi- 
tà, onde quella del Poggio a Cajano fu in 
tale maniera eseguita, « né vi ha dubbio, 
soggiunge l'istesso Vasari, che sia essa la 
« più gran volta moderna che fino allora si 
« fosse veduta ». Leone X. arricchì in segui- 
to questo Salone delle ammirabili pitture di 
Andrea del Sarto, del Franciabigio e del 
Pontormo, le quali formano tuttora l'am- 
mirazione e le delizie degl'intendenti. 



I08 POGGIO 

Presso la Villa dei Poggio a Cajano eravi^ 
al tempo di Lorenzo il Magnifico, una deli- 
ziosa isoletta formata dal fiume Ombrone, 
celebre nei versi del Poliziano, e dell' istes- 
so Lorenzo, sotto il nome di cimbra. Colti- 
vata ed abbellita da lui, e difesa per quanto 
gli era possibile con argini ed altri ripari, 
disparve tutto ad un tratto la bella isoletta, 
assorbita fatalmente da una piena straordi- 
naria dell' Ombrone , talché non ne rimase 
più vestigio veruno . Lorenzo ne pianse la 
perdita in un vaghissimo poemetto allego- 
rico sul gusto delle Metamorfosi d' Ovidio , 
cui intitolò Ambra. In questo gentil poe- 
metto, del quale è debitrice l'Italia al cele- 
bre Scrittore Inglese della Vita di Lorenzo 
il Magnifico, Sig. Lorenzo Roscoe , che lo 
pubblicò per la prima volta in fine della sua 
opera, vien figurata sotto il nome di Ambra 
una Ninfa boschereccia, della quale inna- 
moratosi il fiume Ombrone, tenta invano 
ogni via per guadagnarne l'affetto, e men- 
tre vien per rapirla, per favore di Diana si 
converte la Ninfa in nudo e sterile sasso. Nei 
fasti letterarj della Toscana la Villa del Pog- 
gio a Cajano è celebre quanto altra mai del- 
le Case Medicee, se forse se n'eccettua quel- 
la di Careggia la quale alienata negli ultimi 
tempi dal Granduca Leopoldo ha cessato di 
far parte del patrimonio della R. Corona. 
Infatti indipendentemente dai bei versi lati- 
ni del Poliziano , ne' quali se ne descrivono 



A CAJA tfO I09 

le delizie, e che possono riscontrarsi tra le 
opere di lui, egli è certo che questo insigne 
poeta e filosofo passò ivi gran parte de'suoi 
giorni in compagnia del suo incomparabile 
Mecenate e de' più illustri letterati di quel 
tempo . 

Quanto agli avvenimenti istorici che ab* 
biano qualche relazione con questa Villa , il 
primo che ci si presenta è il passaggio fatto- 
vi dall'Imperatore Carlo V. il dì 4 maggio 
i536. Ei veniva da Napoli; erasi trattenuto 
seigiorni in Firenze, per istabilirvi quella 
forma di governo che più li parve opportuna 
alia quiete di quella città ed anche alle mire 
particolari di lui , avendone creato Duca 
Alessandro de' Medici, a cui avea destinata 
in isposa Margherita d'Austria sua figlia na- 
turale, allora in tenera età . Restò un giorno 
al Poggio a Cajano ; ne lodò sommamente 
l'edifizio in cui ben traspariva il genio di 
Lorenzo il Magnifico , osservando per altro 
che le muraglie ne erano troppo forti per 
un cittadino privato. Partì il giorno susse- 
guente, 5 maggio, dirigendosi alla volta di 
Lucca . 

Cosimo de'Medici, succeduto nel governo 
ad Alessandro ucciso a tradimento in casa 
propria dal così detto Lorenzino parimente 
di Casa Medici, non avendo potuto ottenere 
per sé Margherita d'Austria rimasta vedova 
del suo antecessore, e già promessa dall'Ira- 



HO POGGIO 

peratore ad Ottavio Farnese Duca di Parma, 
si determinò a prender per sua sposa D. 
Eleonora di Toledo figlia del Viceré di Na- 
poli, la quale venuta per mare a Livorno, 
ed ivi ricevuta dall'Arcivescovo di Pisa il dì 
22 luglio i53g (2) , pervenne al Poggio a 
Cajano il 24 di detto mese, in compagnia 
del Duca Sposo che si era recato ad incon- 
trarla in Pisa. Si trattennero i quella Villa 
cinque giorni in continue feste , e quindi il 
dì 29 effettuarono in Firenze il loro forma- 
le ingresso, che fu oltremodo sontuoso e 
magnifico. 

Tra i molti figli de' quali fu fecondo il 
matrimonio di Cosimo con Eleonora di To- 
ledo, il Principe Francesco, come primoge- 
nito, destinavasi dal padre in suo successo- 
re al trono di Toscana . Non volendo per 
tanto trascurar Cosimo qualunque mezzo 
onde perfezionar l'istruzione di suo figlio 
nell'arte di regnare, si risolvè di buon'ora 
inviarlo alla corte di Madrid considerata in 
quel tempo come il centro della politica 
europea . Ivi infatti si trattenne alcuni anni 
il Principe Francesco, non senza utilità sua 
e del padre, agl'interessi del quale attenta- 
mente invigilava presso Filippo 11. arbitro 
allora pressoché assoluto delle cose d'Italia, 
non essendosi egli restituito in Toscana se 
non che nel i563; e la Villa del Poggiò a 

(2) Ved. Not. stor. del Pai. di Pisa, 



A CAJANO I I I 

Cajano fu testimone appunto degli abbrac- 
ciamenti scambievoli tra padre e figlio, im- 
perciocché ivi per la prima volta si rividero 
il dì 17 settembre di quel medesimo anno. 
Pago pur finalmente il Granduca Cosimo 
d'aver potuto viemaggiormente dar lustro 
alla propria famiglia, mediante lo stabilito 
accasamento del mentovato suo figlio con una 
Principessa Austriaca, destinato avea la Vil- 
la del Poggio a Cajano pel luogo ove seguir 
dovesse il primo incontro de'due Sposi . Qui- 
vi dunque il dì 19 dicembre i565 pervenne 
l'Arciduchessa Giovanna d'Austria sorella 
dell' Imperatore Massi migliano IL e fuvvi 
accolta onorevolissimamente dal Suocero e 
dal Principe Francesco suo Sposo, il quale 
erasi recato ivi ad attenderla in compagnia 
de' più distinti e ragguardevoli personaggi 
toscani e forestieri. Giovanna Arciduchessa 
d'Austria, divenuta in seguito Granduches- 
sa di Toscana, suppliva colle più rare e pel- 
legrine doti di spirito e di cuore, alla man- 
canza di certe grazie nelle forme esteriori, 
che troppo spesso si usurpano le affezioni e 
gli omaggi dovuti alla saviezza ed al virtù. 
Fu essa madre di Maria de' Medici, moglie 
del famoso Enrico IV. Re di Francia; ma 
sebbene amata e pregiata da tutti, nonché 
dal marito e dal suocero, non cessò d'esser 
molto infelice nel suo stato matrimoniale, 
comecché divorata da una continua e ben 
fondata gelosia, cagionatale dalla famosa 



112 POGGIO 

Bianca Cappello, che avea saputo ispirare 
nel cuore di suo marito la più violenta ed 
invincible passione. 

Questa celebre avventuri era oggetto inesau- 
sto dell'adulazione, o dalla calunnia de'con- 
temporanei, e su cui non sembra uniforme 
abbastanza il giudizio de'posteri; questa don- 
na singolare, sui conto della quale si è tanta 
esercitata in ogni tempo la penna de' dram- 
matici, de'novellisti e de* romanzieri, meri- 
ta bene che si dia qui un succinto ragguaglio 
de' principali avvenimenti della sua vita, co- 
me quella che ha una sì immediata relazio- 
ne con la storia della villa del Poggio a Ca- 
jano, servita prima di teatro a' suoi amori e 
alla sua grandezza, quindi alla sua morte. 
Era essa figlia di Bartolommeo Cappello 
Gentiluomo qualificato della Repubblica di 
Venezia. Fino dal i563 era stata condotta 
in Firenze da Pietro Bonaventuri giovane 
fiorentino, il quale mentre stava in Venezia 
ad esercitare la mercatura nel banco Salvia- 
ti s'innamorò perdutamente di lei allora nel 
primo fiore di sua giovinezza, ed a maravi- 
glia bella e graziosa . Non fu essa troppo dif- 
ficile a corrispondergli, tanto più che celan- 
dole la vera sua condizione, ei si fece ere* 
dere nipote dei Salviati ed uno dei princi- 
pali interessati nel banco. Per mezzo di una 
fidata cameriera, sola consapevole nella fa- 
miglia Cappello degli amori della Bianca, 
riusciva ad essa di notte tempo sottrarsi fur- 



A CAJ ANO II 3 

ti veniente dalla casa paterna, e introdursi 
in quella deiramante indi non molto lonta- 
na . Non potendo una simil tresca restar 
lungamente celata, convenne risolversi ad 
una fuga, quale i giovani amanti effettua- 
rono , dopo essersi data scambievolmente 
fede di matrimonio; e con quelle poche gio- 
je che la donzella potè in fretta raccorre in 
sua casa si condussero sollecitamente a Fi- 
renze. La famiglia Cappello in parentela con 
le principali di Venezia, irritata all'estremo 
da una siffatta ingiuria, ne mostrò un im- 
placabile risentimento . Se ne dichiarò alta- 
mente offeso tutto il corpo della veneta nobil- 
tà , e si ordinò l'arresto di Gio. Battista Bo- 
naventuri zio del rapitore, che innocente af- 
fatto del fallo del nipote ne pagò immeritata- 
mente la pena, morendo indi a non molto 
in carcere di una malattia epidemica , che 
regnava per la città . 

Le avventure della Bianca, le violenti mi- 
sure de' suoi parenti, e la ristrettezza e po- 
vertà a cui era ridotta, attesa la trista situa- 
zione economica del suo sposo , risvegliaro- 
no prima la curiosità , indi la compassione 
de' Fiorentini , e principalmente del Princi- 
pe Francesco, tornato di poco dal suo viag- 
gio di Spagna. Desiderò egli conoscer da 
vicino una persona che tanto facea parlar di 
se la città, ed avendone ottenuto l'accesso 
con quella facilità che i Principi sanno tro- 
var sempre in simili incontri, restò preso 



Il4 POGGIO 

bentosto dalle seducenti attrattive della Bian* 
ca, la quale benché tuttavia amante del ma- 
rito non sembra che si mostrasse lungamen- 
te crudele col nuovo adoratore . Oltre il me- 
rito d'una rara bellezza avea essa ottenuto 
dalla natura, perfezionate quindi coli' arte, 
tutte le prerogative onde rendersi l'arbitra 
assoluta del giovane Principe. Ora capric- 
ciosa e vivace, ora ritenuta e modesta, sem- 
pre graziosa e gentile, formava essa l'unica 
delizia di lui portato naturalmente alla me- 
lanconia, angustiato spesso dalle ammoni- 
zioni paterne, ed in seguito dai gelosi cla- 
mori di una moglie a cui doveansi tutti i ri- 
guardi; cosicché non è meraviglia se il suo 
amore per la Bianca andò ogni giorno au- 
mentando, lino a divenire per lui una spe- 
cie di necessità, ed una passione invincibile. 
Nell'anno 1570 essa restò vedova di suo 
marito Pietro Bonaventini ucciso di notte 
tempo da' suoi nemici, de' quali si era egli 
fatto un gran numero nella città con mille 
prepotenze e follie, alle quali lo rendeva ar- 
dito l'immenso poter della moglie. Ciò non 
servì che a rinvigorir la passione del Prin- 
cipe già divenuto padrone dello stato, non 
che di se stesso per la morte del padre. Tut- 
to fu da lui posto in opera per divertir l'a- 
mante, che si vide corteggiata dai primi 
personaggi della Corte, e perBno dagli stes- 
si fratelli del Granduca . Furono posti a di- 
sposizione di lei tutti i palazzi, i giardini, 



A CAJA1VO 119 

le ville, e quella principalmente del Poggio 
a Cajano, ove frequentemente si trovava col 
Principe in pariite di piacere, in caccie, in 
villeggiature. Intanto la Granduchessa ne- 
gletta dal marito , insultata dal fasto della 
rivale, amata però per le sue straordinarie 
virtù, ed ammirata da tutti, quanto l'altra 
era sprezzata e abbonita, cessò di vivere, 
cedendo così alla fortuna della Cappello, e 
dando luogo ad una più grande elevazione 
di essa, che dichiarata solennemente dal Se- 
nato veneto per figlia della Repubblica, spo- 
sò infine il vedovo Granduca, e divenne 
Granduchessa di Toscana. La Reppubblica 
spedì Ambasciatori in Firenze a congratu- 
larsi con Francesco I. del suo matrimonio 
con la Figlia di S. Marco , e questo matri- 
monio fu celebrato con una magnificenza e 
sontuosità straordinaria. Le feste che ebbe- 
ro lungo in tal'occasione vengono con qual- 
che particolarità riferite, nelle notizie stori- 
che riguardanti il Palazzo de'Pitti. 

Intanto non restavano fi^li maschi al 
Granduca, essendogli morto l'unico che e- 
ragli nato dall'estinta sua moglie, non sen- 
za sospetto di veleno per parte della Cap- 
pello (3) , la quale dopo una figlia che ebbe 



(3) Anche prima che avvenisse la morte effettiva di 
questo giovane Principe, si pretende che la Bianca a- 
vesse tentato di disfarsene valendosi dell* opera di una 
donna Giudea, la quale colta sul fatto, si vuole che il 
Granduca stesso l'uccidesse di propria mano. Si ag- 



Il6 POGGIO 

sul principio da suo marito, e che si chia- 
mò Pellegrina , rimase ostinatamente infe- 
conda , ad onta di tutti i medicamenti , di 
tutti gl'incantesimi, di tutti i tentativi più 
o meno ridicoli posti da lei in opera per 
aver prole del Granduca. Bisognò pertanto 
ricorrere all'inganno, ed abusando colla più 
nera perfidia della debolezza di quel Prin- 
cipe , mostrarli un supposto frutto di sua fe- 
condità; onde si finse gravida, e giunto il 
tempo di dar compimento alla favola, non 
fu omesso verun apparecchio, non si trala- 
sciò alcuna delle decorazioni necessarie alla 
rappresentanza di un parto, e finalmente 
dopo tutta la cerimonia d'usanza venne fuo- 
ri un figlio maschio già bello e fatto da una 
femmina di vii condizione, e preparato al- 
l'uopo fino dalla sera antecedente. 11 fan- 
ciullo fu denominato Don Antonio, poiché 
si spinse l'impudenza e la profanazione fino 
a far interloquire l'intercessione di questo 
Santo nella supposta gravidanza della Cap- 
pello. L'orditura di un tale inganno costò 
ad essa ed ai complici suoi un serie assai 
prolungata di sceleraggini. La favola peraltro 
non fu tanto bene architettata ed eseguita 
da ingannare il giudizio del pubblico. Ben 
presto si fece a tutti palese la goffa impostu- 
ra, fuori che al Granduca, a cui convenne 



giunge esser ciò accaduto precisamente al Poggio a 
Cajano. 



A CA J ANO XI7 

che la Bianca istessa ne svelasse il mistero 
alcuni anni dopo, quando si credè ben assi- 
curata che con un tal marito poteva ella im- 
punemente arrischiarsi fino ad. esser since- 
ra . Difatti ella non rimase delusa nella sua 
aspettativa, e Don Antonio che non era nien- 
te più figlio di lei, di quello che il fosse del 
Granduca, conservò unitamente al cogno- 
me de' Medici , anche il pingue patrimonio 
statoli già assegnato dal supposto suo Ge- 
nitore . 

Tutti questi procedimenti della Cappello 
uniti alla deferenza rivoltante che in tutti 
gli affari mostrava . per essa il Granduca, 
avea cagionato grandi dissapori nella fami- 
glia , ed alienato da lui il cuore de' fratelli, 
e spe cialmente del Cardinale Ferdinando * 
Con tutto chela Bianca affettasse in ogni oc- 
casione la più grande amicizia e parzialità 
per quel Principe, forse appunto per esser 
lui già considerato come l'erede presuntivo 
del trono di Toscana, egli avea totalmente 
tralasciato di portarsi a Firenze, come per 
lo innanzi era solito di fare assai frequente- 
mente, e standosi in Roma avea quasi affat- 
to troncata ogni corrispondenza epistolare 
col fratello. Finalmente essendosi fra essi ri- 
conciliati, verso i primi di ottobre 1587, fu 
indotto a trasferirsi a Firenze , di dove in 
compagnia del Granduca e della Bianca pas- 
sò immediatamente al Poggio a Cajano, per 
godervi nell'opportunità della stagione il di- 



Il8 POGGIO 

vertimento della caccia, e le altre delizie 
della villeggiatura. Il dì 8. di quell' istesso 
mese sopraggiunse al Granduca la febbre, 
giudicata dai Medici terzana doppia. Una 
malattia consimile assalì pure due giorni do- 
po la Bianca . Furono con ogni premura 
chiamati i più valenti medici, procurandosi 
nel tempo istesso di tener occulta al pubbli- 
co la malattia, di cui ciò non ostante si 
sparse ben presto il rumore da per tutto . 
Soffriva il Granduca di una sete contìnua 
ed inestinguibile, e d'una certa arsura alle 
fauci e nello stomaco, onde faceva un uso 
strabocchevole di bevande gelate. Nel nono 
giorno il male divenne affatto minacciante, 
ed infine essendo rimasti inutili tutti i ten- 
tativi delPajrte medica, nella notte de'19 ot- 
tobre a ore quattro il Granduca Francesco L 
cessò di vivere nella sua fresca età di anni 
47, avendone regnato 23, de' quali io sotto 
la direzione del padre, e i3dopo la morte 
di quello. Tostochè si riconobbe vicino a 
morire, chiamato a se il fratello, gli doman- 
dò perdono delle cosepassate,e gli consegnò 
i contrassegni delle Fortezze, raccomandan- 
doli in ultimo la moglie con le altre persone 
a lui più care. 

Frattanto il bisbiglio, il calpestìo che da 
pertutto sentiva si posero in sospetto la Bian- 
ca dell'avvenuta catastrofe, e ne rimase in- 
fine accertata dal cupo silenzio de' suoi assi- 
stenti , e dalle lagrime che loro malgrado 



A CAJ aiyo ng 

spuntavano ad essi sugli occhi. Allora perde 
affatto l'uso de' sensi, ed essendosi potuto 
a gran pena farla rinvenire, e porla in grado 
di adempiere ai doveri della religione, spi- 
rò finalmente la sera del dì 20 del mese 
medesimo, verso l'anno quarantesimo del- 
l'età sua . 

Quantunque per ordine espresso del Car- 
dinal Ferdinando fosse fatta la sezione dei 
due cadaveri con ogni sorte di pubblicità, 
e con l'invito speciale dei più intimi delle 
persone defunte, sebbene fossero rinvenuti 
tutti i segnali di malattia e morte naturalis- 
sime, non si mancò tuttavolta di creder l'u- 
na e 1' altra effetto di veleno apprestato ad 
amendue dal Cardinale; ed ecco come il 
fatto si raccontava. Bramavano i due conju- 
gi levarsi degli occhi un fratello, che essi 
consideravano come un censore incomodo 
della loro condotta , e loro irreconciliabil 
nemico. Fu invitato perciò sotto il finto pre- 
testo di una sincera pacificazione a recarsi 
presso di essi, nell'idea di avvelenarlo. A. 
tale effetto fu scelta la solitudine del Poggio 
a Cajano, ove la Bianca avendo preparato 
una focaccia mortifera, essendo ivi pure il 
marito, la presentò una mattina al Cardina- 
le perchè ne gustasse come di cosa fatta con 
le stesse sue mani. Egli per cautela teneva 
sempre in dito una gemma che avea la pro- 
prietà miracolosa di scuoprire i veleni , con 



120 POGeiO 

appannarsi e perder la lucentezza quando 
veniva ed essi accostata. Non mancò V amu- 
leto di produrre il suo effetto, onde il Cardi- 
nale convinto del tradimento, obbligò con 
un pugnale alla mano la cognata ed il fratel- 
lo a mangiar eglino stessi della focaccia, lo 
che essi fecero strascinati dall' impegno di 
comparire innocenti , ed anche spaventati 
dalle minacce del Cardinale, lo che cagionò 
la morte ad amendue. 

11 racconto ha tutte le caratteristiche del 
favoloso , dell' assurdo, dell' inverisimile . 
Tuttavolta alcune circostanze della malattia, 
la morte simultanea de'due conjugi, ed il 
costume infernale pur troppo comune in 
quei tempi di attentare all' altrui vita con 
mezzi sì detestabili, potrebbero per avven- 
tura scemare alcun poco l'improbabilità dei 
fatto, se d'altronde non fossimo dalla storia 
garantiti del carattere umano, virtuoso ed 
integerrimo del Cardinal Ferdinando, giu- 
stificato anche dopo dal lungo e glorioso suo 
regno , onde crederlo affatto incapace di 
una sì atroce vendetta contro individui a lui 
si strettamente congiunti coi vincoli del 
sangue. 

Comunque sia di ciò, certo egli è che 
Ferdinando nulla perde nell'opinione pub- 
blica per la morte dei due conjugi, di cui 
anzi che rattristarsi , si mostrò lietissima 
l'intiera Toscana, tanta era l'avversione, e 
l'universal disistima che amendue si erano 



A C AJ ANO 12,1 

attirata, Furia co'suoi bassi artifizj ed intri- 
ghi, l'altro con una imperdonabile debo- 
lezza per una moglie sì fatta, in balia della 
quale avea egli vilmente abbandonato se 
stesso, e tutti i più importanti affari dello 
stato . 

Il Cardinal Ferdinando, allora in età di 
36 anni, divenuto Granduca ricevè dunque 
alla villa del Poggio a Cajano e quindi in 
Firenze il giorno stesso ig ottobre 1^87, i 
primi omaggi dei suoi sudditi, ed i loro pri- 
mi contrassegni d'attaccamento e di amore f 
che mai non si smentirono anche in appres- 
so, e che egli cercò sempre di meritarsi, 
facendo gustare ai suoi popoli tutto le dol- 
cezze di un'amministrazione veramente pa- 
terna. Lasciato, con le opportune dispense 
Pontificie, l'abito cardinalizio, e rinunzian- 
do intieramente allo stato Ecclesiastico, ei 
credè che una delle prime sue cure esser 
dovesse quella di assicurar la successione 
della famiglia, e per conseguenza di sce- 
gliersi immediatamente una sposa. Era egli 
di genio piuttosto francese che spagnuolo ; 
e mentre i suoi predecessori aveano costan- 
temente professata una cieca divozione alla 
Spagna allora preponderante in Europa, e 
soprattutto in Italia, ei pensò su questo 
punto di deviare alquanto dalla loro politi- 
ca, e senza troppo urtar gli Spagnuoli, pro- 
curar di guadagnarsi V amicizia e la confi- 
denza de' Francesi. Col favore di siffatte di- 



122 POGeiO 

sposizioni non fu difficile a Caterina de'Me- 
dici madre di Enrico*III. allora Re di Fran- 
cia d' indurlo a sposare Cristina figlia di 
Carlo III. Duca di Lorena e di Valois, Prin- 
cipessa di ottime qualità, educata in Corte 
di quella Regina sua avola per parte di ma- 
dre, e da lei amata come propria figlia. Do- 
po molti ostacoli suscitati contro un tal 
matrimonio dalla sospettosa politica della 
Spagna, specialmente dopo la morte di Ca- 
terina de'Medici avvenuta per mala sorte du- 
rante il trattato, restò esso alla fine conclu- 
so, e la giovane Sposa essendosi imbarcata a 
Marsiglia, e posto piede a terra a Livorno, 
quindi trattenutasi due giorni in Pisa (4), 
la sera del 28 aprile i58g pervenne al Pog- 
gio a Cajano, ove il Granduca l'attendeva in 
compagnia del Duca di Mantova, del Cardi- 
nal di Giojosa e di altri distinti personaggi, 
tra i quali due Ambasciatori spediti dalla 
Repubblica di Lucca a complimentar la 
Sposa. Cristina di Lorena in età allora di 
j6 anni era dotata di più che ordinaria bel- 
lezza, di statura grande e maestosa, di un 
tratto nobile e gentile, animato dalla viva- 
cità e dalle grazie. Giunta appena in Tosca- 
na, la sua naturale pieghevolezza e docilità 
fu messa tosto ad una prova alquanto peno- 
sa e difficile al suo sesso ad all'età sua. Il 
Re e la Regina di Francia le aveano fatto 

(4) Vtà. Noi. istor. del Pah di Pisa. 



A CAJANO 123 

dono di ricchissime vesti alla moda france- 
se affinchè ne facesse pompa in occasione 
del suo ingresso in Firenze; ma il Grandu- 
ca, immaginando che i suoi popoli non a- 
vrebbero troppo di buon occhio riguardato 
quelle foggie straniere, ne esigè da essa il 
sacrifizio, e la indusse ad adottar subito le 
vesti e le maniere toscane. Le feste e gli 
spettacoli, onde furono solennizzate le noz- 
ze di questa Principessa, riguardano spe- 
cialmeute i Palazzi di Firenze e di Pisa ; la 
Villa del Poggio a Cajano non lascia per 
questo di figurar tuttavia nella storia dei 
Granduca Ferdinando I. 

Inerendo questo Principe al sistema di 
politica da lui adottato fin da principio del 
suo governo , e costante perciò nel suo se- 
greto attaccamento alla Francia, vedea con 
dolore le interne agitazioni di quel Regno 
lacerato miseramente dalle guerre civili . 
Enrico III. era stato assassinato dal fanatico 
e sacrilego Giacomo Clemente, ed Enrico 
IV. legittimo successore di lui facea prova 
inutilmente del suo straordinario valore , e 
della bontà anche più straordinaria del cuor 
suo, per ridurre al dovere sudditi traviati 
e divenuti ciechi strumenti dell'ambizione 
della Lega e della scaltra politica del Re di 
Spagna Filippo U. Vedeva il Granduca che 
il mezzo più sicuro e più pronto ónde venite 
a termine di tanti guai era quello della con- 
versione d'Enrico al Cattolicismo avvegna- 



X2& POGGIO 

che la differenza di religione formasse il 
principal pretesto onde negarseli ubbidien- 
za specialmente dai Parigini . Avea egli per- 
tanto mosso pratica con quel Monarca, e con 
replicate lettere, e per mezzo della viva vo- 
ce de'suoi agenti, affine d* indurlo ad un tal 
passo, a cui Enrico punto non repugnava , 
ma temeva soltanto che nella pubblica opi- 
nione potesse in ciò rimaner compromesso 
il suo onore. Finalmente lo stato sempre 
più critico de'suoi affari, e le incessanti a- 
michevoli esortazioni di Ferdinando, che 
egli amava e stimava assai e da cui ricevea 
segretamente riguar devoli soccorsi in dena- 
ro, lo indussero a superare ogni riguardo, 
e ed a risolversi seriamente a farsi cattoli- 
co. Con tali disposizioni, delle quali si mo- 
strò lietissimo il Granduca, spedì tosto in 
Italia il Cardinal Condì "Vescovo di Parigi, 
il quale a tenore delle istruzioni che aveva, 
prima di proseguire il viaggio per Roma 
ov'era principalmente diretto, cercò di ab- 
boccarsi con Ferdinando, che trovavasi al- 
la villeggiatura del Poggio a Cajano . Vi si 
recò quegli da Firenze il dì n ottobre i5cp, 
ove incontrato fino a pie delle scale dello 
stesso Granduca fu ricevuto con ogni dimo- 
strazione d'onore dovuta al carattere di lui, 
ed alla grandezza del Monarca che rappre- 
sentava. Trattenutosi il Cardinale alquanti 
giorni, nei quali ebbe spesso lunghi collo- 
quj con Ferdinando intorno all' affare ini- 



ACAJANO 1Z3 

porta» te di cui trattavasi, ei si disponeva a 
partire per Roma, allorquando videsi com- 
parire un Religioso Domenicano (Alessandro 
Franceschi) che in nome del Pontefice gli 
intimò arditamente di non accostarsi a quel- 
la città. Clemente Vili, di Casa Aldobran- 
dini era salito di recente al soglio Pontificio 
per favore delli Spagnuoli, onde non fu ad 
essi difficile d'indurlo a frastornar la missio- 
ne del Vescovo di Parigi, le conseguenze 
della quale non poteano convenir punto alle 
loro mire sulle cose di Francia . Un sì scon- 
siderato procedere offese oltremodo il Car- 
dinale e il Granduca, il quale peraltro scu- 
sando il Pontefice, ne incolpò l'impudenza 
del Frate, addebitandolo d'aver operato 
fuori di commissione; tuttavolta insinuò al 
Cardinale di non avanzarsi ulteriormente*, 
fino e nuove trattative. Queste ebbero luo- 
go poco dopo; e l'effetto di esse fu infine 
T accettazione dell' abjura di Enrico, la sua 
assoluzione dal Papa, ed il ricevimento suo 
in grembo alla cattolica Chiesa . La formai 
conversione al Cattolicismo del Re, che o- 
però la quiete della Francia, e colmò di glo- 
ria il Granduca, il quale vi ebbe certamen- 
te la parte principale, avvenne il dì 25 lu- 
glio i593. 

La storia della Villa del Poggio a. Cajano 
tace continuamente durante il regno, non 
peraltro infecondo di grandi avvenimenti, 
di Cosimo II. figlio e successore di Ferdi» 



1^6 POGGIO 

naruio; ed in quello anche più memorabile 
di Ferdinando IL rompe essa appena il suo 
lungo silenzio per accennarci, come di pas- 
saggio, che ivi da questo Granduca fu da 
prima ricevuto il Barone di Laudstein in- 
viato dall' Arciduca d'Austria Ferdinando 
d'Inspruck, figlio di Claudia de' Medici, ad 
oggetto di trattar il matrimonio di quel Prin- 
cipe colla Principessa Anna sorella del Gran- 
Duca. Ciò fu il 24 dicembre 1645, e le noz- 
ze furono in seguito celebrate in Firenze il 
17 maggio del seguente anno (5). 

Le sventure domestiche della casa Medici 
che afflissero tanto sensibilmente' i giorni 
ultimi del Granduca Ferdinando IL, deri- 
va dal malaugurato matrimonio di Cosimo 
III. suo figlio con la Principessa francese 
Mnrgherita d'Orleans, fanno comparir nuo- 
vamente in iscena, e non senza grande in- 
teresse, la Villa del Poggio a Cajano. 

E stata una particolare fatalità della fa- 
miglia Medicea di trovarsi inviluppata so- 
vente in mille traversie per dato e fatto del- 
le femmine, e d'esser riuscita quasi sempre 
infelicissima nelle sue matrimoniali allean- 
ze . La Principessa d'Orleans, bella , vivace, 
allevata al fasto delle Corte di Luigi XIV. 
avea fatto un penoso sacrifizio del suo cuore 
e delle sue inclinazioni nell' accettar la ma.- 
no di Cosimo III. Innamorata segretamente 

(5) Ved. JSÌot. Stor. del Pal.de' Pitti. 



ACÀJANO 127 

del Principe Carlo di Lorena, avea dovuto 
accettar suo malgrado un partito offertole 
dalla fredda politica di stato, e che avea in 
favor suo la volontà imperiosa di un Luigi 
XIV. Astretta a sottomettersi alla necessità, 
avea portato in Toscana tutto il rancore, 
tutta la tristezza, e tutto il mal' animo che 
sacrifizj di questa sorte sogliono ordinaria- 
mente produrre. Appena giunta in questo 
paese tutto le parve insopportabile; nulla 
valeva a divertirla, nulla era capace di con- 
tentarla, né in casa né fuori . Invano lo Spo- 
so ed il Suocero con ogni sorte di condi- 
scendenza , con ogni dimostrazione di tene- 
rezza e d'amore si sforzarono di guadagnar- 
ne la benevolenza. Inutilmente per calmar 
l'animo di questa donna intrattabile riuscì 
l'istessa intervenzione del Re, il quale le 
scrisse amorevolmente, inviandole la Signo- 
ra Die Defant che l'avea educata, alfine di 
indurla a vivere in buona concordia col ma- 
rito, che tanto amava lei, quanto essagli 
dava ogni giorno le meno equivoche testi- 
monianze di disprezzo e di aborrimento . 
Finalmente stanco il suocero di tanta e sì 
lunga ostinazione, e volendo, quanto era 
possibile, occultare al pubblico i travagli 
interni della famiglia, risolse di mandar la 
Principessa al Poggio a Gajano . Si credè al- 
tresì che la solitudine, la ristrettezza, la 
noja le avrebbero ispirato sentimenti più* 



ia8 poggio 

miti e qualche disposizione ad un più ragion 
nevole contegno; ciò non pertanto non ser* 
vi una tal misura se non che a maggiormen- 
te indispettirla. Lo sconcerto dello spirito 
e la violenza della passione (6) produssero 
in lei ima non lieve alterazione di salute, 
ed essendosi recati il Granduca ed il Princi- 
pe a visitarla, essa minacciò il marito che 
qualora le comparisse un'altra volta davanti 
gli avrebbe scagliato addosso qualunque co- 
sa le si fosse presentata. Dimorò più mesi 
in quella villa sempre pertinace ed inflessi- 
bile a qualunque esortazione, anche del Pa- 
pa } tuttavolta allorché meno aspettavasi , si 
mostrò determinata a riconciliarsi . Diman- 
dò in Firenze un abboccamento col Grandu- 
ca suo suocero, il quale volentierissimo lo 
accordò; ed accogliendola con somma ilari- 
tà ed amorevolezza le promise una perpetua 
oblivione del passato. Riassunto allora il suo 
ardire , pretese ella di venire come ad una 
capitolazione, del che sdegnatosi il Gran- 
duca le fece conoscere che, essendo essa so- 
la dalla parte del torto , dovea piuttosto of- 
ferire che chieder soddisfazioni. La Princi- 
pessa ritornò dunque al consueto ritiro; ma 



(6) Il Principe Carlo di Lorena suo occulto amante 
erànsi recato poco prima a Firenze col pretesto di uu 
viaggio a Roma. La Corte di Toscana, ignora in quel 
tempo de' suoi amori colla Principessa, gli fece 1* acco- 
glimento il più cortese, alloggiandolo nell' istesso palaz- 
zo de' Pitti . 



acaja.no I2g 

dopo pochi giorni partita nuovamente dal 
Poggio a Cajano la sera del 6 novembre 
i665, si portò risoluta in Firenze, e gettata- 
si nelle braccia del marito e del suocero ti 
mostrò talmente pentita e confusa che destò 
in essi le più sincere lagrime d'amore e d'al- 
legrezza . Quanto applauso erasi meritata la 
Principessa col tratto franco ed ultroneo che 
avea ricondotta la concordia e la calma nella 
famiglia, altrettanto fu poi biasimata allor- 
ché pochi mesi dopo fece conoscere che nul- 
la avea cagionato ne'suoi sentimenti, e nelle 
sue poche lodevoli inclinazioni. Fu scoperto 
indi a non molto un disegno che avea for- 
mato di fuggirsene con un Francese di vilis- 
sima condizione; ma niuno sarebbesi mai 
immaginato che una Principessa della sua 
nascita e della sua educazione avesse potu- 
to obliarsi fino al punto di meditare, men- 
tre era in Pisa , d' intrupparsi con una com- 
pagnia di Zingari che colà ritrova vasi , se 
non fosse stato ascoltato da più persone il 
trattato che teneva con essi, parlando loro 
di notte tempo dalle finestre di qnel Palaz- 
zo . Né qui ebber fine le sue più che stra- 
vaganti follìe; essendosi trovata gravida di 
di suo marito (7), da cui era appassionata- 
mente amata, tentò ogni mezzo onde pro- 



(7) Ne aveva avuto già un altro figlio, che si chiamo 
Ferdinando , frutto de' brevi intervalli di concordia e di 
coabitazione col marito. 



iSo POGGIO 

curarsi un aborto, il che fortunatamente non 
le riuscì. Fu preso l'espediente di farle al- 
lontanare il consorte, al quale si fece intra- 
prendere un lungo viaggio per l'Europa, nel- 
la lusinga che il tempo avrebbe potuto ap- 
apportar qualche salutare cangiamento nel 
cuore di lei; ma tutto invano; giacché ritor- 
nato Cosimo in Toscana con la primiera te- 
nerezza per la sposa, trovò in lui l'odio pri- 
miero e la solita invincibile avversione . Que- 
sta si accrebbe ancor davvantaggio allorché 
egli per la morte del padre divenne Gran- 
duca. Convenne nuovamente separarsi, e fu 
assegnato alla Principessa il solito soggiorno 
del Poggio a Cajano. Ma insistendo essa o- 
stinatamente nell'antico proponimento di 
abbandonar affatto il marito e la Toscana, e 
di ritirarsi in Francia, la tenerezza di Cosi- 
mo stancata da tante ingratitudini cede al- 
fine allo sdegno, e con l'annuenza di Luigi 
XIV. restò infine convenuto ch'ella andasse 
a rinchiudersi nel Monastero di Montmartre 
vicino a Parigi da lei stessa indicato, obbli- 
gandosi il Granduca di farla scortare fino a 
Marsilia , e di passarle un annuo assegna- 
mento di 80,000 franchi . Pubblicatasi in 
Toscana la partenza della Granduchessa pro- 
dusse nell'universale un gran dispiacere. I- 
gnoravansi in gran parte le stravaganze di 
lei, e si amava generalmente una Principes- 
sa bella, popolare, inclinata al brio, e dedi- 
ta alla profusione . Usò essa Y artifizio di 



A CAJANO l3l 

Far credere che vittima de' mali trattamenti 
del marito e della suocera era forzata a riti- 
rarsi, onde fu generalmente compianta, e 
tutta sul Granduca e sulla madre di lui ri- 
cadde T odiosità di una sì strepitosa e vio- 
lenta misura. La condotta peraltro da lei 
tenuta in seguito durante il suo soggior- 
no in quel Monastero era ben lontana dal 
giustificare questi favorevoli sentimenti del 
popolo toscano, poiché non vi fu alcuna 
sorte di debolezza , di follìa , di sconvolgi- 
mento di spirito e di depravazione di cuore, 
a cui ella non si gettasse perdutamente in 
preda fino al segno di tentar , come fece, di 
dar fuoco al Convento che si era scelto in 
asilo. E impossibile di dare un'idea più giu- 
sta della originalità romanzesca del suo ca- 
rattere^ della sua rabbiosa a frenetica anti- 
patìa verso il marito, e nel medesimo tempo 
de' religiosi pregiudizj de' tempi suoi, di 
quella che ne somministra ella stessa in una 
lettera scritta al medesimo il dì 8 gennajo 
1680. Essa è concepita ne'seguenti: 

„ Non posso più reggere alle vostre strava- 
,, ganze; so che voi fate il peggio che pote- 
,, te appresso del Ile contro di me, e voi vi 
„ fate scorgere da sua Maestà e da tutta la 
,, Corte, non volendo che io vada alla Cor- 

,, te, ove ho da fare continuamente 

„ perchè se io vi fussi stata di continuo, i 
„ vostri figli sarebbero stati meglio, e per 
,, il presente e per l'avvenire, e così fate 



l32 POGGIO 

male per loro , e per me, e per voi , per- 
chè mi mettete in stato di disperazione a 
tal segno che non ci è ora nella giornata 
che io non vi desideri la morte, e che io 
non volessi che voi fossi impiccato. Voi 
mi riducete in modo che io non posso più 
frequentare i sacramenti, e così mi fare- 
te dannare, e con tutta la vostra devozio- 
ne vi dannerete ancora voi, perchè uno 
che è causa della perdita d'un' anima non 
può salvare la sua Quel che mi di- 
spiace maggiormente è che noi andere- 
rno a casa del Diavolo, e che io averò il 
tormento di vedervi ancora costì. Se voi 
mi avessi lasciata stare mi sarei data alla 
devozione, perchè cominciavo a farmi i- 
struire delle mie obbligazioni verso no- 
stro Signore, e coli' occasione ch'io fo 
del bene a Alenson con la mia sorella , e 
che io sto con queste Madri che sono An- 
, geli, mi sarei ridotta al mio primo pen- 

, siero di farmi monaca in un Spedale 

, Ma adesso non voglio più pensare a far 
, bene, perchè me ne riesce male, e mi 
( mettete in tale disperazione che io non 
, penso più che a vendicarmi , se però non 
, mutate foggia di trattare verso di me; e 
, vi giuro per quella cosa che io odio più, 
, che è voi y che io farò patti con il Diavo- 
, lo per farvi arrabbiare e per sottrarmi 
, dalle vostre pazzìe . Basta, tutte le sira- 
, vaganze che potrò fare per dispiacervi , le 



ACAJANO lS3 

^ farò, e questo non me lo potete impedi- 
,, re. La vostra devozione non servirà a 
,, niente, e potete far quello che volete 
„ perchè siete un fior di ruta, Dio non vi 
„ vuole e il Diavolo vi rifiuta. Ora quello 
„ che io voglio da voi è che così scriviate al 
„ Re che non vi volete più impacciare di 
me, né di quello che io faccio ..... Se lo 
farete, io vi prometto di rimettermi bene 
con Dio e se non lo farete, aspetta- 
tevi di gran cose dalle mie furie tindica* 
trici, perchè ridurmi non lo farete mai; 
che se credete di farmi ritornare da voi', 
questo non succederà mai (8) , e se io 
tornassi con voi, guai a voi, perchè non 
moriresti mai che di mia mano . Potette 
prepararvi a lasciar presto questa vita 
senza ajuto , perchè so che ha da durare 
la vostra poco bene . Questo poco che a* 
vete a stare in questo mondo lasciatemi 
bene avere, acciò io faccia orazione per 
voi dopo la vostra morte Basta , mu- 
tate registro, perchè volendo fare rigar 
dritto me, farò rigar voi, e voi farete co- 
me quelli che andarono per sonare, e fu- 
rono sonati; ve ne avvertisco; sono fatti 
vostri, miei non sono più, perchè già son 
„ disperata et ho poco da perdere (9) „ 4 

(8) Essa peraltro nell'anno precedente, interpostavi la 
mediazione del Papa , avea tentato riconciliarsi e di ri- 
tornar col marito; il quale istigato in parte dalla madre, 
ed in parte dubitando «Iella sincerità delle disposizioni 
della moglie, rigettò qualunque trattato, 

(9) Galluz. Stor. del Grand. 



l34 POGGIO 

La disperazione di questa Principessa 
proveniva certamente nella massima parte 
dalle minute indagini che suo marito, or- 
mai non da altra passione agitato, riguardo 
a lei, che da quella dell'odio, del dispetto , 
e di uno smoderato desio di vendetta, facea 
fare continuamente sulla condotta di essa, e 
dalle contrarietà e mortificazioni che di tem- 
po in tempo le suscitava per parte del Re, 
allorquando ella annojata della monotonìa 
della vita monastica, cercava di profittare di 
tutti quei divertimenti e passatempi che le 
venivano offerti dalla corte voluttuosa e bril- 
lante di Luigi XIV. In seguito peraltro, a 
misura dell'aumento degli anni, andò sem- 
pre scemando ne' due conjugi la reciproca 
avversione. 

Avendo la Granduchessa ottenuto da pri- 
ma di variar monastero, si trasferì d&Mont- 
martre a Saint Mende, e quindi lasciato an- 
che quest'ultimo, potè condursi ad abitar 
liberamente in Parigi , ove in età di 76 an- 
ni cessò di vivere il 1 5 Settembre 1721 . 

Le domestiche inquietudini che agitarono 
continuamente Cosimo III. quasi per tutto 
il lungo corso della sua vita, non si limita- 
rono a quelle cagionateli dalla propria mo- 
glie. Il Principe Ferdinando suo figlio ed 
erede presuntivo della corona era dotato di 
molte eccellenti qualità; laonde amato era 
universalmente dai Toscani , i quali non 
troppo contenti del governo di Cosimo si 



A CAJANO l35 

auguravano nel successore di lui i bei giorni 
de' due Ferdinandi; se non che tra le virtù 
di questo principe non era per verità la mag- 
giore quella dell'ubbidienza e docilità ai pa- 
terni voleri. Partecipe alquanto dello spirito 
altiero ed indipendente della madre, sde- 
gnava talvolta di praticare col genitore que- 
gli atti di filiale condiscendenza , che avreb- 
bero dovuto costarli il sacrifizio di qualche 
sua favorita passione. Tuttavolta, per sod- 
disfare ai desiderj del Padre avea condisce- 
so, benché affatto alieno dallo stato conju- 
gale, ad accasarsi con Violante Beatrice dì 
Baviera , Principessa saggia , adorabile pel 
suo carattere, pel suo spirito, e per la virtù 
sua , ma non bella , e, per più trista fatali- 
tà , non feconda. Non tardò guaria nascere 
in lui la freddezza, indi l'indifferenza per 
la sua sposa. Vivea egli frequentemente, 
lontano da essa e dal padre, in alcuna del- 
le ville , e soprattutto in quella del Poggio a 
Cajano. Oltre i divertimenti della pesca e della 
caccia , vi godeva ancor quelli della musica 
e del teatro, tenendo continuamente seco il 
Musico Francesco de Castris , divenuto suo 
particolar favorito, ed una giovine e bella 
virtuosa veneziana per nome Vittoria Boni" 
bagia ,di cui mostratasi egli invaghito al se- 
gno da eccitar mal umore e gelosìa alla spo- 
sa, e grave rammarico al Granduca. Credè 
questi che per far cessare una tal pratica, sa- 
rebbe slato un ottimo espediente quello di 



l36 POGGIO 

guadagnare Y Eunuco favorito , e quindi 
metterlo alle prese con la Veneziana. La 
concertata misura riuscì perfettamente fino 
a indurre in aperta rottura i due Eroi da 
teatro; ma il difficile era di far soccombere 
la virtuosa , e privarla della grazia del Prin- 
cipe; e questo non riuscì. Il conflitto diven- 
ne tra essi sì animato e sì caldo, che una 
mattina, standosi insieme a tavola in uno 
dei quartieri della Villa del Poggio a Cajano, 
passarono dalle parole ai fatti, e 1' Eroina si 
trovò pesta e sfregiata la faccia da un pane 
che l'iracondo Eunuco le avventò sacrilega* 
mente nel bollor della disputa. Corse tutta 
in lacrime la virtuosa a gettarsi ai piedi del 
Principe , ed a chieder vendetta di una sì 
enorme profanazione. Il fallo era imperdo- 
nabile, e bisognava una luminosa soddisfa- 
zione alla bella, che altrimenti minacciava 
di partirsi su! fatto . il Principe la consolò ; 
e risoluto di placarne gli sdegni con sacrifi- 
carle il favorito affettando con questi indif- 
ferenza e disinvoltura, gli consegnò indi a 
poco una lettera sigillata, e gli commise di 
portarla egli stesso a Firenze al suoCamerier 
maggiore Torrigiani , il quale avrebbeli co- 
municato un affare d'importanza. Partì de 
Castris, giunse a Firenze, e consegnò la 
lettera al Torrigiani ; ma qual fu la sorpresa 
di ambidue nel legger in essa un ordine al 
Musico di non comparir mai più dinanzi al 
Principe, e di partir subito dalia Toscana? 



A CAJANO I.37 

Egli tutto sbigottitosi recò immediatamente 
presso il Granduca a cui raccontò la sua di- 
sgrazia , Lo accolse quegli benignamente, 
ma non parendogli di sua prudenza di con- 
trariare le determinazioni del figlio, lo con- 
sigliò ad ubbidire , assicurandolo peraltro di 
tutta la sua protezione, ed assegnandoli una 
grossa pensione onde vivere agiatamente in 
qualunque luogo . 

Qui può dirsi che termina affatto la sto- 
ria del Poggio a Cajano; giacché quantun- 
que e sotto il regno dell' ultimo Granduca 
Mediceo, Giovan Gastone figlio di Cosimo 
IH. , e sotto quello dei suoi successori fino 
ai di nostri sia stata sempre questa villa più 
o meno frequentata dai Principi regnanti , e 
visitata talor di passaggio da varj illustri per- 
sonaggi stranieri, sembra tuttavia non aver 
somministrato alcun fatto rimarchevole alle 
ricerche de' cronisti di quei tempi, e degno 
per conseguenza d'intertenere piacevolmen- 
te la curiosità delle future generazioni • 



NOTIZIE STORICHE 

DEL 

R. PALAZZO DI PISA 



JL/ecaduta affatto dalla sua antica grandez- 
za, perduta la propria libertà, e dopo inuti- 
li sforzi per ricuperarla, soggiogata ed op- 
pressa dalla Repubblica fiorentina, la città 
di Pisa trovavasi all'ultimo grado della a- 
biezione e della miseria,, allorché grado a 
grado andava inalzandosi la Famiglia dei 
Medici al dominio di Firenze. Pervenuta fi- 
nalmente questa Famiglia all'assoluta sovra- 
nità sotto Cosimo I. , le condizioni di Pisa 
incamminaronsi tosto ad un notabile miglio- 
ramento, giacché quel Principe consideran- 
do tutti i popoli dello stato a lui soggetto 
come rivestiti d'un ugual diritto alle sue 
provide cure pel loro ben' essere, dovè ri- 
guardare questa interessante città con oc- 
chio ben differente da quello con cui era 
stata riguardata dalla fiorentina Repubbli- 
ca; la quale, mantenendosi anche dopo il 
trionfo nemica implacabile di Pisa, ed o- 
bliando le antiche massime di generosità, di 
moderazione e di savia politica, di cui avea 



di pisa i3g 

dato altre volte sì frequenti è sì luminosi e- 
sempj, viene accusata d'aver di soverchio 
incrudelito nell'oppressa rivale, tentando 
di distruggerla affatto, e di ridurre appoco 
appoco un deserto insalubre il ricco ed u- 
bertoso territorio di essa, con promuovervi 
a bella posta la stagnazione dell'acque, o al- 
meno (poiché sembra incredibile tal'eccesso 
di studiata barbarie) col non prendersi cura 
quant 7 era convenevole di questo importan- 
tissimo oggetto (i). 



(1) Il Targioni nella celebre sua opera Viaggi per la 
Toscana Tom. 2. si sforza di scolpare su questo punto 
i Fiorentini . Ma 1' autorità da lui a tal proposito allega- 
ta sembra confermare, anzi che distruggere, la riferita 
imputazione. In un partito del Consiglio de 1 Cento di 
quella Repubblica fatto il dì 19 aprile 147^ , riportato 
da detto Autore, leggesi ì' enunciativa seguente: ,, Con- 
,, siderando che il contado per l' adietro di Pisa è fertt- 
,, lissimo paese, et nientedimeno per rispetto che le 
„ fosse maestre et } ponti di detto contado sono ripiene 
„ et guaste, detto contado è diventato sterile et poco o 
„ niente fructa,ma quasi tutto ne' piani è diventato pa~ 
„ duli, et similmente le fognie et vie dentro nella città 
,, di Pisa sono ripiene et guaste ec. „. E vero i che il 
partito contiene in seguitò alcuni ottimi provvedimenti 
per rimediare a tanto male, ma dall'epoca di questo 
partito, cioè dal 1475 , andando indietro fino al 1406. e- 
poca della prima dedizione di Pisa, si contano 49 anni^ 
nel corso de' quali formaronsi gli orribili guasti nel ter- 
ritorio pisano notati nella riportata enunciativa. Dunque 
almeno per un mezzo secolo ebbero ragione i Pisani ài 
dolersi della stagnazione de' loro scoli procurata o non 
impedita da' Fiorentini loro padroni . È chi sa poi se tut- 
te le belle disposizioni contenute nell' allegato partito 
furono realmente eseguite? Sembra anzi che debba cre- 
dersi il contrario, se prestiam fede al discorso pronun- 
ciato dall'Oratore de' Pisani avanti Carlo Vili, alla pré- 



I 4° PALAZZO 

L'epoca della esaltazione de' Medici al 
Principato può dunque considerarsi, come 
l'epoca del rinascimento di Pisa. Fu essa 
riguardata sempre con una certa speciale 
predilezione da tutti i Sovrani di qufclla Fa- 
miglia , e questa predilezione parve esser 
passata in eredità ne' due Sovrani di casa di 
Austria , Leopoldo e Ferdinando. Quindi è 
che dai principjdel Regno di Cosimo 1. fino 
al presente , Pisa è stata l' ordinario soggior- 
no della Corte nei mesi d' inverno , lo che 
vuoisi attribuire eziandio al vantaggio dei 
clima, assai più temperato e salubre di 
quello della Capitale, durante il corso di ta- 
le stagione . 

Ciò suppone per necessaria conseguenza 
fino da' tempi più antichi l' esistenza in 
quella città di un regio palazzo. Si sa che 
l'abitazione in Pisa dei primi Medici non 
ancor giunti ad un' assoluta sovranità , come 
furono Lorenzo il magnifico, e Piero suo fi* 
glio, era il palazzo Pieraccki vicino alla 
Chiesa di S. Matteo. Ma certo egli è altresì 
che verso l'anno i55o il celebre Architetto 
e Scultore Baccio Bandinelli presiedeva alla 

senza di quello de' Fiorentini 1' anno i49$, nel qual 
discorso, riportato dal Guicciardini nella sua Storia, 
facendosi un quadro orribile della dura oppressione sot- 
to di cui gemeva la città di Pisa, si nota che incrudeliva- 
si dai Fiorentini contro la salute e la vita de' Pisani, 
de' quali per spegnere in tutto le reliquie, era stata in- 
termessa la cura di mantenere gli argini e i fossi del lo- 
ro contado ec. 



DI PISA 14I 

fabbrica in Pisa del presente real Palazzo, 
che Cosimo vi facea erigere sulle rovine del- 
l' antica curia del Potestà, sicché sembra che 
la fondazione appartenga all'epoca su tii men- 
tovata, vale a dire intorno all'anno i55o. 
Vero è che in origine questa fabbrica do- 
vette essere di non troppo grande estensio- 
ne, poiché per divenire ciò che è di presen- 
te, benché nulla abbia tuttavia di rimarca- 
bile pel lato della magnificenza e della vasti- 
tà , ha bisognato che Francesco I. nel i583, 
e posteriormente in questi ultimi tempi, 
Pietro Leopoldo, vi facciano dei notabili ac- 
crescimenti i 

Fece in questo Palazzo la sua quasi abi- 
tuai residenza Cosimo I. nei primi anni del 
suo principato. Essendosi egli prefisso tra 
le più importanti sue cure di far risorger 
Pisa e le campagne adiacenti dallo stato mi- 
serabile a cui erano ridotte, credè bene che 
la sua presenza avrebbe contribuito non po- 
co ad accelerare l'esecuzione di un sì savio 
provvedimento comandato egualmente e dal- 
la umanità e dalla sana politica. Era egli per 
avventura occupato in quest'opera impor- 
tante, allorché il di 11 Giugno dell'anno 
i53g ebbe avviso esser giunta per mare a 
IA\ omo Eleonora di Toledo, figlia del Vi- 
ceré di Napoli, la quale accompagnata da 
suo fratello D. Garzìa e da nobil comitiva 
di Baroni e Dame spagnuole veniva come 
Sposa di Cosimo. Avea questo Principe spe- 



l4^ PALAZZO 

dito preventivamente a Livorno l'Arclvesco* 
vo di Pisa, affine di complimentare la spo- 
sa novella e condurla quindi in quest'ul- 
tima città; ove infatti la sera stessa fece ella 
il suo ingresso , essendo stata accolla in Pa- 
lazzo dal Duca con tutta la pompa conve- 
niente al suo rango. Passarono ivi la notte 
tra liete danze, ed il giorno appresso s'in- 
viarono alla volta di Firenze (a). 

Uno de' primi frutti del matrimonio di 
Gosimo con Eleonora di Toledo fu una fi- 
glia per nome Lucrezia , la quale pervenuta 
alla età nubile fu destinata dal padre in ispo- 
sa al primogenito del Duca di Ferrara Ercole 
IL della illustre Casa d' Este. Furono questi 
sponsali come il preliminare del solenne 
trattato concluso nel palazzo di Pisa il di 18 
marzo i558 tra esso Gosimo ed il Cavalier 
Fiaschi Plenipotenziario del Duca di Ferra- 
ra , per mezzo del quale il Principe Estense 
già parzialissimo dalla corona di Francia, 
in di cui favore avea sostenuto fino allora in 
Italia una lunga e disastrosa guerra contro 
le Case Medici e Farnese e contro le forze 
spagnuole , obbligavasi a rinunziare alla 
Lega con la Francia, restandosi però neu- 
trale. 

(2) Quello però in cui fu ricevuta D. Eleonora di To- 
ledo Sposa eli Cosimo non era certamente l'attuai Palaz- 
zo Granducale, fabbricato alquanto posteriormente a 
quest* epoca . Poteva forse essere il presente Palazzo 
Pieracc'iL , che era, come è stato già detto, la casa di 
abitazione in Pisa de'primi Medici. 



DI PISA 143 

Ma tra i fasti più memorabili che illustrai 
no, direm così, le istoriche primizie del 
Palazzo di. Pisa, dee certamente annoverar- 
si la cerimonia solenne che vi ebbe luogo il 
dì i5 marzo , dell'anno i56i , allorché Co- 
simo I. istitutore dell'insigne Ordine milita- 
re di S. Stefano, ne fu per la prima volta 
solennemente riconosciuto e salutato Gran 
Maestro . Aveane egli già ricevuto poco pri- 
ma le insegne e i distintivi con la più gran 
pompa nella Chiesa Primaziale di detta cit- 
tà per mano del Nunzio del Papa; e pochi 
giorni dopo vestito della gran Cappa del- 
l' Ordine, col corteggio di tutti i nuovi Ca- 
valieri ornati della stessa divisa , in compa- 
gnia pure del Nunzio Pontificio, si recò pro- 
cessionalmente alia piazza prescelta a con- 
tener le fabbriche del nuovo istituto, e qui- 
vi nel luogo già destinato gettò di sua pro- 
pria mano la prima pietra della Chiesa con- 
ventuale dell' Ordine . 

Niuno al certo sarebbesi immaginato che 
la letizia e le feste che ravvivato aveano la 
casa del Principe, come ancora la città di 
Pisa divenuta da quel momento la sede di 
uno stabilimento famoso che è passato sem- 
pre con tutta ragione pel capo d'opera del- 
la politica di Cosimo, si sariano cangiati ben 
presto in profonda desolazione e mestizia. 
Eppure nen erano scorsi che pochi mesi do- 
po l'epoca felice mentovata qui sopra, al- 
lorché Pisa ed il Palazzo di cui si ragiona 



ì 44 PALAZZO 

servirono di scena alla più lagrimevol cata- 
strofe , all'avvenimento il più tragico, di 
cui faccia menzione la storia de' Medici. 
Fosse effetto di naturai malattìa, come ac- 
certano alcuni, ovvero di qualche cagion 
violenta, come è opinion di molti altri, Co- 
simo I. nel corso di pochi giorni ebbe la 
disavventura di perder la propria moglie , e 
due figli , D. Giovanni e D. Garzici , giovi- 
netti di vaghissimo aspetto, di gentili ma- 
niere, e che già davano di sé le più belle 
speranze , il primo dei quali era già Cardi- 
nale, benché in età di soli ig anni . Tra co- 
loro, che in sì funesto accidente non sanno 
ravvisare che le ordinarie conseguenze di 
una febbre epidemica, e tacciano arditamen- 
te di romanzesca la contraria opinione, di- 
stinguevi l'Autore moderno della Storia Me- 
dicea. Sarebbe certamente desiderabile per 
la gloria del primo Granduca di Toscana, e 
e per onore eziandio dell'umana specie, che 
il sentimento del Signor Galluzzi fosse al- 
quanto più motivato, e che appoggiato fosse 
ad un' autorità un poco meno sospetta di 
quella dell' istesso Cosimo. Vero è che le 
due lettere scritte da questo Principe a suo 
figlio maggiore D.Francesco allora alla Cor- 
te di Filippo II. in Ispagna , con le quali ei 
gli dà parte della morte dei due mentovati 
suoi fratelli, e quindi ancor della madre, non 
parlano che di naturai malattìa, e contengo- 
no una ben circostanziata relazione anche 



DI PISA 145 

dei piii minuti sintomi della medesima. Ma 
per creder ciecamente al contenuto di tali 
lettere, convien supporre il carattere di Co- 
simo ( il quale troppo interesse aveva allora 
di nasconder il vero ) esente affatto da ogni 
simulazione e doppiezza, lo che non sembra 
combinar gran fatto con alcuni tratti della 
vita di lui, specialmente ne' primi anni del 
suo governo, né tampoco col tuono affetta- 
to delle stesse lettere riportate per esteso 
nella storia galluziana , e che sente a parer 
di molti l'artifizio e l'ipocrisia. Comunque 
sia di ciò, ecco all' incirca come vien riferito 
il fatto da coloro che sostengono la contra- 
ria lezione, vale a dire che la morte de' due 
giovani Principi prodotta fu da causa non 
già naturale, ma bensì violenta: 

Trovavansi eglino a caccia nelle vicinanze 
di Rosignano allorché il Cardinale Giovanni 
ricevè da D. Garzia suo fratello grave ferita 
in una coscia, per cui fu trasportato imme- 
diatamente a Livorno, ove dopo cinque gior- 
ni morì. Ciò avvenne il 21 novembre 1362. 
Discordano, i Cronisti quanto al fatto di D. 
Garzia , asserendo alcuni che soltanto per u- 
na combinazion casuale ebb'ei la sventura di 
ferire il fratello , e sostenendo altri esser ciò 
accaduto appostatamele, per un'aperta ini- 
micizia e rivalità che regnava tra' due Prin- 
cipi , per la quale erano venuti in alterazio- 
ne durante la caccia a cagione d'un capriolo 
che ciascun d'essi pretendeva aver ucciso, 



l46 PALAZZO 

Cosimo, che al primo annunzio del tristo 
caso erasi recato a Livorno , inconsolabile 
per la perdita del figlio, e pieno di mal ta- 
lento contro il suo uccisore se ne ritornò a 
Pisa , ove sembra che D. Garzi* lo avesse 
preceduto. Si tenne questi per alcuni giorni 
nascosto alla collera del padre, la quale mo» 
stran dosi in seguito alquanto calmata , inco- 
raggiato, ed accompagnato dalla madre, che 
tenerissimamente lo amava, andò a gettarsi 
inginocchioni al Genitore dimandandoli a 
calde lagrime perdono della morte del fra- 
tello . Ma Cosimo , inflessibile alle umiliazio- 
ni del figlio , non che alle voci supplichevo- 
li della Sposa, sentendosi viemaggiormente 
accender di sdegno alla presenza dell' ucci- 
sore, cavato uh pugnale che solea tener sem- 
pre al fianco > barbaramente lo immerse a 
quello nel petto, onde l'infelice Giovinetto 
poco tempo dopo tra le braccia della madr.e 
spirò (3) . La morte di D. Garzìa avvenuta il 
6 dicembre dell' anno medesimo ^562, fa 
seguitata dodici giorni dopo da quella di D. 
Eleonora di Toledo sua madre, la quale ri- 
masta priva in sì breve spazio di tempo ed 
in una maniera sì tragica dei due più cari suoi 
figli, dovè miseramente soccombere al dolo- 
re di tanta sventura. 

Dopo aver riferito la diverse cagioni che 
si assegnano all' avvenimento summento* 

'(3) Settim. Cron. MS. all' an. i56a. 



DI PISA 147 

rato, soltanto per servire al presente rag- 
guaglio storico , chi ardirebbe mai, in tan- 
ta distanza di tempi, ed in tanto conflitto 
di passioni , che i contemporanei hanno 
di mano in mano comunicato anche ai po- 
steri , dichiararsi» perentoriamente in favo- 
re dell'uno o dell'altro partito senza tac- 
cia di soverchia temerità? Oltredichè sa- 
rebbe qui affatto inopportuno l'entrare in 
qualunque disamina degli argomenti più o 
meno fondati onde una parte e l'altra cerca 
di sostenere l'opinione prediletta. Convien 
dunque contentarsi di accertare il fatto del- 
la perdita lacrimevole fatta dal Duca Cosi- 
mo, all'epoca di cui qui si ragiona , di due 
suoi figli, morti, uno in Livorno, conforme 
è stato già riferito, l'altro nel Palazzo di Pi- 
sa pochi giorni dopo, come pure della pro- 
pria moglie passata indi a non molto all'altra 
vita nel Palazzo medesimo (4). 

(4) La morte del Principe D. Garzia ha somministrato 
al Conte Alfieri V argomento per una sua Tragedia. An- 
che questo celebre Tragico suppone l'inimicizia ira D. 
Garzia e il fratello , che ei , non si sa perchè, chiama 
Diego t e non Giovanni, come realmente avea nome; 
nemicizia derivata, secondo lui, dalla diversità dei ca- 
ratteri e delle massime de' c\ue Principi , de' quali quello 
che serve di protagonista alla tragedia è da lui dipinto 
coinè un buono e fedele repubblicano. Egli fa che D. 
Garzia uccida il fratello senza conoscerlo ;T uccisore poi 
è trafitto in iscena sugli occhi stessi della madre, dal 
proprio padre Cosimo, dipinto, come era ben da aspet- 
tarsi , per un Tiranno esecrabile . La Tragedia non è del- 
le più felici del Sofocle italiano, ma respira tutto il sua 
fiele contro la monarchia al pari e forse ancor più delle 



148 PALAZZO 

Dopo quest'epoca memorabile non fa es- 
so veruna comparsa nelle memorie di quei 
tempi per lo spazio di quasi 20 anni ; poi- 
ché soltanto nel i582 si fa menzione di lui 
nella circostanza di una solenne ambasciata 
che ivi ricevè il Granduca «Francesco figlio 
e successore di Cosimo nel dì 28 di marzo , 
Era questa spedita dall' Imperator del Giap- 
pone , ed avea per finale oggetto di presen- 
sentarsi a Roma al Pontefice Gregorio XIII. 
per trattarvi di cose spettanti alla Cattolica 
Religione , notabilmente propagata e diffusa 
in quei vasto Impero per opera specialmen- 
te de'missionarj Gesuiti. Quattro erano gli 
Ambasciatori, tutti personaggi qualificatis- 
simi dell' Impero , accompagnati da molti di 
lor nazione, che faceano ad essi un pompo- 
so corteggio . Aveano fatto il lungo viaggio 
per mare, prendendo terra in Livorno. Il 
più anziano tra questi Inviati Giapponesi 
non mostrava all'aspetto un'età niente mag- 
giore di 18, o £0 anni ; erano di mezzana 
statura, di colorito olivastro, di fattezze 
assai somiglianti a quelle de' mori d'Affrica, 
e mostravano in ogni lor portamento molta 
dolcezza ed affabilità . In occasione della lo- 
ro udienza solenne prestentarono essi in do- 
no al Granduca diverse rarità del loro pae- 
se, che tennero esercitata non poco la cu- 

altre sue, tinte tutte a un dipresso, e quasi fino alla 
nausea , della stessa pece.. 



DI PISA. l49 

riosità de' cortigiani del Principe, e fra le 
altre un calamajo formato di un legno per- 
fettamente diafano, e che tramandava un o- 
dore maraviglioso ; al che corrispose il Gran- 
duca col donativo di quattro bei cavalli mo- 
relli, scelti tra i migliori delle sue razze . 

Sebbene, com'è stato osservato in prin- 
cipio, tutti i Sovrani Medicei abbiano dimo- 
strata in ogni tempo una particolare predi- 
lezione per la città di Pisa , niuno forse può 
in ciò paragonarsi al primo Ferdinando, fi- 
glio anch'esso di Cosimo, e fratello e suc- 
cessore di Francesco 1. Appena asceso egli 
al trono di Toscana per la morte del fratel 
suo senza prole maschile , e cangiata la ber- 
retta Cardinalizia nella corona Granducale , 
dopo aver fatto nella nuova qualità di Sovra- 
no il suo solenne ingresso in Firenze, ono- 
rar volle altresì di una simil cerimonia la 
città di Pisa, il dì 3i marzo dell'anno i588. 
Questa cerimonia oltremodo sontuosa e ma- 
gnifica potè certamente destar l'idea d'un 
antico trionfo romano. Tostochè fu nota in 
quella città la determinazione del Principe 
di recarvisi in forma pubblica, ad onta del- 
lo stato non molto prospero di quegli abi- 
tanti , i quali, non ostanti le cure benefiche 
de' due antecessori di esso, risentivansi tut- 
tora delle calarmià della loro patria, fecesi 
a gara da ogni ceco di persone per festeg- 
giare con la maggior pompa possibile 1' in«> 
jjr^sso del nuovo Granduca. Erano stati e- 

14 



l5o PALAZZO 

retti sei archi trionfali, ciascuno di diversa 
figura e disegno, ed ornato ciascuno di dif- 
ferenti iscrizioni ed emblenii, tutti di eccel- 
lente struttura e di somma magnificenza . 
Ergevasi il primo poco avanti la Porta di S. 
Marco , detta di poi Porta Fiorentina , e gli 
altri successivamente dopo l'ingresso di que- 
sta porta fino al Palazzo Reale. 

11 Granduca erasi partito da Firenze con 
gran comitiva il dì 29, ed essendosi fermato 
tutto il 3oalla Villa àe\Vu4mbrogiana,sì po- 
se nuovamente in viaggio la mattina del dì 
5i dell'indicato mese di marzo. Giunto a 
Cascina verso il mezzogiorno , trovò ivi 
schierata in ordine di battaglia parte della 
milizia provinciale pisana , tanto a piedi che 
a cavallo, in numero di i5oo soldati, i qua- 
li con ripetute salve di moschetteria saluta- 
rono il Principe . Fu egli complimentato dal 
Commissario della città e dal Comandante 
della fortezza ivi recatisi ad incontrarlo . Ad 
un miglio di distanza da Pisa smontò egli di 
carrozza , e salì sopra una bellissima Ghi* 
nea. Se gli presentarono allora 20 fanciulli 
nobili pisani, tutti uniformemente vestiti di 
raso bianco , e con mantelletti di damasco 
rosso , avendo ciascuno un ramo d' ulivo in 
mano, attraverso al quale in una striscia 
bianca leggevasi il motto 53 lìecordatus est 
Dominus misericordia? suce zz e gridando 
con lieta voce Palle Palle (5). L'incontro 

(5) Era qiieslo il grido di gioja , e cerne la parola di 



DI PISA. lSl\ 

di questi fanciulli, i quali dopo le riferite 
acclamazioni, e dopo aver profondamente 
inchinato il Granduca, se gli avviarono in- 
nanzi con bell'ordine di marcia, commosse 
vivamente l'animo di Ferdinando iu guisa 
che non potè trattenere le lagrime. Veniva- 
no in seguitò altri 3o giovinetti pur nobili , 
vestiti di velluto nero, con rivolte e maniche 
di raso rosso, e scarpe bianche , destinati a 
portare il baldacchino, indi i Priori , i Ca- 
valieri di S. Stefano, i Consoli del mare, e 
le altre Magistrature della città. Con tale 
comitiva, scortato da altro corpo di i5oo 
soldati di pisana milizia che l'attendeva in 
vicinanza della porta, ed in mezzo ad una 
folla immensa di popolo festeggiarne , entrò 
in Pisa 1' A. S. verso le ore quattro delia se- 
ra, e passando sotto ai già mentovati archi 
trionfali pervie tutte ingombre di popolo, 
e adorne di arazzi, e fregiate di emblemi 
allusivi, andò a smontare al Palazzo. Nei 
passare ch'ei fece pel lung arno d'avanti al- 
la porta maggiore della Sapienza , il Rettore 
dello Studio , a cui forma van corona tutti i 
Professori in abito di cerimonia, fece al 
Gran Duca una breve allocuzione a nome di 
tutta la pisana Università, indi gli presentò 
un bel ramo d'ulivo tutto d'oro. Entrato 



ordine dei partigiani di Casa Medici , fino dal primo i- 
nalzamento di questa famiglia sopra le altre della Repub- 
blica fiorentina . Ciò riferiyasi alle Palle dell' arme Me- 
dicea . 



1 5& PALAZZO 

Vhe fu il Granduca in Palazzo, i trenta gio- 
vani che aveano portato il baldacchino s'im- 
padronirono di questo, come pure della 
Ghinea, da cui il Principe era smontato, 
secondo ciò che portava in siffatte occasioni 
l'uso di quei tempi. Egli peraltro che tenea 
carissima quella Ghinea, e rincrescendoli di 
rimanerne privo, offerse per riscatto di es- 
sa la somma di 2,90 scudi, i quali i Pisani 
non accettarono se non che per aggiunger- 
ne del proprio altri 3òo da destinarsi gli li- 
ni e gli altri all' inalzamento di una statua a 
Ferdinando , lo che fu indi a non molto e- 
seguito, ed è quell'istessa che uscita dal ri«- 
nomato scalpello del Francavìlla vedesi ac- 
costo al muro d'Arno presso la fonte, di- 
rimpetto all'angolo occidentale del Palazzo, 
e che rappresenta quel Principe in atto di 
sollevar da terra la città di Pisa, figurata in 
una Donna che allatta due piccoli bambini, 
emblema della fecondità doviziosa del terri- 
torio adiacente alla città medesima, o forse 
più veramente del pascolo scientifico da lei 
somministrato alla gioventù per mezzo della 
sua celebre Università. In Palazzo ebbe luo- 
go la sera stessa una superba festa di ballo 
decorata da gran numero di Dame, tanto di 
quella città che delle altre del Granducato, 
accorse a gara in Pisa per corteggiare il So- 
vrano, e per farsi al tempo stesso spettatri- 
ci a spettacolo in sì fausta occasione di so- 
lenne universale esultanza» Anche la Repub- 



D I P I S A I 53 

bl ica di Lucca non volle mostrarsi straniera 
alla letizia delle popolazioni limitrofe, ed in 
contrassegno di ossequio e di buona vicinan- 
za spedì al nuovo Granduca una solenne 
Ambasciata , ch'ei ricevè con ogni dimostra- 
zione di gradimento amichevole nel suo Pa- 
lazzo di Pisa il dì i aprile di quell'anno 
medesimo, sebbene non credè di dover ac- 
cettare per allora l' invito fattogli per parte 
di quei Repubblicani di recarsi ad onorare 
di sua presenza la loro città. 

Uno dei principali pensieri di Ferdinan- 
do fino dai primi giorni del suo avvenimen- 
to al Trono era stato quello di assicurar la 
successione della propria famiglia, onde non 
solo si applicò a trovare a se stesso una spo- 
sa, ma fece altresì ogni sforzo perchè anche 
D. Pietro, suo minor fratello già vedovo e 
senza figli maschi, si risolvesse ad accasarsi 
di nuovo. Trovavasi questo Principe alla 
corte di Spagna, d'onde sì agevol non era il 
ritrarlo , non solo perchè vi era egli stesso 
impegnato in alcune tresche galanti, ma e- 
ziandio perchè la sua presenza serviva non 
poco ai fini politici di Filippo II. incapace di 
lasciarsi sfuggire qualunque opportunità, 
onde tener in soggezione il nuovo Grandu- 
ca , il quale dal canto suo non sembrava 
tanto disposto quanto i suoi predecessori a 
piegar il collo al giogo spagnuolo. Egli per- 
altro seppe sì ben maneggiarsi che potè in 
fine ottener il ritorno del fratello, il quale 



ì54 PALAZZO 

col conseri timen to di Filippo, accompagnato 
da D. Luigi Velasquez che quel Monarca 
spediva Ambasciatore a Ferdinando, partì 
di Spagna , e giunto per mare a Livorno si 
portò immediatamente a Pisa il di 7 agosto 
i588, e complimentato alla porta di quella 
città dal Commissario e dal Comandante del- 
la fortezza , portatisi ad incontrarlo in ceri- 
monia, e con molta truppa a piedi e a ea- 
vallo, entrò in città allo strepito dell'arti- 
glierie, dirigendosi al Real Palazzo, ove fu 
ricevuto unitamente al suo numeroso corteg- 
gio dalle principali Magistrature, da tutta la 
jNobiltà, dai Cavalieri di S« Stefano. Dopo 
aver ivi passata gran parte della notte in lie- 
te danze, e in altri ti attonimenti piacevoli, 
il giorno appresso si mise nuovamente in 
viaggio alla volta di Firenze . 

L' oggetto principale della missione del 
Velasquez era d'impegnar Ferdinando a ri- 
metter totalmente la scelta della futura sua 
sposa all' arbitrio del Re Cattolico, il quale 
aveagli destinato un'Arciduchessa Austriaca 
di Germania, con promessa di fornir egli 
stesso la dote . Ma Ferdinando, a cui attesa 
la sua età già matura riusciva rincrescevole 
e intempestiva qualunque dilazione nell'af- 
fare del suo accasamento, temendo la len- 
tezza spagnuola che avrebbe necessariamen- 
te mandato troppo in lungo il trattato, e so- 
prattutto volendo liberarsi quanto gli era 
possibile dalla dipendenza della Casa d'Au- 



1)1 PISA. i5j 

stria, seppe resistere a tutte le belle promes- 
se, e star saldo contro tutte le minacce del 
Ministro spagnuolo, né cessò di proseguire 
i suoi negoziati con Caterina de'Medici Re- 
gina di Francia affine di aver in isposa la 
Principessa Cristina di Lorena, nipote di 
lei, finche il trattato non fu definitivamente 
concluso. Il Granduca spedi allora sotto il 
comando del fratello, D. Pietro de'Medici, 
le sue Galere fino a Marsiglia ove la Sposa 
venir doveva ad imbarcarsi. Avea D. Pietro 
un seguito nobilissimo de' principali Cava- 
lieri ci' Italia, montati in quattro Galere, 
tutte ricchissimamente equipaggiate, delle 
quali la Capitana tutta ornata d' oro e di 
gemme era maravigliosa cosa a vedersi. In- 
sieme con esse eranvi pure le Galere del 
Papa, di Malta, e di Genova, ascendenti in 
tutte al numero di sedici. Pervenuta la nuo- 
va Granduchessa a Marsiglia, e trattenutasi 
per due giorni in continue feste, s' imbarcò 
il dì ii aprile 1689 sulla Capitana, e con 
essa tutti quei del suo seguito. Allontanata- 
si la bella flotta da quel porto, e favorita 
da un prospero vento si condusse a Monaco, 
indi a Genova, e finalmente a Livorno, ove 
la Principessa sbarcata appena non essendo 
ivi comodo ospizio per tanta gente, si pose 
di nuovo in cammino per terra verso Pisa. 
Essendo stata incontrata alla Chiesa di & 
Pietro in Grado, 4 miglia distante da quel- 
la città, e complimentata per ordine del 



l56 PALAZZO 

Granduca dall'Arcivescovo alla testa di tut- 
to il Clero della Primaziale, proseguì oltre, 
ed entrò in Pisa la sera de' 24 aprile del- 
l'anno stesso i589 , ed accolta ivi fu nel R. 
Palazzo, che forma il soggetto delle presen* 
ti memorie, con la più imponente solenni- 
tà . Immenso concorso di popolo trattovi 
eziandio dalle vicine città e campagne da 
un sentimento di curiosa impazienza di ve- 
dere la nuova loro Sovrana, archi trionfali, 
suono di campane, salve d'artiglieria, accla- 
mazioni di gioja, tutto insieme avea contri- 
buito a render compiutamente bello e ma- 
gnifico il primo ingresso in Pisa della Spo- 
sa di Ferdinando. La sera medesima assistè 
essa alla rappresentazione di una commedia 
a lei preparata in Palazzo, finita la quale, 
essendo stata condotta ad un balcone del 
Palazzo medesimo, vide con dolce sorpresa 
e con piacere infinito tutto quanto illumina- 
to il bel semicerchio che forma il fungiamo 
di quella città, e che presentava agli occhi 
della Principessa un delizioso spettacolo da 
cui non sapea distaccarsi (6). Il giorno se- 
cò) La località del lung' arno di Pisa ha fatto nascere 
certamente fino da' tempi più antichi l'idea delle helle 
illuminazioni, che hanno fatto sempre gran parte delle 
feste pubbliche di quella città. L'istesso può dirsi per 
avventura del rinomato Giuoco del Ponte, quantuxique 
si voglia aver esso un'origine contemporanea alla prima 
fondazion di Pisa, l'origine cioè dai Giuochi Olimpici. 
Certo egli è per altro che ne'tempi andati questi due 
spettacoli, de' quali si trova spesso fatta menzione in oc- 
casione di pubbliche allegiezze ìh quella citji, erano 



DI PISA IÒ7 

guente fu impiegato in balli e divertimenti 
diversi, come corse di cavalli, di battelli in 
Arno ec. Giunta la sera poi si vide scender 
lentamente dalla parte superiore del fiume 
un Galeone tutto dipinto d'armi ed impre- 
se di Lorena e de Medici, sopra di cui sven- 
tolava un grande stendardo con altre 2.0 
bandiere minori , attraverso alle quali scor- 
gevasi affaccendata nelle bisogne navali una 
bellissima ciurma di marinari superbamente 
vestiti alla foggia ordinaria delle Galere to- 
scane. Tostochè fu pervenuta la nave dirim- 
petto al Palazzo, ivi si fermò per far di sé 
mostra agli occhi della Granduchessa t e per 
salutarla con lo sventolar delle bandiere, 
con le acclamazioni giulive del suo brillan- 
te equipaggio, e con ripetute scariche d'ar- 
tiglieria frammischiate col rimbombo di lie- 
te sinfonie militari. Quand'ecco vedesi tut- 
to ad un tratto il Galeone assalito e combat- 
tuto prima da due, indi da quattro legni 
turcheschi , contro de' quali valorosamente 
ei si difese. Era bello il vedere le moltipli- 
ci evoluzioni dei diversi bastimenti, e le dif- 
ferenti ardite maniere di attacco e di difesa. 
La battaglia venia tramezzata di tempo in 
tempo da leggiadri fuochi artificiali che tut- 
to illuminavano maravigliosamente all'intor- 
no . Sembrava pender tuttora incerto l'esito 



ben lontani dallo sfoggio e dal pomposo apparato, con 
cui si sono eseguiti dalla metà del passato secolo in poi* 



1 58 PALAZZO 

della pugna, allorquando sopraggiunte in ul- 
timo quattro galèe cristiane in soccorso del 
legno combattuto, la piccola flotta turchesca 
incominciò a poco a poco a piegare, finché 
poi fu costretta a darsi precipitosamente 
alla fuga. Rimaste padrone del campo di 
battaglia segnalarono la loro vittoria le navi 
cristiane in presenza della Principessa con 
allegra musica, e con bellissimi fuochi d'ar- 
tifizio, con che si diede fine alla festa. 

Il giorno dopo 26 aprile fu dato a con- 
templazione della Granduchessa il celebre 
nazionale spettacolo del così detto Gioco del 
Ponte, di cui parve ella dilettarsi oltremo- 
do, e quindi il dì 27 si pose in viaggio alla 
volta del Poggio a Cajano, ove stava atten- 
dendola il Granduca suo Sposo (7). 

Pochi mesi dopo la circostanza rimarche- 
vole di cui abbiamo parlato finora , trovasi 
nuovamente aperto il Palazzo di Pisa per 
dar ricetto al Principe di Massa venuto e- 
spressamente per abboccarsi col Granduca 
ad oggetto di trattar d'affari riguardanti i 
due Stati. Ciò avvenne il dì 6 febbrajo 
1590; e quindi nel i5g2 il dì 19 gennajo il 
Palazzo stesso ricevè tra le sue mura il Car- 
dinal di Giojosa, giunto in Pisa di passaggio 
da Genova per Roma. 

Il Granduca , che in occasione di questo 
passaggio del Cardinale trovavasi alla Villa 

(7) Vedi Norizie storiche del Poggio a Cajano. 



di pisa i5g 

dell'Ambrogiana, sembra che subito dopò 
ei si recasse in Pisa, giacche io questa città 
e nel palazzo di essa ricevè un Ambasciato- 
re del Principe Battori di Transilvania il dì 
8 febbrajo dell'anno stesso. Fu questi in- 
contrato alla porta della città dalle carrozze 
di Corte, in una delle quali essendo egli 
salito si condusse a Palazzo, ove fugli fatta 
dal Granduca la più distinta ed onorevole 
accoglienza . Trovasi che ei regalò a Ferdi- 
nando per parte del suo Sovrano i.° Un 
secchio d'oro, con varie medaglie d'oro an- 
tiche, ed alcuni pezzi di miniera del mede- 
simo metallo; 2. Due superbi cavalli tur- 
chi riccamente bardati in oro ed argento; 
3.° Due belle Ghinèe. Oltredichè gli fece 
donativo in proprio di un cavallo turco 
eccellente corridore, e di altri sei cavalli 
stornelli ungheresi da carrozza (8). Il Gran- 
duca corrispose splendidamente con regali 
di somma rarità, e valore, soliti non essen- 
do i Principi di Gasa Medici di lasciarsi a- 
gevolmente vincere in generosità da chic- 
chessia in siffatte contingenze . 

Ma l'oggetto principale, che tratteneva in 
quel momento nel suo palazzo di Pisa l'otti- 
mo Ferdinando, non era già quello di occu- 
parsi in ricevimenti di ambascerìe e in ri- 
cambiar buoni ufficj d'amicizia o di politi- 
ca convenienza coi Sovrani che le inviava- 

(8) Setlim. Cron. MS. ari, 1592. 



l6o PALAZZO 

no. Stava egli allora meditando un'impresa , 
che sola bastar potrebbe ad immortalare il 
suo nome, e che attirerà sulla memoria di 
lui sino alla une de' secoli le benedizioni di 
tutti i Pisani , e di tutte eziandìo le vicine 
popolazioni. La città di Pisa anche ne' tem- 
pi di sua maggior floridezza era mancante 
di buone acque, poiché quelle dei pozzi che 
sole servivano a tutti i differenti usi della 
sua immensa popolazione, erano, siccome 
sono ancor di presente , generalmente mai 
sane. Quindi avveniva per avventura il non 
troppo buon colorito degli abitanti, e delle 
donne in specie, delle quali poche ve rihan- 
no, ebbe a dire a suoi tempi il Boccaccio, 
che lucertole verminaje non pajano . Vero è 
che quand'egli scriveva erano già passati i 
bei giorni di Pisa, e più vero è altresì che 
non siam poi obbligati di valutare a rigor di 
termine un'espressione, che ben si risente 
di certa licenziosa mordacità, familiare, tal- 
volta ancor di soverchio, al nostro inimita- 
bile Novellatore : certo è tuttavolta che la 
buona o cattiva qualità delle acque potabi- 
li ha in ogni tempo influito grandemente 
nella peggiore o miglior sanità degl'indivi- 
dui. Ciò doveasi ben conoscere dai più an- 
tichi Pisani, a' quali sembra che non fosse 
mancato il pensiero di far venire nella loro 
città V acqua medesima che vi vien di pre- 
sente, ma che distratti prima dalle continue 
guerre esterne e civili , e quindi resi a ciò 



DI PISA ifil 

impotenti dalle calamità della loro vacillan- 
te Repubblica , non abbiano potuto trarne 
a compimento l'opera già da essi non solo 
ideata, ma perfin cominciata. In fatti nei 
terreno rasente ai pilastroni dell' aquedotto 
attuale si osserva in tre o quattro luoghi un 
grosso muraglione in cui sono murati due 
doccioni o canali tondi, come ad uso di ac- 
quedotti (9). 

Comunque ciò sia, il Granduca Ferdinan- 
do fu quello a cui dee la città di Pisa il van- 
taggio inestimabile delle sue fonti famose, 
e dell'acque eccellenti che portate le vengo- 
no pel tratto di circa quattro miglia da un 
maraviglioso condotto che affaccia tutto lo 
sfoggio della romana magnificenza. Gomin- 
ciò egli questa grande impresa nelì'istesso 
mese di febbrajo 1^92, di cui è già stata 
fatta menzione, con la direzione dell'Inge- 
gnere Andrea Sancirmi di Siena . Riferisce 
il Targioni che tra i manoscritti della pub- 
blica Biblioteca Magliabechiana di Firenze 
trovasi un Ricordo da lui veduto, dal quale 
si rileva che la fabbrica di quel celebre a- 
quedotto costò la somma di 160.000 scudi, 
somma ragguardevolissima per quei tempi, 
se si considera specialmente quanto poco 
importar doveva il materiale in una pianura 

(9) E questa un'osservazione del Targioni (Tom. I, 
prig. 416. Viaggi per la Toscana), quale (lice esser- 
gli stata comunicata dal P. D. Claudio Fromand Pro*» 
lógore iu quel tempo dell' Universi tà di Pisa. 

i5 



l62 PALAZZO 

il di cui terreno è atti ssimo a fabbricar mat- 
toni, ed a contatto , per dir così, di monti 
che a poca o quasi niuna spesa potean som- 
ministrare pietre, calcina , e legname tanto 
per ardere nelle fornaci, quanto per farne 
palizzate, centine, ec. Durò la fabbrica cir- 
ca venti anni, essendo rimasta compiuta sol- 
tanto sotto il governo di Cosimo II. figlio e 
successore di Ferdinando. 

Trovava si quest'ultimo parimente in Pisa 
nel mese d'aprile del seguente anno i5y3 
allorquando ebbe avviso che il Principe 
Massimiliano di Baviera, giunto in Firenze, 
proponevasi di passare a Pisa ad oggetto di 
abboccarsi seco lui, prima di proseguire il 
viaggio per Roma ov'eia diretto. Furono in 
conseguenza date dal Granduca le disposi- 
zioni analoghe al conveniente ricevimento 
dell'illustre viaggiatore, il quale partitosi 
di Firenze il dì 6 di detto mese d'aprile, e 
fermatosi a pranzo alla R. Villa AeWAmbro- 
giana, arrivò a Pisa verso la sera. Accom- 
pagnato sempre dalla Guardia de'cavalli leg- 
gieri di S. A. fu incontrato un miglio di- 
stante dalla città dalla compagnia de' caval- 
leggieri pisani, ricevuto alla Porta dal Duca 
di Segni e dal Principe D. Antonio de' Me- 
dici, e finalmente alla porta del Palazzo dal- 
lo stesso Granduca fattovisi trasportare in 
sedia, atteso un forte attacco di gotta che 
l'impediva di muoversi da per se stesso. 
Trattò egli colla massima splendidezza il suo 



di pisi. i63 

ospite ne' pochi giorni che l'ebbe seco nel 
Palazzo di Pisa; ove due anni dopo (il dì 7 
febbrajo i595) accolse pare coìi la conve- 
niente onorificenza il Marchese di Carrara, 
il quale insieme con la moglie ed un assai 
numeroso seguito erasi recato nella poc'an- 
zi mentovata città. 

11 matrimonio di Maria de' Medici nipote 
di Ferdinando con Enrico IV. Re di Francia, 
matrimonio che forma un' epoca ben glorio- 
sa negli annali Medicei, era stato festeggia- 
to in Firenze con non più veduta pompa 
e solennità (io) . La città di Pisa volle pure 
aver parte alla gioja che i popoli tutti della 
Toscana mostrato aveano per questo felicis- 
simo avvenimento, che tanto inalzava la 
gloria del loro amato Sovrano. Dovendo la 
nuova Regina di Francia andare ad imbar- 
carsi a Livorno, si sforzarono i Pisani di so- 
lennizzarne con liete dimostranze il passag- 
gio per la loro città, ove essa si compiacque 
di fermarsi per due giórni, alloggiando nel 
Palazzo di cui si ragiona. Il dì i4 ottobre 
dell'anno 1600, poco prima del mezzogior- 
no, giunse La Principessa alla porta di Pisa, 
e vi fu ricevuta col più pomposo cerimonia- 
le, allo sparo dell'artiglierìe della fortezza, 
al suono di tutte le campane, e tra le più 
vive acclamazioni popolari. Era accompa- 
gnata dal Granduca, dalla Granduchessa y 

(10) Ved. Notizie Storiche del Palazzo de* Pitti. 



l64 PALAZZO 

dalla Duchessa di Mantova (Lucrezia dei 
Medici sua sorella) e da tutti i Principi del . 
sangue . Andò a smontare a Palazzo con 
tutto il suo seguito, gran parte del quale 
fu distribuito in altre abitazioni dalla città, 
rimanendo il Palazzo medesimo troppo an- 
gusto per tanti e sì grandi ospiti. Vi allog- 
giarono bensì , oltre la Regina, il Granduca, 
la Granduchessa, e la Duchessa di Mantova. 
Comparve la sera la città tutta superbamen- 
te illuminata , ed in modo particolare il 
lung'arno; e nel seguitosi videro a un di- 
presso rinnovatigli spettacoli e le feste, che 
decorarono , conforme è stato narrato , il 
primo ingresso in Pisa della Granduchessa 
Maria Cristina di Lorena. Si recò la nuova 
Regina di Francia a venerare le reliquie del 
Santo protettore della città, e fu, alla porta 
principale del Duomo, aspersa coli' acqua 
santa dall' Arcivescovo in abito pontificale, 
accompagnato da tutto il Clero di quella 
Primaziale Basilica. Partì la seguente matti- 
na per Livorno ove imbarcossi il dì 17 deliri- 
stesso mese d'ottobre. 

Un Principe Vescovo di Bamberga vedesi 
succedere nel Palazzo di Pisa alla Sposa di 
Enrico IV. elodici anni dopo l'epoca sopra 
notata. Erano già scorsi quattro anni da 
che più non esisteva Ferdinando I. , facen- 
do allora la felicità e le delizie della Tosca- 
ua il buon Cosimo IL ben degno figlio e 
successore di quello. Trovavasi egli in Pisa 



DI PISA lf>5 

secondo il costume rie' suoi predecessori a 
passarvi la stagion dell'inverno, allorché il 
dì 12 del mese di marzo 1612 pervenne in 
questa città il nominato Principe Vescovo 
proveniente da Roma, ov' era stato in qua- 
lità d'Ambasciatore straordinario al Pontefi- 
ce Paolo V. per dar parte al medesimo delia 
elezione dall' Imperatore, Mattia d'Austria . 
Si ha dalle memorie di quel tempo che 
questo Ambasciatore come Vescovo, Prin- 
cipe , e membro del Corpo germanico pre- 
tendeva la mano dritta sopra il Grandu- 
ca , e che prima di partirsi da Roma ave- 
va intavolata col Ministro toscano là re- 
sidente una specie di trattativa tendente a 
far valere questa sua pretensione. Gli fu ri- 
sposto che il Granduca di Toscana poteva 
bensì rinunziare al piacere di accogliere nei 
proprj Stati e in casa propria il Principe 
Vescovo, ma non già ai suoi diritti ed al 
proprio onore; che fermo stante tutto que- 
sto, siccome la Casa Medici avea sempre per 
sistema ecceduto e non mai mancato nei 
riguardi verso i suoi ospiti, così potea bene 
assicurarsi il sig. Ambasciatore, che anche 
rispetto a lui sarebbesi praticato un conte- 
gno tale, ond'ei non potesse in veruna gui- 
sa dolersene. Il Principe Vescovo parve ri- 
maner soddisfatto di una tale dichiarazio- 
ne, ed essendosi posto in viaggio alla volta 
di Toscana, giunse, conforme si è detto, a 
Pisa, il dì 12, marzo 1612. Fu ricevuto alla 

13* 



l6G PALAZZO 

porta della città con le carrozze di Crte dal 
Principe D. Lorenzo de'Medici Zio di S. A M 
e quindi alla porta del palazzo dallo stesso 
Granduca Cosimo. 

Essendo questo Principe portato per na- 
turale inclinazione alle grandi imprese , ed a 
tutte le azioni apportatrici di gloria, il caso 
gli somministrò appunto una bella occasio- 
ne onde soddisfare all'indole sua generosa. 
L' Emir Faccardino Ebneman Principe di 
una parte della Sorìa stava in continua guer- 
ra coi Turchi, i quali padroni di quasi tutto 
T0rie;i te cercavano ad ogni costo d'impa- 
dronirsi eziandio degli stati di quel Princi- 
pe . Egli , quantunque si vantasse di discen- 
dere da quegli antichi Crociati, che sotto 
la condotta di Goffredo Buglione aveano 
conquitato la Sorìa, e fondato il Regno di 
Gerusalemme, professava però il Maometti- 
smo. Tuttavolta , e forse per effetto di qué- 
sta sua genealogica pretensione, fosse per- 
chè a ciò il determinassero i suoi politici 
interessi, erasi egli mostrato sempre favore- 
volissimo ai Cristiani, coll'àjuto dei quali ei 
meditava nientemeno che d'intraprender la 
riconquista di Gerusalemme. Per guada- 
gnarsi dunque la confidenza e i soccorsi dei 
Principi Europei offriva per sicurezza delle 
loro armate il dominio alle medesime dei 
suoi porti di mare, e mostrava loro la faci- 
lità d' introdurre con un tal mezzo forze 
sufficienti ad allontanar il Turco da quei 



DI PISA i&J 

•confini, e ricuperare la Terra Santa. Ma 
essendo l'armi ottomane rimaste in questo 
frattempo vittoriose in Sofìa di altri loro ne- 
mici , coi quali V Emir Faccardino era in 
lega, trovatosi solo contro tutta la potenza 
de' Turchi, per evitar questa lotta pericolo- 
sa e ineguale, in cui potea facilmente rima- 
ner oppresso senza aver più speranza dì ria- 
versi né di salvar tampoco la vita, risolse 
di sottrarsi con la fuga ad un tanto rischio, 
e di recarsi in Italia, ad oggetto eziandio 
di risvegliare colla presenza sua nelle Po- 
tenze Cristiane l'antico spirito delle impre- 
se d'Oriente^ a quell'epoca non ancora af- 
fatto estinto nei popoli d'Europa. Dopo a- 
aver prese adunque le disposizioni, che per 
la circostanza credè più convenienti alla di- 
fesa de'proprj Stati durante la sua assenza si 
imbarcò sopra una nave olandese nel porto 
di Saìda, avendo fatto salire la più favorita 
fra le sue mogli con una figlia e molte altre 
donne di seguito su due legni con bandiera 
francese, mentre un quarto vascello porta- 
va gli equipaggi , il tesoro e le cose più pre- 
ziose. La nave ov'egli trovavasi giunse a Li- 
vorno dopo 5i giorni di navigazione il dì 3 
di novembre 161 3, e pochi giorni dopo an- 
che il restante del convoglio. 

Ricevuto T Emir sul principio in quella 
città per ordine di Cosimo con ogni onori- 
ficenza ed amorevolezza, e recatosi indi a 
non molto a Pisa ov'era il Granduca, fu ivi 



l68 PALAZZO 

accolto da lai istesso alla porta del Palazzo 
con tutti i contrassegni di una sincera e cor- 
diale ospitalità, e trattato quindi con regia 
splendidezza e magnificenza . 

Amavasi non poco dui Principe mussul- 
mano il divertimento della caccia, ond'era 
sempre col Granduca in tutte le partite che 
faceansi a tale oggetto nelle reali bandite 
delle vicinanze di Pisa. Ammirava egli le 
nostre arti, la nostra maniera di fabbricare, 
e mostrava gran desiderio d'introdurre mol- 
te delle cose nostre anche nel suo paese 
quando avesse la sorte di conservarne o di 
ricuperarne il dominio* Volentieri si tratte- 
nea seco lui il Granduca sull'imprese da far- 
si in Palestina, e sui modi onde eseguirle, 
essendo tra le più favorite idee del piissimo 
Principe quella di trasportare il Santo Se- 
polcro in Toscana, e di collocarlo nella gran 
Cappella Medicea di S. Lorenzo in Firenze. 
Il nobile desiderio, le intenzioni eccellenti, 
ed i costosi militari preparativi di Cosimo 
non produssero per altro l'effetto che parca 
doversene aspettare, e ciò dee principal- 
mente attribuirsi alla lentezza , alla indeci- 
sione ed alla incostanza del Faccardino me- 
desimo. Ei si trattenne alcuni anni in Tosca* 
na, e molto in questo frattempo soggiornò 
nel palazzo di Pisa, la di cui storia forman- 
do il principale oggetto delle presenti me- 
morie, sarebbe inopportuno l' occuparci ul- 
teriormente del Principe Orientale (del qua- 



ai pisà 1*6*9 

ì~e per avventura si è anche troppo parlato 
finora) del suo ritorno in Levante, delle sue 
disavventure, e finalmente del tragico suo 
fine, su di che può consultarsi il Galluzzì 
nella sua Storia del Granducato sotto Cosi- 
mo II, e meglio ancora la Storia del Fac* 
cardino del Capitano Mariti. 

Se nell'anno i6i3 dando ricetto all'ospi- 
te asiatico di cui si è parlato finora, il palaz- 
zo di Pisa era stato il teatro di molti teste- 
voli trattenimenti, non così può dirsi del- 
l'anno susseguente, in cui secondo il teno- 
re sempre incerto e variabile delie cose 
umane , si vide cangiata la scena, e coperto 
il palazzo medesimo cogli addobbi della me- 
stizia e del lutto, per la morte ivi immatu- 
ramente accaduta del Principe Don France- 
sco fratello del Granduca, il dì 27 maggio 
1614 ì non avendo egli più che 20 anni d'e- 
tà. Era un Principe di ottimi e veramente 
angelici costumi. La dolcezza del suo carat- 
tere punto non ismentivasi neppure tra gli 
esercizj della vita militare, alla quale era 
egli addetto per propria scelta ed inclina- 
zione . Osserva un Cronista di quei tem- 
pi (11) che fra le altre belle doti di questo 
giovine Principe risplendeva in grado emi- 
nente quella (assai rara, die' egli, nella fa- 
miglia Medici} della castità. Dopo un suo 
viaggio assai incomodo essendosi restituito 

(n) Settìm. an. 1614. 



I70 PALAZZO 

in Pisa, assalito ivi la sera stessa da una 
febbre, che manifestatasi da principio per 
piccolissima, non fu perciò appunto abba- 
stanza curata, nello spazio di 18 giorni se ne 
morì, lasciando inconsolabile tutta la fami- 
glia, e specialmente il Granduca, che amava 
con traspòrto e con tenerezza affatto straor- 
dinaria questo suo fratello. Sì fattamente 
sentì egli il dolore di una tal perdita , che 
può ben dirsi da quell'epoca aver lui perdu- 
to per sempre il suo benessere, e la sua 
salute. Si direbbe per avventura che la vita 
di Cosimo era ih certa guisa attaccata a quel- 
la del fratello, giacché, alla nascita di que- 
sto fratello, Cosimo stesso, il quale era sta- 
to fino a quel tempo sempre malsano, andò 
indi in poi a poco a poco fortificando la sua 
complessione, ed acquistando sanità e ro- 
bustezza; talché ebbe a dir Ferdinando loro 
genitore che il giorno in cui gli nacque il 
Principe Francesco , aveva egli acquistato 
non uno, ma due figli (12). Che avrebbe 
detto questo buon padre, se alla morte del- 
l' uno avesse ei veduto l'altro figlio andar 
sensibilmente a deperir di salute, e indi a 
non molto scender esso pur nel sepolcro? 

Era infatti già da alcuni anni passato agli 
eterni riposi quell ottimo Principe (Cosimo 
IL), allorché il dì i3 giugno 1621 dalle 
Granduchesse Reggenti, Cristina di Lorena, 

(12) Ved. Not. Storiche del Palazzo Pitti. 



D I PISA ìyi 

e Maddalena d' Austi ia, l'una madre, l'altra 
vedova di lui, fu splendidamente alloggiato 
nel Palazzo di Pisa, ov'esse trovavansi, il 
Vescovo il Wilna Ambasciatore del Re di 
Pollonia proveniente da Roma. Nei cinque 
anni consecutivi diede ricetto il Palazzo me- 
desimo a cinque altri distintissimi personag- 
gi ; al Principe Cardinal Farnese nel dì 18 
marzo 1622, al Principe di Condè nel 28 
febbrajo 1623, nel i3 decembre 1624 al- 
l' Arciduca Carlo d'Austria fratello della 
Granduchessa Maria Maddalena; al Princi- 
pe Stanislao di Polonia nel dì 14 febbrajo 
dell'anno i6a5, e finalmente nel dì 26 gen- 
najo 1626 all'Arciduca Leopoldo d'Austria 
altro fratello della prelodata Granduchessa, 
promesso Sposo della Principessa Claudia 
de' Medici vedova del Principe ereditario 
d'Urbino. A ciascuno dei mentovati illustri 
ospiti furono ivi date feste, banchetti, ed 
ogni altro genere di divertimento che com- 
portar potevasi dalla stagione e dalla lo- 
calità . 

Ma V accoglimento fatto nel Palazzo di 
Pisa dal Granduca Ferdinando IL al Princi- 
pe Alessandro fratello del Re di Pollonia, 
fu accompagnato da uno sfoggio infinita- 
mente superiore a quanto erasi praticato di 
recente coi Principi rammentati qui sopra . 
Non sarebbesi immaginar per avventura al- 
tra ragione di una tal differenza, se non 
buella della grandezza d'animo del giovane 



1JZ PALAZZO 

Sovrano, il quale sdegnava di rimanersi in 
quei limiti di parsimonia e d'economia che 
dovettero naturalmente circoscrivere , du- 
rante la minor di lui età, le operazioni del- 
le sue Tutrici. Difatti fu egli appena infor- 
mato, mentre stavasi in Pisa, che quel Prin- 
cipe era per recarsi a Firenze, parti n ne im- 
mediatamente per andar, come fece, a rice- 
verlo in quest'ultima città, donde poscia il 
condusse seco lui a Pisa il dì 6 marzo i634* 
ove fu trattato con la più grande splendide*- 
zo che convenir potesse nel tempo stesso al- 
la dignità di un tanto ospite , ed alla natu- 
rale magnificenza di Ferdinando. Oltre i 
balli e i banchetti suntuosi che in quell'oc- 
casione rallegrarono il Palazzo, volle il 
Granduca divertir il Principe d'una belli- 
cosa nazione con tale spettacolo da poter 
facilmente incontrarne il genio, e fu questo 
/"/ Giuoco del Ponte. In fatti non può espri- 
mersi quanto gradimento e trasporto mostrò 
l'illustre viaggiatore, non meno che tutti i 
personaggi del suo seguito, per quella finta 
battaglia, in cui vedeva portato tutto l'im- 
pegno e tutto Tardor d'una vera. 

Dalla partenza di questo Principe fino al- 
l'ingresso in Pisa della Principessa Marghe- 
rita d'Orleans Sposa di Cosimo, figlio del 
Granduca Ferdinando, ed allora Principe e- 
reditario di Toscana, il Palazzo di cui si ra- 
giona non è rammentato nella storia , se non 
ai? occasione dei passaggio della Duchessa. 



DI PISA 1^3 

di Guisa con due suoi figli, la quale, veden- 
do ormai cessata per la famiglia di lei la 
1 persecuzione del Cardinale di Richelieu, con 
la morte di questo famoso Ministro (i3), si 
risolse di ritornare in Francia , donde avea 
dovuto fuggii' col marito per evitar gli effet- 
ti di tale persecuzione; e con questa mira si 
recava ad imbarcarsi a Livorno. Arrivata iti 
Pisa ed alloggiata in quel Palazzo il 25 feb- 
braio i643, vi si trattenne fino all'arrivo in 
quel porto della galera, ove dovea imbar- 
carsi . 

Quanto alla Principessa Margherita d'Or- 
leans, giunta ella per mare a Livorno il dì 
12 giugno 1661 , ivi si trattenne fino al dì 
14 affine di ristorarsi dagl'incomodi soffer- 
ti in quel viaggio marittimo, nel qual gior- 
no si trasferì a Pisa con tutto il numeroso e 
brillante suo seguito. Magnifico ed impo- 
nente fu il suo ingresso in quella città. Era- 
si trattenuto lo Sposo ad attenderla alla R. 
Villa deWdmbrogiana , ma il Granduca Fer- 
dinando di lui padre , che oltre ad una natu- 
rale grandezza d'animo era dotato di una 
rara gentilezza ed amenità di maniere, non 
mancò di venir ad incontrarla giovine Prin- 
cipessa sua nuora fino dal suo scender di 
nave. Ei le fu sempre al fianco, da lui fu 
introdotta nel Palazzo di Pisa, ove ne'due 
giorni che essa vi si trattenne procurò di di<* 

(i3) Ved. Notizie del Palazzo de' Pitti, 

ì6 



174 PALAZZO 

venirla con balli, conviti, ed altre sorti di 
piacevoli occupazioni, mentre l'intera città 
si prese il pensiero di darle il gradito spet- 
tacolo (V una superba illuminazione. 

Se non che un avvenimento più rimar- 
chevole, e quello che più d'ogni altro ha 
contribuito per avventura a far fare al Pa- 
lazzo di Pisa una interessante e nobil com- 
parsa nelle pagine della storia, si è il celebre 
Trattato di pace che fu ivi segnato il dì 12 
febbrajo dell'anno 1664. 

Erano insorte alcune vertenze tra il Pon- 
tefice Alessandro VII. di casa Chigì\ e Lui- 
gi XIV. Re di Francia , motivate special- 
mente dalla protezione che da questo Mo- 
narca erasi accordata alle Case <T Est e e Far- 
nese, le quali trovavansi allora in aperta rot- 
tura colla S. Sede . Comparve in questo frat- 
tempo in Roma il Duca di Crecqui in qualità 
di Ambasciatore del Re Cristianissimo, spe- 
ditovi all'effetto di ristabilire la buona armo- 
nia fra le due Corti; ma una rissa fatalmen- 
te accesasi tra i domestici dell' Ambasciato- 
re e la Guardia Corsa del Papa , fece sì che 
ammutinatosi tutto il corpo di questa mili- 
zia, si portò armato a tamburo battente alla 
casa del Ministro francese, facendo fuoco 
contro di essa e contro la persona stessa di 
lui, mentre fattosi alla finestra cercava di 
sedare il tumulto. Non contenti di ciò, usa- 
rono i Corsi una simile violenza il giorno 
dopo alla carrozza dell'Ambasciatore, a cui 



DI PISA in5 

uccisero un paggio. Sospettando egli che i 
parenti del Papa avessero promosso o alme- 
no approvasser tacitamente l'eccesso, si ri- 
solse di partirsi da Roma, come fece, e si 
ritirò nel territorio Toscano ai confini di 
quello Stato. Che Luigi XIV. allora nel fiore 
della gioventù e nell'auge della potenza mo- 
strasse il più gran risentimento di un simile 
oltraggio, non è certamente da recar mara- 
viglia. Tutta volta irritato coro egli era, an- 
che per l'impunità dei colpevoli, non ricu- 
sò d'accettar la mediazione del Granduca 
Ferdinando, il quale erasi interposto con 
tutto l'impegno onde intavolare un accomo- 
damento . Ma lo sdegno del Re pareva im- 
placabile ove per parte del Papa non si fos- 
sero accettate condizioni assai dure ed umi- 
lianti, al che mostravasi il Pontefice ostina- 
tamente restio. Quindi rappresaglie, mi- 
nacce , armamenti per una parte e per l'al- 
tra. Due anni consumati furono invano in 
continue trattative sopra una contestazione 
sommamente delicata, e pericolosa nelle sue 
conseguenze, che minacciava l'Italia tutta 
cT una guerra sanguinosa e micidiale. Final- 
mente il dì 28 gennajo dell'anno 1664 fu 
aperto un Congresso tra i Ministri plenipo- 
tenziarj delle Corti interessate, nel Palazzo 
di Pisa (14)1 sotto la presidenza di Ferdi- 



(14) Il Sig. Di Burlemont era il plenipotenziario di 
S. M. Cristianissima , ed albergava nel Palazzo della no- 



■Ij6 PALAZZO 

nando eletto d'unanime consenso dal Papa 
e dal Re Cristianissimo in mediatore del 
trattato; il quale dopo molte difficoltà e 
contrasti venne finalmente concluso e firma- 
to il dì 12 febbrajo di quell'anno medesi- 
mo. Conteneva esso alcuni articoli riguar- 
danti i Duchi di Parma e di Modena ; ma 
l'articolo il più importante era quello che 
concerneva la soddisfazione reclamata dal 
Re di Francia per V ingiuria sofferta nella 
persona del suo Ambasciatore, laonde fu 
stipulato doversi inalzare in Roma una Pira- 
mide sopra di cui fosse scolpita un'iscrizio- 
ne ignominiosa per la milizia Corsa, dichia- 
rando tutta quella nazione incapace per 
sempre a servire la S. Sede. Questa iscrizio- 

bile famiglia Scorzi, conforme rilevasi dalla seguente i» 
scrizione che leggasi scolpita in marmo nella facciata di 
detto Palazzo. 

Deo Pacis Sacruim 

hlsce in aedibus locus praebltus ludovico bur- 
eemontio Ludovici XIV. Regis Christian issi mi Le- 
gato AD INSTAURANDAJVX CONCORDIAM INTER EUMDEM 
Regem, et Alexand. VII. Pontie. Max. BONAE FIDEI 

OMINE CUM SUPRA JANUAM DONIUS JAM DIU SCRIPTUM 
«XTARET 

Sit Pacis 

Antonius Scorzius insulae dominus eaeti suc- 
cessus monimentum posuit A. D MDCLXIV. Fer- 
dinando IL M. D. Hetr, Regnante publiceque ix- 

EUD TRAKQUILLITATIS OPUS STUTHS CURISQUE APJU- 

TANTE . 



DI PISA I77 

ne dopo molte controversie sulla scelta di 
ogni vocabolo , fu stabilito dover esser con- 
cepita ne' seguenti termini: 

« In execrationem damnati facinoris 
« conti- a E, D. Ducem Crequium Orato rem 
« Regìs Christianissiini a militìbus Corsis 
« XII 7. KaL Septembris anni i6ò'a. patrati y 
« Corsica natio inhabilis et incapax ad Se» 
« di Apostolica* inserviendum, y ex Decreto y 
« jussu Sanctissimi D. iV. Alexandri P IL 
« Pontificis Max imi edito , in executionem 
« concordia^ Pisis initce y ad perpetuam rei 
« memoriam deci arata est. Anno D* 1664* 

Non sopravvisse lungamente Ferdinando 
II. alla gloria da lui acquistatasi per tutta 
Europa nel condurre sì felicemente a fine 
un sì spinoso e difficile affare , e con tanta 
soddisfazione delle due Corti dì Roma e di 
Francia , essendo egli pochi anni dopo pas- 
sato all'altra vita in Firenze (i5) . Ma il Pa- 
lazzo di Pisa destinato era a ricever gli ulti- 
mi respiri della Granduchessa sua moglie, 
e madre del Granduca Cosimo II I. allora 
regnante, Vittoria della Rovere, morta ivi 
il dì 5 di marzo del 1694 in età di 72 anni. 
11 cadavere di questa Principessa fu esposto 
al pubblico sul proprio suo Ietto collocato 
sotto un magnifico baldacchino. Trasportos- 
si in seguito a Firenze, accompagnato con 
solenne funebre pompa dai Pisani fuori del» 

(li) Ved. Notizie Storiche del Palazzo de' Pitti. 

16. 



178 PALAZZO 

la porta della loro città, e ricevuto ivi dai 
Fiorentini con uguali dimostrazioni d' ono- 
ri licenza . 

Amarissima fu pel Granduca Cosimo la 
perdita di una madre da lui amata teneris- 
simamente. Essa aveali ispirato fino dalla 
infanzia un grande attaccamento per le pra- 
tiche religiose, ed una divozione che molto 
inclinava al bigottismo , difetto , 'che da 
tutti gli storici è stato più o meno rimpro- 
verato a quel Principe. Egli era dotato con 
tutto ciò di un fondo vero di religione e di 
rettitudine; e bene ne fa testimonianza, ol- 
tre infiniti altri esempj consimili, il fatto ae- 
accadutoli l'anno 1716. Passava egli in Pisa 
l'invernale stagione di quell'anno, allorché 
essendosi portato il dì 2.1 gennajo alla cac- 
cia in una delle macchie vicine a quella cit- 
tà, avvenne che raggirandosi per la bosca- 
glia , trovò un uomo disteso per terra che 
appariva morto di fresco per un colpo d'ar* 
chibugio. Fattesi le opportune indagini, per 
venire in chiaro della maniera onde potesse 
esser rimasto ucciso quell'infelice, si conob- 
be dalla distribuzione che era stata fatta dei 
posti a ciascuno de' cacciatori , che il colpo 
non poteva esser da altri partito che da S. 
A. R. Cosimo ne fu dolentissimo; ed amara- 
mente rimproverandosi queir involontario 
omicidio, volle che gliene venisse fatto un 
formale processo dai Consiglio dell'Ordine 
di S. Stefano, dal quale fu consecutivamen- 



DI PISA I^C) 

te condannato ad una multa di 5 scudi il 
mese da pagarsi alla famiglia dell'ucqiso, ed 
a navigare per alcuni anni sulle Galere del- 
l' Ordine . Il Granduca soddisfece pronta- 
mente alla prima parte della condanna, e 
quanto alla seconda, sostituì un Cavaliere 
che navigasse in sua vece, oltredichè si a- 
stenne costantemente per l'avvenire dal di- 
vertimento della caccia . 

Ma già la dinastìa regnante della Casa Me- 
dici avvicinavasi irrevocabilmente al suo ter- 
mine. Cosimo III. venuto a morte in età 
molto avanzata, dopo aver inutilmente ten- 
tato di provvedere ai futuri destini della To- 
scana con intavolar trattati, e proporre alle 
Potenze europee diversi eventuali progetti, 
e perfino quello di costituirla in Repubblica, 
avea lasciato a Gio. Gastone suo figlio uno 
scettro assai vacillante, e che passar dovea 
indi a non molto in mani straniere. 11 Gio- 
vane Principe che parea destinato ad eredi- 
tarlo era partito da uno de' porti di Spagna 
scortato da una poderosissima flotta di va- 
scelli di linea spagnuoli ed inglesi , e la se- 
ra del 27 decembre i^3i presentatosi alla 
spiaggia di Livorno, ivi sbarcò allo sparo di 
quelle fortezze, alle quali rispondea la flotta 
Angl'-Ispana adorna tutta delle sue bandie- 
re. Era questi V Infante D. Carlo figlio di 
Filippo V. Re di Spagna, in età allora di 16 
anni. Sorpreso dal vajuolo subito dopo il 
suo arrivo in Livorno, non ebbe tempo di 



l8o PALAZZO 

recarsi immediatamente a Pisa, ove era sta- 
bilito eh' ei dovesse rimanere finché passas- 
se il più crudo rigor dell'inverno, ed ove 
tutto preparato era per riceverlo ; essendo 
stato forzato a trattenersi in quella città fino 
alla perfetta sua guarigione. Allora per tan- 
to si trasferì in Pisa ( i4febbrajo 1732 ),ma 
vi si trattenne soltanto circa tre settimane, 
giacché, essendo ormai imminente la pri- 
mavera, fu risoluto eh'ei passasse al più pre- 
sto a Firenze . Durante il soggiorno di lui 
in quella città nulla fu risparmiato per tener 
piacevolmente occupato quel giovane Prin- 
cipe . Nel Regio Palazzo ov' egli abitava si 
diedero replicatamente feste di ballo, con- 
certi musicali, comiche rappresentanze, men- 
tre la città non mancò di tarli omaggio dei 
suoi nazionali spettacoli, l'illuminazione, ed 
il Giuoco del Ponte, e mentre le vicine bosca- 
glie gli offrivano abbondantemente di che sod- 
disfare alla sua favorita passione della caccia. 
Invano peraltro eransi lusingati i Toscani 
che questo Principe formar dovesse la Joro 
felicità; ciò riserbato essendo ad un altro 
Principe forse non ancor nato in quel tem- 
po, Leopoldo, di cui vuoisi qui ragionare , 
era stato preceduto nel governo della Tosca- 
na dal suo genitore l' Impera tor Francesco 
L\ egli peraltro erasi fatto veder appena in 
questo paese, ove stabilita aveva una Reg- 
genza , che se per avventura non potè ap- 
pieno compensarlo della lontananza sempre 



DI PISA l8l 

increscevole del proprio Sovrano, se gli re* 
se tuttavia benemerita per molte savie ope- 
razioni governative, e per quello spirito di 
filosofica legislazione che fu come il precur- 
sore dei bei giorni di Leopoldo . Tra i di- 
versi Ministri Imperiali che in questa spe- 
cie d'interregno amministrarono più lode- 
volmente le cose di Toscana , viene annove- 
rato di comun consenso il Conte di Riche* 
court Lorenese, a cui in modo speciale esser 
debbe gratissima la città di Pisa , ove sog- 
giornava abitualmente gran parte dell'anno, 
alloggiando nel Pteal Palazzo, ed a cui, tra 
gli altri motivi di sua riconoscenza per quel 
celebre Ministro, ella è debitrice della bella e 
grandiosa fabbrica dei Bagni di S. Giuliano. 
Rapito improvvisamente dalla morte Fran- 
cesco I. che in se riuniva le qualità d'Impe- 
rator di Germania e di Granduca di Tosca- 
na , ebbe quest'ultima la bella sorte di dive- 
nir retaggio del secondogenito de' figli di 
lui, Leopoldo, Principe di veramente indele- 
bile e cara rimembranza ai Toscani, per tanti 
benefizj che da lui riconoscono, V ultimo ed 
il maggiore de' quali quello si è di d'aver 
fatto loro dono d'un tìglio sì degno di lui, 
V adorabile Ferdinando. Leopoldo adunque 
avendo assunto il titolo e la qualità di Gran 
Duca di Toscana, recossi immediatamente a 
prender possesso dello Stato, e dopo aver 
fatto il suo solenne ingresso nella Capitale 
il dì ii settembre 1765, nel mese di rnag- 



1$2 ?4LAZZO 

gin de! seguente anno 1766 volle far altret- 
tanto nella città di Pisa. S'inviò perciò alla 
volta di essa in compagnia della sua Spo*a 
Maria Luisa di Borbone figlia di Carlo III. 
Bedi Spagna, di quell' istesso D. Carlo che 
33 anni prima avea rappresentato in Pisa il 
personaggio, come poc'anzi vedemmo, di 
Principe ereditario di Toscana. Era stata 
preparata pel ricevimento del nuovo Gran- 
duca una Illuminazione straordinaria, mol- 
to più sfarzosa di quante mai eransene ve- 
dute antecedentemente, imperocché fu este- 
sa eziandio alle quattro grandi fabbriche del 
Duomo, del Campanile, del San Giovanni, 
e del Camposanto, essendone stata minuta- 
niente ricercata tutta l'esteriore architettu- 
ra con bella distribuzione di lampade , le 
quali accese che fossero doveano produrre 
un effetto maraviglioso a chiunque si pre- 
sentasse in città per la così detta Porta 
nuova. Fu pertanto immaginato di far sì 
che i due Beali Conjugi entrassero in Pisa 
appunto per quella porta ed a notte già co- 
minciata, allorché l'illuminazione di quegli 
edifizj fosse nel suo pieno splendore. Ciò 
venne di fatti eseguito, ed i giovani Princi- 
pi entrando in tal guisa in quella città, cre- 
der dovettero per avventura di esser perve- 
nuti in un luogo d'incantesimo, e nel pae- 
se della magìa. Immensa era la popolazione 
accorsavi da tuttala Toscana e dall'Italia, 
e*i inesprimibile la gioja ed incessanti le ac- 



DI PISA I 83 

coniazioni festive ai nuovi Sovrani, i quali 
dopo aver percorso tutta la città e goduto il 
sorprendente colpo d'occhio che presenta il- 
luminato il lung'arno, andarono a smontare 
al R. Palazzo, ove si trattennero poi per mol- 
ti giorni in continue feste e divertimenti. 

Fosse effetto di questa prima favorevole 
impressione, fosse naturale impulso del suo 
cuore che lo portava a sparger in maggior 
copia le sue sovrane beneficenze ove mag- 
giore ne scorgeva il bisogno, certo egli è che 
Leopoldo riguardò sempre con particolare 
affezione la città di Pisa. Non solamente ei 
vi dimorava per l'ordinario i mesi intieri, 
ma la sua presenza non era mai oziosa né 
infeconda di solidi vantaggi per quella città. 
Lungo sarebbe e fuori di proposito il solo 
accennar qui ciò che quel Principe ha fatto 
per migliorar la sorte di Pisa, per abbellir- 
la, per purgarne viemaggiormente l'aria, 
per introdurvi utili manifatture, per inco- 
raggiar l'agricoltura, e render più popolate 
e più fertili le sue vaste campagne. Anche il 
Palazzo che forma il soggetto principale del 
presente storico ragguaglio, è stato, confor- 
me si è detto in principio, da lui notabil- 
mente migliorato ed accresciuto . In questo 
palazzo medesimo, il dì 3o settembre del- 
l'anno 1783 gli nacque uno de'molti suoi 
li^li, ed essendo questo il primo parto della 
Granduchessa in Pisa, piacque a Leopoldo 
di solennizzarlo in guisa straordinaria con 



1 84 PALAZZO 

varie pubbliche e private dimostrazioni fe- 
stive. 11 neonato Arciduca ebbe il nome di 
Ranieri, nome venerabile e caro ai Pisani, 
quello essendo del Santo lor Protettore e 
concittadino. 

11 palazzo di cui ora si parla vide nascer 
in seguito altri figli del Granduca Leopol- 
do ; e durante il regno di lui diede ricetto ai 
medesimi illustri personàggi che nell' istesso 
intervallo di tempo figurar si veggono nel 
Palazzo de' Pitti (16), vale a dire all' Impe- 
rator Giuseppe II. a Gustavo III. Re di Sve- 
zia, aiconjugi Granduchi delle Russie , alla 
Duchessa di Parma, all' Arciduca Ferdinan- 
do governator di Milano ec. Leopoldo, Prin- 
cipe per eccellenza filosofo, altrettanto ne- 
mico per se d' ogni fasto , quanto sollecito 
della solida e reale utilità de' suoi popoli y 
inclinava per genio alla semplicità e ad una 
savia e moderata economìa . Era tuttavia al- 
l'opportunità generosissimo, e spesso anco- 
ra sovranamente splendido e magnifico; e> 
tale appunto volle mostrarsi nella visita che 
vennero a farli in Toscana le LL. MM. Sici- 
liane. Siccome la città di Pisa era stata da 
lui destina al ricevimento ed al principal 
soggiorno dei Regj ospiti, avea ivi fatto di- 
sporre anticipatamente tutto il necessario ai 
preparativi delle grandiose feste che eransi 
da lui stesso per tal congiuntura immagina-, 
te . Tre esser doveano le più ragguardevoli ^ 

(x-6) Vcd. Not. Storiche del Palazzo de'PiUi* 



DI PISA l8j 

la grande illuminazione ^ il festino nel corti- 
le della Sapienza, il Giuoco del Ponte, 
Quest' ultimo spettacolo specialmente volea- 
si questa volta decorato in un modo straor- 
dinario talché esso solo somministrar doves- 
se una serie continuata di varie feste analo- 
ghe , capaci d'intertenere piacevolmente la 
immensa popolazione che aspettavasi , e so- 
prattutto leLL. MVL 

Giunsero esse alla spiaggia di Livorno il 
dì 8 maggio in85 a ore cinque promeridia- 
ne, portatevi dal S. Giovacchino bel Vascel- 
lo di go cannoni, e scortate da altre 4 nav * 
di linea , e da alcune fregate . Accolte ivi allo 
scender di nave dal Granduca , e ristoratesi 
pel restante di quel giorno e per la notte 
consecutiva dagl'incomodi del viaggio, che 
per la contrarietà de' venti era riuscito più 
lungo che non aspettavasi, si posero la mat- 
tina dopo in viaggio per Pisa , ove arrivaro- 
no all' un' ora dopo mezzogiorno il dì 9 
maggio iy85. 

L'ingresso in Pisa del Re e della Regina 
di Napoli fu come urì apertura magnifica 
delle grandi feste che ivi si diedero nelF oc- 
casione di cui si parla. Tutto il pomposo ap- 
parato , tutto l'entusiasmo indicibile, con 9 
cui sanno nobilitare e ingrandire i Pisani il 
Nazionale lor Giuoco y foron posti in tal cir- 
costanza a profitto, onde rendere oltremodo 
imponente questo primo spettacolo. Sempre 
accompagnato nel suo andamento lento e 

*7 



I 8 6 PALAZZO 

maestoso dalle bande militari, da tutti gli 
ufficiali , e dalle varie bandiere del Gioco 
del Ponte, ed in mezzo ad una folla im- 
mensa di popolo, giunse il numeroso con- 
voglio delle RR. Carrozze al Palazzo, e qui- 
vi le MM. LL. furono accolte e complimen- 
tate dall' Arciduca Ferdinando di Milano , il 
quale nella idea ( per quanto allora fu det- 
to ) di far una dolce sorpresa tanto al fratel- 
lo Granduca, quanto alla Regina di Napoli 
sua sorella, era pochi minuti prima inaspet- 
tatamente comparso in Pisa . 

Siccome il presente ragguaglio aver non 
debbe altro oggetto che ciò che più o meno 
direttamentente riguarda il R. Palazzo di 
quella città, vuoisi qui omettere il racconto 
delle molte feste che posero allora in conti- 
nuo movimento piacevole ogni classe d'indi- 
vidui, comecché quasi tutte estranee al Pa- 
lazzo medesimo. Tuttavolta passando sotto 
silenzio le corse di cavalli , quelle dei bat- 
telli in Arno, l'illuminazione, e il Giuoco 
del Ponte, anche perchè ciò porterebbe a 
troppo lunga narrazione, credesi non dover 
sembrare affatto inopportuno uè rincresce- 
rle un breve accenno di due soltanto tra 
esse feste, in grazia della novità loro, e del- 
la eccellente lor riuscita ; con che darem fi- 
ne alla storia del R. Palazzo di Pisa . 

Servì di teatro alla prima la gran piazza 
del Duomo 9 alla quale si era fatto prender 
l'aspetto di un bel campo attendato, inalza- 



DI PISA l$J 

vasi in mezzo un magnifico ed ampio padi- 
glione militare destinato per tutti gli uffi- 
ziali del Giuoco del Ponte, dai due Iati del 
quale prolungavansi in linea quasi semicir- 
colare altri dodici padiglioni più piccoli , sei 
con le divise di Mezzogiorno , sei con quelle 
di Tramontana, per le sei squadre diverse 
in cui dividesi ciascheduna delle due partì. 
Venuto il giorno e l'ora determinata , entra- 
rono in beli' ordinanza per due diverse por- 
te dello steccato le due piccole armate pre- 
parate ad azzuffarsi due giorni dopo sul 
Ponte. Delle solite loro gravi armature di 
ferro altro non aveano allora i Giostratori 
*che il solo elmo in testa con visiera alzata , 
vestiti tutti all'antica foggia militare roma- 
na con sopravveste di teletta d'oro quelli di 
Mezzogiorno , e d'argento quelli di Tramon- 
tana, tutti distinti dai colori delle respettive 
squadre , condotti dai proprj nffiziali, e pre- 
ceduti dalle loro bande militari, tamburi, 
bandiere ec. Dopo aver fatto mostra di se ai 
Principi ivi presenti sopra un gran palco 
praticato lungo la facciata dello Spedale, 
non meno che alla immensa moltitudine da 
tutte le parti spettatrice, procedendo in re- 
golata marcia intorno all'area spaziosa rin- 
chiusa dallo steccato, si recò ciascuna squa- 
dra alla tenda assegnatale, e quivi assisi 
tutti a tante mense preparate sul davanti di 
ogni tenda, si posero lietamente a mangiare 
di tutto ciò ch« venia loro imbandito, in- 



ì88 PALAZZO 

terrompendo bene spesso il lor banchettare 
con clamorosi evviva, ai quali faceano eco 
le militari sinfonie, il batter de' tamburi, e 
le acclamazioni delle turbe circostanti. Non 
può esprimersi l' effetto portentoso di un si- 
mile spettacolo che eccitò l'universale en- 
tusiasmo, e che non venne funestato dal più 
piccol disordine. L'esito felicissimo di que- 
sta festa dovette esser di ben dolce soddisfa- 
zione al cuore di Leopoldo, il quale potè 
ravvisar in esso il progresso gigantesco del- 
la maggior cultura nel popolo toscano , e 
l'effetto della savissima sua legislazione, che 
tanto avea contribuito a viepiù raddolcirne 
i costumi. Il riunire com'egli fece in un so- 
lo locale i combattenti delle due parti dei 
Giuoco del Ponte, mostrò certo la giusta fi- 
danza che avea quel Principe nella docilità 
de' suoi popoli. In questa guisa fec'ei ben 
vedere di conoscer l'indole attuai dei Pisani 
meglio assai di coloro, ai quali non essendo 
ignoto T ardore straordinario che invade 
quel popolo in occasione del mentovato 
Gioco, e la gara incredibile che ferve tra l'u- 
no e l'altro partito, parve soverchiamente 
rischioso un cimento, che venticinque anni 
prima non sarebbesi per avventura termina- 
to senza gravissimi inconvenienti. 

L'altra festa, di cui vuol farsi menzione, si 
è il gran ballo datosi replica tamente nella 
fabbrica così detta della Sapienza , non es- 
sendosi reputato di recar contumelia e prò- 



DI PISA iSy 

fanazione a quel celebre santuario delie Mu- 
se con sacrificarvi pur una volta alla sola 
Tersicore. Erane stato ridotto il cortile ad 
una vastissima sala, coperta da un tetto so- 
pra essa espressamente costrutto con eguale 
solidità ed ingegno, onde ripararsi contro 
ogni evento di pioggia, o altra intemperie 
dell'aria. Presentava il tetto nella sua inte- 
rior cavità l'aspetto di una magnifica volta , 
parata di tela bianca con fregi d'arabeschi e 
di frange d'oro, dalla quale sostenute da 
lunghe e vaghe trecce di fiori pendevano 
bellissime e fitte lumiere di cristallo desti- 
nate ad illuminar la gran sala . Tutte le stan- 
ze che attorniano l'indicato cortile, e che 
servivano prima alle lezioni dei diversi Pro- 
fessori dell' Università , trasformate erano in 
ridenti salotti da giuoco, adorni di pitture e 
di specchi, e comunicanti l'uno con l'altro, 
lo che formava per ogni lato attorno alla 
sala maggiore un vasto giro di comode e ri- 
denti camere. Se in un siffatto locale, con 
tanti oggetti ad ogni passo eccitanti curiosi- 
tà e stupore , riuscirono i due festini da bal- 
lo sommamente leggiadri e dilettevoli, non 
è da dirsi; tanto più che poterono in qual- 
che parte esser goduti anche dai più infimi, 
i quali esclusi dall'interno della sala, erano 
ammessi liberamente nell'ampia superior 
galleria , che per ogni parte la circonda e la 
domina. 



NOTIZIE STORICHE 

BELLE II. E RR. VILLE 

D I 

CAFAGGIOLO, PRATOL1NO, PETRAJA, 
E CASTELLO 

CON ALCUNI RAGGUAGLI RIGUARDANTI 

L'ANTICA VILLA MEDICEA 

DI CAREGGI 

\^/ uantunque e le storie già pubblicate e le 
cronache manoscritte facciano menzione di 
un assai scarso numero d'avvenimenti acca- 
duti nelle Regie Ville qui sopra accennate, 
o ad esse in qualunque guisa relativi; ciò 
nonostante, per dare un certo tal qual com- 
pimento allo storico lavoro da noi intrapre- 
so su i RR. Palazzi di Toscana, sarà prezzo 
dell'opera il riferir qui brevemente quel tan- 
to che può concernere gli accennati Edifizj ? 
incominciando da quello di Cafaggiolo. 

Ignota affatto è l'epoca in cui fu fabbri- 
cata questa "Villa , e dai riscontri che sono 
stati fatti recentemente nell'Archivio della 
R. Corona, si è potuto ricavar soltanto es- 
serne stato fondatore Cosimo de' Medici so- 
prannominato Padre della Patria. 
i Certo egli è che quell'illustre Cittadino. 



DI CAFAGGIOLO, PISTOLINO EC. IC/r 

uno de' più grandi uomini del tempo suo , 
e possessore d'immense ricchezze superiori 
per avventura a quelle di qualunque altra 
privata persona d'Europa, era solito, spe«< 
cial mente negli ultimi periodi della sua vita, 
di divider per l'ordinario la sua dimora tra 
le due predilette sue Ville, Cafaggiolo e 
Careggi (i), ove stanco della sempre fasti- 
diosa amministrazione de' pubblici affari ve- 
niva a ricrearsi, dando tutto se stesso alla 
coltivazione de' campi, allo studio della filo- 
sofia, ed alla società degli uomini di lettere. 
Allorché trova vasi egli in Careggi aggrava- 
to dalla malattia per cui poco dopo morì, 
Lorenzo e Giuliano suoi nipoti , allora gio- 
vinetti di prima età, dimoravano a Cafag- 
giolo} ed ivi da Piero loro padre , figlio del 
prelodato Cosimo, fu scritta loro la seguen- 
te lettera, che stimasi bene di riportar qui 
per l'intiero e come un prezioso monumen- 
to istorico, e come un modello della sem- 
plicità de' costumi, dello spirito religioso, e 
dello stil familiare di quei tempi . 

« Scripsivi jer l'altro (dice questo buon 
Padre di famiglia), et avvisaivi come Co- 
« simo era aggravato dal male; di poi mi 
«■ pare che si vadi logorando, et questo pare 
« a lui medesimo, in modo che martedì se- 
« ra volle che in camera non fossi se non 



Ti) Vedasi più sotto, ove si parla eli quest'ultima 
Villa. 



IQ2 PALAZZI 

« Monna Confessino, (moglie di Cosimo), ed 
« io. Cominciò da principio a dire tutta la 
« sua vita , dipoi entrò sul governo della 
« Città, et poi seguitando a quello de'traf- 
« fichi, dipoi alla cura famigliare della pos- 
ti sessione et di casa, et sopra e' fatti di Voi 
« due (Lorenzo e Giuliano) confortando, 
« essendo Voi di buon ingegno, io vi do- 
« vessi allevare bene perchè mi leveresti as- 
« sai fatiche, et che di due cose si doleva, 
« luna di non aver fatto quanto avrebbe 
« voluto et potuto fare, l'altra che essendo 
« io mal sano mi lasciava con assai noja. 
« Dipoi disse non volere fare testamento al- 
« cimo perchè mai non fu suo pensiere di 
« farlo eziandio vivente Giovanni (altro suo 
figlio) perchè sempre ci vede con buono 
« amore et in buono accordo et stima, et 
« che quando Iddio facesse altro di lui non 
« voleva alcuna pompa ne dimostrazione 
« nell'Esequie, et come in vita altra volta 
* mi aveva detto, ini ricordava dove voleva 
« la sepoltura sua , in S. Lorenzo ; et tutto 
« disse con tanto ordine e con tanta pru- 
« dentia et con uno animo sì grande che fu 
« una meraviglia, soggiungendo che eravis- 
« suto lunga età et in modo che si partiva 
« molto ben contento quando Dio lo voles- 
te si. Dipoi jer mattina di buon'ora si fece 
« levare, calzare et vestire di tutto, essen- 
ti doci il Priore di S. Marco , quel diS.Lo- 
« renzo, e della Badìa, si confessò dal Priore 



DI CA.FAGGIOLO, PRÀT0LIN0 , EC. loft 

< di S. Lorenzo et dipoi fece dire la Messa 
« alia quale tutta rispose come da sano. Di- 
ce poi domandato degli articoli della fede a 
« tutti rispose per lettera , fece la confessio- 
ne ne lui medesimo, et prese il Santissimo 
« Sacramento con tanta devotione quanto 
« si potessi dire, riavendo prima chiesto 
« perdono a ciascuno. Le quali cose mi 
« hanno fatto crescere l'animo et la spe- 
« ranz$*verso Messer Domene Dio, et ben- 
<t che secondo il senso io non sia senza do- 
ti lore, pure veduta la grandezza dell'animo 
« suo, la disposizione buona, sono in gran 
« parte contento che viene a quel fine ; lui 
« si stette jeri assai bene et così questa not- 
te te passata ; pure rispetto alia età grave 
« non posso sperar molto del suo guarire . 
« Fate fare per lui orazioni ai Frati del Bo- 
re sco, et fate dare elemosina come pare a 
« Voi, pregando Iddio ce lo lasci ancora 
a per un tempo, sendo per lo meglio. Et 
« Voi pigliate esemplo che siete giovani , et 
« di buono animo pigliate la parte vostra 
<t delle fatiche, poiché Messer Domene Dio 
« dispone così, et fate conto d'essere huo- 
<t mini, essendo Garzoni che così lo richie- 
« de lo stato vostro et il caso presente, et 
« sopra tutto attendete a quello che vi può 

< fare onore et utile, perchè è venuto il 
« tempo che bisogna che Voi facciate spe- 
« rientia di Voi et vivete col timore di Dio 
« et sperate bene. Quello che seguirà di 



I94 PLA ZZI 

* Cosimo velo adviserò. Noi attendiamo o- 
« gni ora un Medico di Milano; ma ho più 
« speranza in Messer Dornene Dio che in 
« altri . Non altro al presente ss Chareggi 
« alli 26 Luglio 1464. 

La Villa di Cafaggiolo che sovente, come 
nell'occasione notata qui sopra, servito avea 
di tranquillo ritiro all' adolescenza di Lo- 
renzo de 9 Medici divenuto poi sì famoso sot- 
to il nome di Lorenzo il Magni/feto servì 
eziandio nella guisa istessa ai figli di lui 
Piero £ Giovanni, l'ultimo dei quali che 
fu poi Leone X. destinato era già dalla Prov- 
videnza ad accrescere sì considerabilmente 
lo splendor di sua schiatta, e a dar nome 
al suo secolo. All'epoca memorabile della 
famosa Congiura dei Pazzi, in cui Lorenzo 
corse sì gran rischio di perder la vita, e 
Giuliano suo fratello la perde realmente , 
amen due i mentovati figli di Lorenzo erano 
in età assai tenera, di modo che dopo la 
congiura medesima, quantunque sventata a 
riguardo di lui, che era la persona presa 
dai cospiratori più avidamente di mira, sti- 
mò ben fatto il lor genitore di allontanar 
da Firenze per maggior sicurezza quei due 
fanciulli, ed unitamente alla Clarice Orsini 
sua sposa gl'invio prima a Pistoja, indi a 
Cafaggiolo, affidandoli all'educazione del 
celebre Poliziano, Non sembra che questi 
andasse molto d'accordo con la madre di 
essi, quanto al sistema della loro istruzione, 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, EC. ig5 

imperciocché appunto da questa villa scri- 
vendo a Lorenzo per darli contezza dei suoi 
figliuoli « In quanto a Giovanni « dice egli « 
sua Madre l'occupa a leggere il Salterio , lo 
che non posso in alcuna maniera lodare. 
Quando ella non prende pensiero di lui, 
è sorprendente con quanta rapidità pro- 
fitta » . 

A quale amico della letteratura y riflette 
qui a proposito l'inglese Biografo di Loren- 
zo il Magnifico, Signor Roscoe, a quale ami- 
co della Letteratura esser pub indifferente 
r infanzia di Leon X, ? 

Ad un altro famosissimo personaggio di 
Casa Medici trovasi aver dato ricetto parec- 
chi anni dopo, la Villa di Cafaggiolo . È que- 
sti Caterina figlia di Lorenzo Duca d'Urbi- 
no, la quale maritata poi ad Enrico IL Re 
di Francia acquistò in quel Regno una trop- 
po funesta celebrità, se pure tutto vero è 
ciò che di lei riferiscono gli Storici france- 
si , del che sarebbe per avventura alcun 
poco da dubitare. Caterina de' Medici allora 
molto giovinetta e tuttavia nubile si recò 
dunque da Firenze a Cafaggiolo in compa- 
gnia di altre dodici nobili donzelle fiorenti- 
tine il dì 18 aprile dell'anno i533, all'og- 
getto di ricevere ivi Margherita d'Austria 
figlia naturale dell' Imperatore Carlo V. la 
quale benché in età di soli nove anni reca- 
vasi in Toscana come promessa sposa di 
Alessandro de'Medici Duca di Firenze. 



19S PALRZZI 

Vero è però che il loro matrimonio non 
pervenne giammai al suo pieno compimen- 
to, avvegnaché prima che la giovane Prin- 
cipessa giunta fosse alla età nubile, il Duca 
Alessandro rimase ucciso a tradimento dal 
famoso Lorenzi no de Medici suo stretto pa- 
rente ed amico (2) . Questo vile ed esecrabi- 
le assassino, quale potè passar facilmente 
per un Eroe, per un nuovo Bruto, per un 
Tirannicida salvator della Patria (5) presso 
certi spiriti torbidi di quella eia, intolleran- 
ti anch' essi , come quelli de' tempi a noi 
non lontani, di ogni moderato legittimo fre- 
no, ed anteponenti l'anarchia ed il disordi- 
ne a qualunque specie di monarchica domi- 
nazione, fuggitosene di Firenze subito do- 
po aver consumato l'orribile parricidio, an- 
dò il giorno dopo a fermarsi per poco a 
Cafaggiolo, ed a contaminare colla sua odio- 
sa presenza quelle pareti pacifiche, piene an- 
cora dei canti immortali del Poliziano, e 
teatro già delle dotte gare filosofiche dei 
Ficini e dei Fichi, e degl'infantili tratteni- 
menti d'un Leon X. e di un Lorenzo il Ma- 



(2) Ciò avvenne in Firenze nell'antico Palazzo de'Me- 
dici ora Riccardi la sera del 6 Gennajo i536 , a ore 6, 
essendo il Duca in età di 26 anni, dopo 6 anni di Re- 
gno, e per l' effetto di 6 ferite. Gli storici non hanno 
mancato di far riflessione a queste 6 combinazioni, nel- 
Je quali tutte riscontrasi il numero 6. Varch.Stor.Fior. 
lib. \5. 

(3j Farcii. L. C. 



DI CAFtGGIOLO, TRITOLINO, KG. I ()T 

gnifieo (4). Ki non vi si trattenne per mag- 
gior spazio eli tempo di quello che potesse 
servirgli per essere informato elei sentimen- 
to che destato avea nel!' universale dei Fio- 
rentini il suo misfatto. Ma essendogli per- 
venuto all'orecchie che, ad eccezione di 
pochi, era egli caduto in esecrazione di tut- 
ti i suoi concittadini, e che il giovine C'osi- 
ino dell' j stesso stipite Mediceo era stato ri- 
conosciuto in Duca di Firenze in luogo del- 
l' estinto Alessandro, si partì senza indugio 
dalla nominata villa, e andò a cercar un ri- 
fugio a Venezia , ove poi a suo tempo pagò 
meritamente il fio dei suoi delitti. 

Ma questa villa appunto, di cui or si ra- 
giona , destinata era indi a 40 anni ad esse- 
re anch'essa testimone di una funesta trage- 
dia e di un misfatto atrocissimo ivi commes- 
so da Don Pietro de' Medici, figlio minore 
del qui sopra mentovato Cosimo, nella per- 
sona di Donna Eleonora di Toledo sua cu- 
gina e sua moglie. 

Era questa Eleonora figlia di Don Garzia 
di Toledo fratello della Granduchessa mo- 
glie di Cosimo, che denominavasi egualmen- 
te Eleonora . Essendo ancora giovinetta di 
primo fiore e maravigliosamente bella e gra- 



(4) Lo storico poc'anzi citato riferisce che Lorenzino 
finse bensi di recarsi aCafaggiolo, ma che poi se ne andò 
direttamente a Bologna . Sembra per altro più verisimile 
il racconto che abbiam seguitato, e cheȏ desunto dalla 
Cronaca MS. del Seuimanni. 

18 



I C)8 PALAZZI 

ziosa, pretendesi che il Duca Cosimo suo zio 
fortemente se ne invaghisse .e che profittando 
delle opportunità presentategli dalla coabi- 
tazione della Donzella nell'istesso Palazzo 
spingesse le sue domestichezze seco lei fino 
al punto di far nascere rumori ingiuriosi al- 
la pudicizia di essa , di modo che per ovvia- 
re ad un pubblico scandolo si credè di oc- 
cultare o coonestare le conseguenze delle 
tresche illecite tra lo zio e la nipote con dar 
questa sollecitamente in isposa a Don Pietro 
de' Medici figlio di esso Duca . 

O fosse effetto di una segreta invincibile 
avversione e disistima da lui fin da princi- 
pio concepita per una tale sposa, o fosse che 
in genere le attrattive di quel sesso avesse- 
sero per lui minor forza che quelle dell'al- 
tro, certo egli è che posta totalmente in 
non cale la moglie vedeasi Don Pietro tutto 
il giorno frequentar la compagnia dei bei 
giovani. Non tutta la gioventù fiorentina nu- 
driva però Fistessa indifferenza per le fem- 
mine, e per quelle in specie che ammirar 
facevansi per singoiar leggiadrìa e bellezza , 
tra le quali eminentemente si distingueva 
la Sposa di quel Principe. Indispettita per- 
tanto dalla condotta del marito, e stimolata 
anch'essa dal bollor della gioventù non tar- 
dò guari, specialmente dopo la morte di 
Cosimo, a prestare orecchio a coloro da'qua- 
li vedeasi vagheggiata, e corteggiata, e par* 
ticolarmente ad un giovane figlio del Capi- 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLTNO, EC. igQ 

rano Francesco Gaci da Castiglion Fiorenti- 
no per nome Alessandro che più d'ogni al- 
tro acceso mostravasi dell'amore di lei; se 
non che minacciato costui aspramente da 
persona di grande autorità, e temendo l'ef- 
fetto di tali minaccie allontanossi da Firenze, 
e andò in seguito a soffogare le illecite sue 
fiamme sotto l'abito di Cappuccino. Succes- 
sore di esso nel favore di Eleonora fu indi a 
non molto un giovine Cavalier fiorentino, e 
tant'oltre fu spinta V imprudenza dei due a- 
manti, che publicamente se ne sparlava. Av- 
venne che in un grande spettacolo del gioco 
del Calcio datosi sulla piazza di S. Croce alla 
presenza della Corte, quel Cavaliere uno dei 
giostranti , per far pompa di destrezza e 
di forza sotto gli occhi della sua bella, as- 
sai maltrattasse coi pugni Francesco Gino- 
ri che combatteva nella parte avversa, ed 
il conducesse a mal partito anche più scor- 
tesemente di quello fosse lecito tra Genti- 
luomini in sì fatto giuoco ; del che sti- 
matosi offeso il Ginori deliberò di vendi- 
carsene , ed incontrato poco tempo dopo 
il rivale nel tratto di via che è tra il Fa- 
lazzo degli Strozzi e Porta Rossa, gli menò 
all'improvviso un colpo di spada alla testa 
che per buona sorte dell'assalito andò sol- 
tanto di piatto; ma veggendosi questi sì ma- 
lamente affrontato e ferito benché leggier- 
mente, trasse fuori egli pure la spada, e con 
essa passando per due volte il Ginori da 
una banda all'altra, lasciollo ivi estinto. 



aOO PALAZZI 

Costituitosi immediatamente l'uccisóre tk 
per se stesso avanti il Magistrato degli Otto 
reclamò il privilegio di esser giudicato, co- 
me Cavaliere di S. Stefano, dal Tribunale 
di quell'Ordine, onde data mallevadorìa di 
sua persona, ebbe per allora la propria casa 
in luogo di carcere. Durante questa sua pri- 
gionia alcun riguardo non avea la Princi- 
pessa Eleonora di farsi veder girare di con- 
tinuo col suo cocchio intorno alla casa del- 
l'amante, su di che parlavasi dal popolo 
assai liberamente. Durò questa scandolosa 
pubblicità fintantoché in forza della soprav- 
venuta sentenza del prefato Tribunale dovè 
l'arrestato recarsi in confino all'Isola del- 
l'Elba. Può facilmente immaginarsi il cor- 
doglio e le smanie dei due amanti per una 
sì fatta separazione, di cui per addolcire al- 
quanto l'insopportabile amarezza convenne 
aver ricorso al consueto meschino rimedio 
della epistolare corrispondenza. Valevasi a 
tal uopo il Cavaliere del ministero officioso 
di un suo fratello, che serviva nel mili- 
tare col grado di Capitano. 

Questi pertanto ricevuta un giorno una 
lettera del fratello esule, diretta ad Eleono- 
ra, si condusse immediatamente a Palazzo 
Vecchio ove essa dimorava, affine di recapi- 
tarle il foglio in proprie mani, a seconda 
delle ricevute istruzioni; ed aspettando il 
momento apportuno, che il marito di lei 
fosse uscito al solito diporto in compagnia 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, EC. 201 

de' suoi cinedi^ presentassi all'anticamera 
della Principessa, e chiese al portiere udien- 
za dalla medesima. Gli fu risposto non es- 
ser lei per alcuno visibile, comecché occu- 
pata a porsi in assetto i capelli, quale occu- 
pazione le avrebbe impedito di poterlo ri- 
cevere al meno per lo spazio di un'ora . Il 
Capitano risolvè, benché non senza pena, 
di aspettar ivi il momento opportuno; ma 
finalmente dopo qualche tempo impaziente 
di tanto indugio era per andarsene dall'an- 
ticamera, qxi andò ivi comparve Giulio Cele- 
rini celebre musico Romano, il quale sta- 
va al servizio della Corte, e chiedea pari- 
mente di passare presso S. E. 11 Capitano 
stimò questa una buona occasione per far 
consegnar la lettera di suo fratello nelle ma- 
ni di Eleonora; né avendo ragione di so- 
spettare né del consentimento né della fe- 
deltà del virtuoso , con cui avea egli una tal 
quale domestichezza, lo pregò d'incaricarsi 
del recapito del foglio, adducendo'non po- 
ter più ivi trattenersi , atteso un affare gra- 
vissimo che altrove il richiamava . Ma non 
tralasciò di raccomandarli la più gran cau- 
tela e segretezza, facendogli intendere esse- 
re quella lettera molto importante e gelosa. 
Non si mostrò il Musico in veruna guisa re- 
stìo ad un tale uffizio, e promessa avendo 
la più scrupolosa discrezione, ebbe dal Ca- 
pitano la lettera, il quale immediatamente 
se ne partì . Prestato solo il Caccini incomiu- 

18. 



202 PALAZZI 

ciò tra se a pensare qual esser mai potés^ 
se la grande importanza del foglio lascia- 
togli , e come quello a cui ben noti erano 
gli amoreggiamenti della Principessa col 
fratello del Capitano, s'appose con facilità 
esser quella appunto, conforme era di fatto, 
una lettera amorosa di quel Cavaliere. Ciò 
bastògli per venire in un'estrema curiosità 
di aprirla e di leggerne il contenuto, alla 
quale non avendo in fine saputo resistere, 
trattosi in disparte osò con mano sacrilega 
lacerare il velo che nascondeva i geniali 
misteri dei due amanti. Né contento di que- 
sta prima infedeltà, sperando di vie più 
conciliarsi con ciò la grazia sovrana, e di ri- 
portarne una qualche luminosa ricompensa, 
spinse il tradimento e l'infamia fino al segno 
di correre a depositar la lettera così aperta 
nelle mani dello stesso Granduca Francesco 
I. Questo Principe, le di cui scandolose 
follìe per la celebre Bianca Cappello note 
erano all'infimo dei suoi sudditi, e forma- 
vano l'infelicità della sua virtuosa consorte 
Giovanna d'Austria (5), nulla compassio- 
nando le altrui debolezze, né dando ascol- 
to alle voci della prudenza e della modera- 

(5) Il nome eli questa Principessa figura anch'esso ne- 
fasti della Villa di Cafaggiolo . Essa vi si fermò alquan- 
to al suo primo giungere in Toscana uel Decembre del- 
l' anno i565, essendo stata ivi ricevuta e complimentata 
per parte del Granduca Cosimo I. suo Suocero dal Mar- 
chese Alamanno Salviati e da alcuni altri Gentiluomini 
Fiorentini. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, EC. 2o3 

zìone, entrò nel più gran furore alla lettura 
del foglio fatale, né altro più respirò da quel 
momento che vendetta e sangue, onde la- 
vare la macchia recata alla propria famiglia 
dagli amori illeciti della Cognata. E per co- 
minciare dall' amante di lei, fu egli fat- 
to immediatamente tradurre sotto buona 
scorta in Firenze, e quivi nella prigione det- 
ta del Bargello > essendogli appena stato ac- 
cordato un Confessore, fu il giorno dopo se- 
gretamente strozzato . Il Capitano prima ca- 
gione di tanto male non sì tosto ebbe sento- 
re del repentino ritorno del fratello in Firen- 
ze, ben immaginando ciò che essere poteva^ 
rimproverando a sé stesso la propria impru- 
denza, e maledicendo la nera perfidia del 
virtuoso , credè di provvedere alla sua sal- 
vezza col rifugiarsi in Francia , ove per al- 
tro non molto dopo rimase privo di vita > 
vittima anch' egli dell' implacabile risenti- 
mento Mediceo . 

Quanto all' infelice Donna Eleonora, fat- 
ta consapevole di tutto l'orrore della pro- 
pria sciagura e della morte del disgraziato 
suo complice, stava ella pure aspettando con 
cuor tremante il suo ultimo fato, allorquan- 
do dopo undici intieri giorni di mortale 
agonìa, computandoli soltanto dal supplizio 
dell'amante avvenuto il dì 3o giugno, sen- 
tì intimarsi di dover tosto passare a Cafag- 
giolo, ove già da qualche tempo dimorava 
Don Pietro suo marito. Presaga allora del- 



204 PALAZZI 

la già imminente sua morte, volle rivedere 
prima di partire il suo figlio Don Cosimo 
tuttora bambino, da cui teneramente abbrac- 
ciandolo , prese come i suoi ultimi congedi 
con infìnta copia di singhiozzi e di lagrime» 

Giunse la sera al tardi alla villa sopramen- 
tovata, e l'entrare ivi nella sua camera ed 
il sentirsi per man del marito trafiggere 
barbaramente a furia di pugnalate, fu per 
essa un sol punto; onde la misera caduta a 
terra moribonda, ivi pochi istanti dopo spi- 
rò nuotando nel proprio sangue, ed implo- 
rando dal Dio delle misericordie quella pie- 
tà e quel perdono che ottener non avea po- 
tuto dagli uomini. 

Con sì fatta atrocità, non per altro straor- 
dinaria nella storia di quei tempi (6), fu 
tolta di vita Donna Eleonora di Toledo nel 
più bello di sua giovinezza la sera del dì 1 1 
luglio i5^9. Al momento istesso del com- 
piuto assassinio, nell'istessa camera, pre- 
sente quel sempre caldo eforseancora non 
affatto immobil cadavere, prostratosi Don 
Pietro in ginocchio, osò levare al Cielo le 
mani tuttora grondanti del sangue della 
consorte, e chieder perdono a Dio del com- 
messo misfatto , facendo voto nel tempo 



(6) Pochi giorni dopo il fatto qui raccontato accadde 
la morte di un'altra Principessa del sangue Mediceo , 
Donna Isabella, uccisa essa pure dal proprio Marito Pao- 
lo Giordano Orsini nella Villa di Cerreto. Vedi Notizie 
istorìche del Palazzo de* Pitti* 



DI CAFAGGXOLO, PRATOLINO, EC 20 5 

stesso di non più riammogliarsi. Ebbe co- 
stai tanto scrupolo d'infrangere un voto 
siffatto, prendendo in seguito una seconda 
moglie, quanto ne aveva avuto poc' anzi di 
farsi il carnefice della prima. Il cadavere di 
lei racchiuso in una cassa fu spedito la not- 
te dopo a Firenze, e circa le ore 6 della 
notte medesima fu ivi segretamente sepolto 
in S. Lorenzo . 

Una general compassione rivegliò il tra- 
gico avvenimento in tutta la città, ove gli 
autori di esso non ebbero neppure l'erube- 
scenza di tenerlo occulto, né di dissimular- 
ne alcuna delle circostanze; avvegnaché in 
quella età per le arti e per le lettere certa- 
mente coltissima, ma in ciò che aspetta al 
viver civile a dir vero ancor semibarbara, 
sembra che si andasse assai generalmente 
d'accordo che un marito, in specie ci' aito 
rango, presuntivamente offeso nell'onore 
del talamo, potesse di ragione, e per una 
specie di ben proporzionata rappresaglia, 
scannare d'autorità propria, ed anche a 
sangue freddo, la sposa. Quella di D. Pie- 
tro, la morte della quale è il fatto più stre- 
pitoso che s'incontri nei fasti di Cafaggiolo, 
era troppo bella, graziosa ed affabile, per- 
chè oltre il rincrescimento della sua violenta 
disparizione dal mondo, non ispirasse e- 
ziandio una generale segreta indignazione 
contro l'uccisore e contro tutti i suoi com- 
plici» Si pretende che 3a anni dopo, vale a 



2o6 PALAZZI 

dire nel 1608, in occasione di alcuni can- 
giamenti che dovettero farsi nella Chiesa 
di S. Lorenzo, essendo stato dissotterrato il 
cadavere di D Eleonora, con gran mara- 
viglia e stupore di tutti fu essa ritrovata 
bellissima, come in vita, senza che il suo 
corpo mostrasse in veruna parte alcun se- 
gno di putrefazione e di disfacimento. Era 
essa tutta vestita di bianco, e parea, dice 
lo storico, che placidamente dormisse (7). 

E verisimile che nei tempi successivi la 
villa di Cafaggiolo sia stata sempre più o me- 
no frequentata dai Principi Toscani, e visi- 
tata talvolta da quelli di fuori, specialmente 
allorché la splendidezza Medicea celebre ed 
ammirata in tutta l'Europa richiamava alla 
sua Corte tanta frequenza di ospiti segnala- 
tissimi; ma siccome nulla si è potuto rin- 
tracciare relativamente alla villa medesima 
che ci sia sembrato idoneo a richiamare l'al- 
trui attenzione dopo il fin qui raccontato, 
passeremo a gettare un'occhiata su quella di 
Pratolino y della quale avremo a dire per 
verità ben poche cose . 

A Francesco de' Medici secondo Grandu- 
ca di Toscana deesi intieramente questa vil- 
la, con tutte le grandiose sue attenenze, fi- 
gli ne affidò la costruzione al celeberrimo 
Architetto Bernardo Buontalenti , del dise- 
gno e direzione del quale sono opera insigne 

(7) Settim. Cron. MS. all' ari. 1608. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. ZOJ 

il giardino, le belle fontane, e gli altri or- 
nati di questa villa , ad eccezione per altro 
della grande statua colossale rappreseli) ante 
V Appennino che vedesi assisa dirimpetto 
alla facciata della fabbrica, essendo essa in- 
venzione e lavoro di Giovan Bologna. 

Due sole volte trovasi rammentata la villa 
di Pratolino dagli Storici e Cronisti toscani. 
Fa essa la prima volta la sua comparsa sotto 
il regno appunto del suo fondatore France- 
sco I. in occasione del matrimonio é* Eleo- 
nora figlia di lui eoi Principe di Mantova 
D. Vincenzo Gonzaga. Gli ostacoli che per 
lungo tempo si frapposero alla finale con- 
clusione di tal matrimonio con tutto quel 
che fu detto ed operato per superar questi o- 
stacoli, vengono minutamente e con qual- 
che sorte di special compiacenza riferiti dal 
Galluzzi nella sua storia Medicea, quantun- 
que le particolarità, in cui ei si è creduto 
permesso d'entrare, sembrassero convenir 
assai più ad una novella del Boccaccio , e del 
La Fontaine , che ad un grave e gastigato 
racconto storico (8). 

Il Principe Sposo fu dunque ricevuto nel- 
la Villa di Pratolino il dì ij Aprile 1 58/j. 

(8) Accusavasi lo Sposo di assoluta impotenza al Ma- 
trimonio. Il Granduca Francesco I. animato, quanto 
sembra insinuar il Galluzzi, da non so qi ale spirito di 
"vendetta per un preteso piccolo torto ricevuto dalla Ca- 
sa Gonzaga , esigè che il Principe si assoggettasse alla u- 
miliazione di una specie di pubblico espeiimento onde 
distrugger V imputazione. 



208 PALAZZI 

dall' istesso Granduca ivi a tale effetto reca- 
tosi con bella comitiva di Dame e Cavalieri 
della sua corte, e quindi il giorno dopo per 
la Porta di San Gallo fece il suo solenne in- 
gresso in Firenze (9) . 

L'altra circostanza in cui vien fatta men- 
zione di questa villa appella al regno di 
Ferdinando, fratello e successore del sopra - 
mentovato Granduca Francesco I. , allorché 
quel Principe in compagnia della Grandu- 
chessa sua Sposa accolse ivi il dì 17 settem- 
bre i5o,7 un inviato del Principe di Tran- 
silvania che chiamavasi Sigismondo Sarmo- 
rago, il quale a nome di quel Principe pre- 
sentò in donativo al Granduca due superbi 
cavalli leardi turchi ricchissimamente guar- 
niti, e due grossi cani con collari ricchi di 
gioje e ricami alla Turca ; ed alla Grandu- 
chessa un bellissimo cane indiano nudo, 
dainato , che portava al collo un collare 
tutto tempestato di grosse perle e diamanti. 
Passando ora a far parola della Imperiale 
Villa della Petraja , giova in primo luogo 
osservare aver essa altre volte appartenuto 
all'antichissima famiglia Brunelleschi anno- 
verata tra le più illustri della fiorentina Re- 
Co Tra le altre feste che servirono a decorare queste 
nozze , fu vvi quella di una corsa di Bufale ., al canto agli 
jìlberti . Comparvero esse prima della corsa tutte adorne 
dì vari fregi e colori a far la loro mostra, nel qual tem- 
po coloro che conducevano questi animali gettavano al- 
le Signore spettatrici gran quantità„di uova tutte ripiene 
di varie acque ed essenze odorifere. 



DI CÀFAGGIOLO , PBATOLINO, £C. ZQg 

pubblica. Celebre è pure la villa stessa per 
uno sforzo di semina bravura e coraggio, 
con cui venne valorosamente difesa da al- 
cuni individui della medesima famiglia Bru- 
nelleschi , V anno 1 364 contro replicati e fe- 
rocissimi assalti che le furono dati dai Pisa- 
ni , e dai Tedeschi ed Inglesi che militava- 
no al loro soldo. Ecco come vien riferito il 
fatto da Scipione ammirato nella sua storia, 

« I Tedeschi , die' egli e i guastatori Pisa- 
« ni, e gl'Inglesi tornati di Mugello si ac- 
« camparono a Sesto e Colonnata ;, stenden- 
te dosi poi per le coste di Monte Morello ; 
« presono S. Stefano in Pane, ove sopra- 
« stettono alcuni giorni, proferendosi ai gua- 
« statori largo campo di danneggiare le ville 
« vicine , le quali per lo spazio di tre miglia 
« commisero tutte alla preda del fuoco 

« Trascorsono infino a Calicarza, a Man- 
« tile e a Carliana paesi malagevoli ai caval- 
« li, e ogni difficoltà superarono senza alcu- 
« na contesa ; solo trovarono contrasto nelle 
« armi private perchè l'ignominia pubblica 
« fosse maggiore. I figliuoli di Boccaccio 
« Brunelleschi giovani valorosi possedevano 
« in quel tempo la Petraja -, vilfe-oggi diFer- 
« dinando Cardinale de'Medjci. Questa vil- 
« la dunque tenendosi valorosamente dai 
« giovani Brunelleschi , e néri facendo cen- 
« no di volersi arrendere , deliberarono i 
« nemici di volersene insignorire per forza 
« con animo, avutala, di tagliare a pezzi i 



&l O PALAZZI 

i difensori e qaella spianare fino dai fonda- 
« menti. Per questo presono l'impresa di 
« guadagnarla gì' Inglesi , i quali con grande 
« ferocia e con scale e con balestre e con o- 
« gni buon ordine , come se si avessero ad 
« espugnare le mure di Firenze, l'assaltaro- 
« no; ma tutto fu invano , essendone alcuni 
« stati morti e molto maggio^ numero mala- 
« mente percossi e feriti. Vollero i Tedeschi 
« arrischiare le loro fòrze ancor eglino, e 
« dettero il secondo assalto aspro e feroce 
« quanto mai fosse dato a Rocca alcuna , né 
« più né meno succedette loro di quello era 
«accaduto agl'Inglesi. Perchè deliberarono 
« di dare il terzo assalto insiememente con- 
« giunti; e con duplicata loro vergogna e a 
« perpetua lode e gloria della famiglia Bru- 
ii nelleschi furono respinti la terza volta . Io 
« mi persuado ( soggiunge lo Storico ) che 
a la Torre che oggi si vede, la quale il Car- 
« dinaie Ferdinando, benché abbia mutato 
« il resto del casamento , non ha però tocco 
«lei, sia quest' istessa che fu combattuta 
« dall' esercito Pisano (io) ». 

E ignota l'epoca precisa del passaggio di 
questa villa nel dominio della Casa Medici;, 
si sa bensì che era posseduta dal Granduca 

(io) Questa Torre comecché appartenente un giorno 
alla Casa Brunelleschi si è chiamata comunemente la 
Torre de' Brunelleschi, e non già per esser quella opera 
del famoso Architetto di tal nome, conforme alcuni han 
creduto eroneamente. L'Architetto poi Filippo di. Ser 
Brunellesco Lapi non avea nulla di comune con la so- 
pralodata famiglia Brunelleschi. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. 21 1 

Cosimo I. forse per compra o per confisca 
da esso fattane. Ai tempi dello Storico so- 
pracitato, conforme rilevasi dalle sue stesse 
parole , la villa della Pelraja era di particola- 
re attenenza del Cardinal Ferdinando figlio 
di esso Granduca Cosimo I. Sempre liberale 
e magnifico nelle sue idee pensò tosto quel 
Principe a ridurla in più comoda e bella for- 
ma , valendosi a tale effetto dell' ingegno no- 
bilissimo del Buontalenti, del quale si è a- 
vuto più volte moltivo di favellare nelle 
presenti notizie istoriche, di modo che di- 
venne essa la delizia di tutta la famiglia Me- 
dicea, particolarmente della Principessa Cri- 
stina di Lorena moglie dell' istesso Ferdi- 
nando, divenuto Granduca dopo aver lascia- 
to l'abito Cardinalizio. 

Trovavasi egli in diporto a questa villa 
ove solea passare la più gran parte delle bel- 
le giornate di primavera, allorché avendo 
avuto avviso esser giunto in Firenze un 
Chiaus del Gran-Signore che venia da Ve- 
nezia con gran seguito, affine di trattarvi 
seco lui di affari a nome del suo Sovrano 
concernenti il commercio del Levante, og- 
getto importantissimo per la prosperità di 
Livorno, e che stava sommamente a cuore 
a Ferdinando, si dispose a riceverlo nella 
stessa villa della Petraja , e diedegli ivi la 
prima udienza il dì 3 maggio 1698 (11). 

O 1) Aggiungesi nella Cronaca elei Settimanni clie que- 
st' Ambasciatore unitamente al suo seguito , per lo spa- 
zio di 74 giorni quanto ei si tiaitenne in Firenze, fu 



212 PALAZZI 

In uno dei giardini appartenenti a questa 
villa fu al tempo del Granduca Leopoldo 
trasferita dal giardino dell'altra vicina Villa 
di Castello, di cui qui sotto parleremo, la 
bellissima fontana lavorata dal famoso Ar- 
chitetto e Scultore Niccolo Braccini detto il 
Tribolo tanto lodato dal Vasari. « Fu dun- 
« que , egli dice, la suddetta fonte tutta fini- 
« ta di marmo dal Tribolo e ridotta a quella 
«< estrema perfezione che si può in opera di 
« questa sorte desiderar la migliore, onde 
« credo che si possa dir con verità che ella 
« sia la più bella fonte, la più ricca, pro- 
« porzionata e vaga che sia stata fatta mai ; 
« perciocché nelle figure, nei vasi, nella taz- 
« za ed in somma per tutto si vede usata di- 
« ligenza ed industria straordinaria». Un al- 
tro pezzo interessantissimo per la storia del- 
le belle arti , di cui fa maraviglia che il Va- 
sari ne il Baldinucci abbiano fatta alcuna 
menzione, si è la bella tavola d'Andrea del 
Sarto rappresentante la Sacra Famiglia che 
trovasi nell'Oratorio attenente alla Villa di 
cui si ragiona, né già è questo il solo pre- 
gevole monumento di cui vadano fregiate le 
mura della Petraja . Si ammirano a giusta 
ragione nelle logge di essa i preziosi dipinti 

mantenuto a spese del Granduca; e she tutte queste spe- 
se si ridussero alla somma di scudi 517.4. 10.8. Se pu- 
re non vi é errore nella somma, come sembra verisimi- 
le, non essendovi alcuna ragione onde accagionar Fer- 
dinando di soverchia economia verso i suoi ospiti, è da 
far maraviglia la sobrietà edificante di quei Mussulma- 
ni, i quali pare che si contentassero di molto poco . 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. 2l3 

del Volterrano , il quale col più scelto colo- 
rito e disegno vi espresse alcune memorabili 
azioni dei toscani Granduchi (12) . 

Dopo ciò che abbiam fin qui riferito in- 
torno alla Villa della Petraja non ci rimane 
che a far parola di una circostanza , dalla 
quale risulta che se la nominata villa in gra- 
zia dei monumenti dell'arte che vi s'ammi- 
rano può vantaggiosamente figurar nella sto- 
ria delle belle arti medesime, può vantarsi 
del pari di tenere un posto non poco pre- 
gevole ne' fasti eziandio dell' italiana Lettera- 
tura . Ciò è ben facile il dimostrare accen- 
nando soltanto avere essa servito di soggior- 
no al celebre ^Scipione Ammirato , il quale 
protetto e generosamente provveduto prima 
da Cosimo indi da Ferdinando suo figlio, 
negli ozj ameni di quella villa, di cui con 
regia liberalità conceduto li venne il libero 
uso, scrisse le sue tanto applaudite Storie 
Fiorentine (i3). 

Passando ora a parlare della R. Villa di 
Castello poco distante da quella di cui ab- 
biam fin' ora ragionato, osserveremo in pri- 
mo luogo essere stata essa di dominio de'Me- 
dici anche prima che questa famiglia salisse 

(12) Moren. Coni, di Tir. 

(i3) Anche Benedetto Varchi altro celebre storico Fio- 
rentino compose la sua Storia in una ptcciola villetta 
poco distante dalla Petraja e da Castello, denominata la 
Topaia appartenente essa pure in quei tempo alla Casa 
Medici. 



2l4 PALAZZI 

ai trono della Toscana. Sappiamo in fatti 
dal Varchi che in questa villa risedeva Co- 
simo de' Medici, che fa poi Cosimo L fino 
dall'anno i52y, vale a dire 4 avanti il pri- 
mo inalzamento di quella famiglia al Prin- 
cipato , che seguì nella persona dei Duca 
Alessandro immediato antecessore di Cosi- 
mo, Tanno i5?>2. Non era essa per altro in 
quel tempo della grandezza presente, essen- 
do fuori di dubbio che il prelodato Cosimo 
pervenuto alla sovranità ne accrebbe l'e- 
stensione della parte di levante, servendosi 
in ciò del disegno e direzione dei Tribolo 
già più volte rammentato. Volle altresì che 
ne venisse arricchito il primo loggiato, che 
incontrasi entrando a mano sinistra, con 
pitture del famoso Jacopo Da Pontormo e 
di altri valenti pennelli di que' tempi, quali 
pitture con indicibil rammarico degli ama- 
tori delle belle arti sono tutte oggi giorno 
miseramente perjte. Ciò che ancor di pre- 
sente si ammira come un bell'annesso di 
questa Villa è il vasto e delizioso giardino 
notabilmente abbellito ed ampliato dal Gran- 
duca Pietro Leopoldo . La prima gran fonta- 
na a 8 facce che ivi s'incontra e che passa 
meritamente per una delle più belle d'Italia 
è tutta quanta di disegno e lavoro del Tri- 
bolo , ad eccezione tuttavia dell' Ercole di 
marmo che serra e soffoga tra le sue brac- 
cia Anteo Gigante , dalla bocca del quale 
sgorga una gran copia d' acqua , e che è 
opera di B arto lommeo A nitnannati* Da que- 



DI CAFAGGIOLO, PRATOONO , EC. 2lS 

sta fontana si fa passaggio ad una magnifica 
grotta , ove si ammirano tre grandi pile sca- 
vate ed intagliate di un solo pezzo, una nel- 
la testata che è di Mistio di Seravezza e le 
altre due per fianco parimente di marmo, 
sopra le quali sono scolpiti al naturale, tra 
gli altri diversi animali quadrupedi, un E- 
lefante, un Alce, un Unicorno ed una Gi- 
raffa. È adombrata la grotta da un ameno 
salvatico di cipressi, lecci ed allori piantati 
con bell'ordine, ed al di sopra di esse ve- 
desi un gran vivajo , nel mezzo del quale 
sorge un' isoletta che sostiene una statua di 
bronzo che in figura di un vecchio tutto 
tremante rappresenta il Monte Appennino, 
lavoro dell ''Ammarinato ? ma tutto peraltro 
disegno del Tribolo. Moltissimi altri orna- 
menti e scherzi d'acqua erano stati ideati 
da questo abilissimo artista per render più 
ameno e magnifico questo giardino, i quali 
poi non ebbero effetto per qualcuna forse di 
quelle mille cagioni che congiurano sempre 
contro l'esecuzione dei più bei disegni . 
Sembra certamente che ciò derivar non po- 
tesse da mancanza di acque , giacché si sa 
che da Val di Marina ; da Quinto e da Co- 
lonnata ne venivano in tanta quantità a far 
capo in questo luogo, che da ciò appunto 
credesi aver lui il nome di Castello, che la- 
tinamente denota talvolta n ricettacolo e 
conserva d'acque, donde poi in vane parti 
si distribuiscono (i/j.) • 
(i i) Di questa opinione è precisamente il Ch. Sig. A- 



2l6 PALAZZI 

Dopo aver dato una rapida occhiata a 
questa Imperiai Villa , per ciò che riguar- 
da il suo materiale passeremo ad osser- 
vare per quali avvenimenti fa essa non i- 
gnobil comparsa negli annali della Toscana; 
ed il primo che ci presenta è la morte ivi 
accaduta il dì 12 decembre i543 di Maria 
Saziati madre del Granduca Cosimo I. per 
effetto di una emoragìa, da cui era trava- 
gliata da quasi 3 anni . Donna ella era di ra- 
re qualità, tra le quali spiccava eminente- 
mente la sua carità verso i poveri ed una 
tenerezza senza pari pel suo figlio, il quale 
vien tacciato su tal proposito di non troppa 
gratitudine, pretendendosi che a gran fatica 
ei si potesse distaccar dalla caccia per an- 
dar a visitar la Madre mentre era già mori- 
bonda. 

Dopo che questo Principe, ormai già 
molto avanzato in età e divenuto vedovo 
della prima moglie Donna Eleonora di To- 
ledo , si determinino di passare in segreto 
alle seconde nozze con Cammilla Martelli , 
di cui erasi all'eccesso invaghito, ebbe qua- 
si costantemente la Villa di Castello per suo 
ordinario soggiorno. Passava ivi in una dol- 

DO 

ce tranquillità i suoi giorni in compagnia 
della giovane Sposa scevro quasi affatto del- 
le cure del Governo, di cui affidato avea 

bate Moreni, da noi pia volte citato, nelle sue erudite 
ed interessanti Notizie Storiche dei Contorni di Firen- 
ze, alle quali p')trà ricorrere chiunque desiderasse più 
minute particolarità, specialmente circa il materiale del- 
le RR. Ville suburbane. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. 21J 

molta parte al Principe Francesco suo primo* 
genito; allorché la nuora di lui, Giovanna 
d'Austria, moglie di questo Principe , mal 
soffrendo un tal matrimonio del Suocero 
contrario non meno agl'interessi della fami- 
glia, che disdicevole alla grandezza Austria- 
ca , non ebbe riguardo d'inviargli una let- 
tera che T Imperatore suo fratello aveva a 
lei scritta , nella quale acremente condan- 
navasi la condotta di Cosimo . Irritato que- 
sti all'estremo di un tal procedere replicò 
dall' istessa Villa di Castello all'Arciduches- 
sa il dì i6giugno 1570 in questi termini 

« Quanto alla parte d'aver preso moglie , 
« S. M. dice che non ero forse in cervello; 
« a questo io dico che quando bisognerà 
« mostrerò che sono in cervello ..... Mi si 
« poteva dire che ero fuori di cervello quan- 
ta do rinunziai il Governo al Principe con 
«settecento mila ducati d'entrata; lo fe- 
« ci volentieri , e son d'animo di mantener- 
ti lo, se ben tutto è mio beneplacito , perchè 
« avevo a fare con uomini; ma il matrimonio 
« che ho a fare con Dio non si può già dir 
« così. Non sono il primo Principe che à 
« preso una sua vassalla , né sarò manco 
« l'ultimo ; è Gentildonna ed è mia Moglie, 
« e ha da essere; non cerco brighe, ma non 
« ne fuggo, se me ne sarà darà date in casa 
« mia; perchè sono risoluto quando fo una 
« cosa , e penso a quel che ne può nascere e 
« confido in Dio, e nelle mie mani anco- 
« ra . . . . . 



2l8 PALAZZI 

Dalla data soprareferita di questa lettera 
di Cosimo L fino all'epoca delle nozze di Co- 
simo IL suo nipote, vale a dire per lo spazio 
di circa 38 anni non vien rammentata la 
Villa di Castello per alcun notabile avveni- 
mento nelle memorie che eie venuto fatto di 
riscontrare. Quanto alle mentovate nozze, 
delle quali si è avuto motivo di parlare un 
poco più diffusamente nella .Storia del Pa- 
lazzo de' Pitti, è qui da referirsi che prima 
di eseguire il suo solenne ingresso in Firen- 
ze che ebbe luogo il dì 18 ottobre i6o8(i5), 
l'Arciduchessa Maria Maddalena d'Austria 
Sposa del nominato Cosimo allora Principe 
ereditario di Toscana, essendo stata da que- 
sti ricevuta a Ronta, terra situata presso i 
confini del Granducato, fu dal medesimo 
condotta alla Villa di Castello , ove si trat- 
tenne per alquanti giorni festeggiata ed ac- 
carezzata con ogni dimostrazione d'affetto, 
non tanto dal Principe Sposo , quanto anco- 
ra dal Granduca Ferdinando Socero di lei^ 
e, ciò che potrà forse parer più notabile, 
dalla sua So cera Cristina di Lorena . 

Ma a chi sono ignote le virtù rare ed il 
grand' animo di quest'ottima Principessa? 
11 nome di Cristina dì Lorena che risveglia 
l'idea di una delle più illustri Granduchesse 
di Toscana è celebre nei fasti eziandio della 
Villa, di cui or ragioniamo > non solo per- 
chè quivi ella trovossi nella fausta occorren- 

(i5) Vedi Notizie lstoriche del Palazzo de* Pitti. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, EC. 2Ip 

za qui sopra notala , ma altresì per aver 
terminata nella villa medesima la sua mor- 
tale carriera. La grave età sua di anni y5 ed 
i molti mali di corpo e di spirito da lei sof- 
ferti ridotta l'aveano in uno stato di salute 
molto infelice e precario . Onde appressan- 
dosi il verno, erasene andata a Castello per 
respirarvi un'aria più mite che quella di 
Firenze; allorquando sorpresa ivi da una 
resipola nella testa dopo due giorni cessò 
di vivere il dì 20 decembre i636, compian- 
ta sinceramente dalla propria famiglia non 
meno che da tutti i popoli del Granducato, 
che bene a ragione la consideravano come 
loro Madre tenera ed affettuosa. L' ultimo 
fatto di qualche importanza che appartenga 
alla storia della R. Villa di Castello trovasi 
appartener parimente alla storia necrologica 
della Casa Medici , ed è questo la morte ivi 
accaduta il 2,3 gennajo i6S3 del Cardinale 
Giovan Carlo fratello del Granduca Ferdi- 
nando IL e nipote della sopralodata Gran- 
duchessa Cristina. Erasi dato questo Prin- 
cipe nella prima sua gioventù alla professio- 
ne delle armi, militando al servizio del Re 
di Spagna, il quale lo nominò Generale del 
Mediterraneo , grado ch'ei ritenne finché 
malcontento di quella Corte si disgustò e- 
ziandio dello stato militare, da cui intiera- 
mente si ritrasse; ed avendo quindi abbrac- 
ciato lo stato Ecclesiastico , Tanno i644 fu. 
promosso al Cardinalato. Quantunque fra- 
tello di Ferdinando IL e del Cardinale Leo- 



210 PALAZZI 

poldo de'Medici, entrambi, e specialmente 
l'ultimo, celeberrimi per loro amor per le 
scienze e per la generosa lor propensione 
ad animarle e proteggerle in ogni guisa, non 
sembra che il Cardinal Giovati Carlo parte- 
cipasse gran fatto delle disposizioni de' due 
fratelli, l'uno maggiore, l'altro minore di 
esso, né troviamo il nome di lui alla testa 
di altra Istituzione Accademica, fuori di 
quella detta de §Y Immobili (16). Ha egli per 
altro un diritto segnalatissimo ed incontro- 
vertibile alla riconoscenza degli amatori del- 
V Opera in musica, i quali debbono a lui la 
costruzione del Teatro della Pergola (17). 

C AR EGGI 

Dopo aver qui parlato simultaneamente, 
e come in appendice al nostro istorico lavo- 
ro dei principali Palazzi Imperiali e Reali, 

(16) L'Accademia degl' immobili altro non era nel suo 
principio che una conversazione di Gentiluomini fioren- 
tini, che riunendosi in case particolari occupavasi in 
esercizi Cavallereschi, tra i quali, oltre il Ballo e gli 
altri divertimenti Ginnastici, avea luogo la Musica e 
l'arte di recitare in Teatro. 

(17) I proprietari di questo Teatro chiamansi anche 
°&§* giorno accademici Immobili . Il Cardinal Giovan 
Carlo de* Medici era lor protettore nel i65i ; allorquan- 
do avendo egli preso a livello perpetuo dall'arte della 
lana un tiratojo, «quattro casette, un orto e qualche al- 
tro pezzetto di tei reno in via della Pergola per canone 
annuo di scudi 45, fece ivi edificare in nome di detti Ac- 
cademici iì teatro che conserva tuttora il nome della 
strada ove fu fabbricato, oltre a quello de* suoi Padroni-, 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, EC. 2,2.1 

delle Ville di Cafaggiolo, Pratolino, Peiraja 
e Castello situate tutte a non molta distanza 
da Firenze sulla sponda destra dell'Arno, 
tutte di attuale pertinenza della Reale Coro- 
na, e tutte piti o meno ridondanti di belle 
reminiscenze, ragion vorrebbe che conside- 
rassimo come affatto ultimata la nostra isto- 
ria dei RPv. Palazzi di Toscana (18). Se non 
che noi non sappiamo resistere alla dolce 
violenza che ci fa la Villa di Careggi , invi- 
tandoci a non lasciarla del tutto obliata e 
negletta, quantunque distaccata di lunga 
mano dal patrimonio della Corona di To- 
scana, di cui formava per avventura la gem- 
ma più bella , si tenga oggi come degradata 
e avvilita tra le mani di un semplice parti- 
colare. Accenneremo pertanto rapidamente 
i fatti più importanti di questa celebre Vil- 
la , e primieramente osserveremo che tale 
quale essa è oggidì fu edificata dal famoso 
Cosimo Padre della Patria sul disegno del 
valente Architetto Michelozzo Michelozzi , 
non già di pianta, come asserisce il Ch. Sig. 
Abate Moreni nelle sue Notizie Storiche dei 

(18) Sembra ciò non ostante che l'opera rimanga tut- 
tavia incompleta, poiché nulla si è detto intorno ai RR 
Palazzi di Siena, di Livorno e dell' Ambrogiana . Ma è 
certo che si penserà altrimenti quando si sappia che nulla 
ha di particolare la storia di tali Palazzi ,. fuori che l'al- 
bergo dato da essi a qualche personaggio distinto, il nome 
di cui con tutto quel più che è sembrato dover riferirsi a 
riguardo suo, trovasi per altro nelle notizie degli altri Pa- 
lazzi, la Storia de' quali ha somministrato altronde mag- 
gior materia, onde soddisfare alla curiosità de' Lettori. 



222 PALAZZO 

contorni di Firenze ; imperciocché dalle me- 
morie a noi somministrate dall' Archivio 
della Real Corona apparisce che la nomina- 
ta Villa nella divisione seguita Tanno 3457 
tra Francesco jdi Lorenzo de' Medici e Cosi- 
mo suddetto, toccò a quest'ultimo, e fu al- 
lora che egli si determinò ad ampliarla ed 
abbellirla , valendosi dell' opera del men- 
tovato Architetto. Divenne essa sotto gli au- 
spicj di Cosimo, e vie maggiormente ancora 
sotto quelli del nipote di lui Lorenzo il Ma- 
gnifico, come il santuario delle Scienze e 
dell'amena letteratura . Ivi rinacque la Pla- 
tonica filosofia; Marsilio Ficino, Pico della 
Mirandola, Angelo Poliziano y i nomi dei 
quali vagliono essi soli per un grande elo- 
gio , conversavano insieme famigliarmente 
disputando delle piti sublimi dottrine con 
gl'illustri e dotti lor Mecenati, e con molti 
altri pellegrini ingegni di quella età; ivi con 
cerimonie sontuose e solenni celebravasi 
ogni di 17 novembre Y anniversario della 
nascita di Platone nella guisa stessa che già 
in Atene anticamente praticatasi; ivi il dì 
1 agosto 1464 finì i su oi giorni il più volte 
lodato Cosimo, a cui la posterità ha confer- 
mato il nome glorioso di Padre della Pa- 
tria y conferitogli già dalla riconoscenza dei 
contemporanei; ivi pure nel i499 morì 
Marsilio Ficino lume chiarissimo della Pla- 
tonica filosofia e delle umane lettere; ivi fi- 
nalmente tra le braccia del Poliziano e di 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, EC. 22*3 

Pico della Mirandola } tra le lacrime di tan- 
ti suoi famigliari ed amici, in mezzo al sin- 

I cero rammarico dei suoi concittadini, a cui 
dovea risponder in breve quello di tutta 
Italia ed Europa, terminò la sua luminosa 
ma troppo breve carriera nel 149 2 il P*ù 
grand' uomo dell'età sua, Lorenzo il Magni- 
fico , contando appena 43 anni. La Villa di 

t Careggi servita in certa guisa di feretro, 
conforme vedemmo, ad un Cosimo Pater 
Patrice e ad un Lorenzo il Magnifico, que- 
sta villa che può considerarsi all'opposto co- 
me la culla d'un Leon X,, e per questa ra- 
gione non meno, che per le conversazioni e 
per la disputa dei mentovati sommi uomini 
era venerata quasi un tempio sacro a Mi- 
nerva e alle Muse, cominciò poscia, secon- 
do la sorte delle umane cose , ad esser ne- 
gletta, finché nel 1780 divenne, e tale è pur 
tuttavia , una casa di campagna di un priva- 
to cittadin di Firenze . 

INDICE 

Notizie Storiche riguardanti il Palazzo dei Pitti Pag. i 

Appendice alle stesse 69 

Notizie Storiche della R. Villa del Poggio Imperiale 89 

Not. Sto. riguardanti la R Villa del Poggio a Cajano 106 

Notizie Storiche del R. Palazzo di Pisa i38 

Notizie Storiche dell Imp. e RR. Ville di Cofaggiolo 

Prarolino, Petraja e Castello ec 190 

FINE 

ERRORI CORREZIONI 

Pag. 68. v. 14. 16 settembre 17. 

69. v. 20. nel . . . . ' nella 



Il Romanziere inglese ossia Scelta di 
componimenti patetici tratti da quella lin- 
gua : coir epigrafe 

Sunt lacrima: rerum pi mentem raortalia tangunt. t^fa* 

Opera dedicata a S. E. il Sig. Enrico Conte 
di Bellegarde Feld- Maresciallo e Luogo- 
tenente del Viceré nel Pregno Lombardo- 
Veneto. Milano, i8i5. Prezzo lir. i. 5o. 

II sig. conte Bartolomeo Beninecsa , Doto alla let- 
teraria repubblica per le molte sue produzioni si 
frell' italiana che nell* inglese e nella francese fa* 
velia , volle trasportar nel nostro clima questi fiori 
d'indole alquanto settentrionale , né poteva sì sca- 
brosa impresa a più industre cultore venire affidala. 
Egli si attenne specialmente a ciò che 1' anfica in- v 
glese poesia offeriva di più attraente; né le spine 
delle disusate espressioni , che assai ardua ne ren- 
dono 1' intelligecza , furono tastanti a rattenexlo. 

La cura che 1" egregio traduttore si è presa di 
rendere tutte queste composizioni non meno ele- 
ganti e gradevoli a leggersi in volgare di quel che 
in inglese lo siano , felicissimamente gli è riuscita , 
per guisa che chiunque sia vago di pellegrine ira- 
mogincse bellezze , diffìcilmente può rinvenire una 
lettura che più ii suo genio contenti. 

Prose Cristiane di celebri Italiani antichi e 
moderni. Padova, B et toni , i8i5. E uscito 
il tomo primo di 18 fogli di stampa. La 
forma è in 8.° } e V edizione molto bella. 
Prezzo di questo volume lir. 3. 5o. 

Questo primo volume contiene le sei prime Pre- 
diche del Quaresimale del Segneri , non che un 
Elogio dello stesso , scritto con eleganza dal signor 
professore Antonio Meneghelli. Evvi pure un inta- 
glio in rame che rappresenta ii Segneri. 



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